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Tractatus logicus-queerophobicus

Abstract

Dieci domande da Arcigay Catania sul tema del queer e del pensiero postmoderno in relazione al movimento lgbt italiano

Tutto il resto è arrivato assieme al diffondersi del nuovo (all'epoca) pen- siero “queer”, che ha fra i suoi scopi l'eliminazione del concetto stesso di Tractatus logicus-queerophobicus. “omosessuale”, che secondo questa ideologia sarebbe superato. Dieci domande a Giovanni Dall'Orto a cura di Arcigay Catania. [Arcigay Catania] Giovanni, tu sei uno storico e militante gay, e que- st'anno hai organizzato e condotto i dibattiti culturali del Catania Pride 2017. Poiché riteniamo che la cultura sia uno strumento fondamentale per la politica, nonché un indispensabile elemento per definire l'ambito en- tro cui agire e formulare le nostre rivendicazioni, ti chiediamo il tuo pensiero su questi argomenti: 1. Da diverso tempo sono andati aumentando le sigle che seguo- no e identificano gli appartenenti alle diverse associazioni. Al ri- guardo, esiste un excursus storico di queste sigle che ne faccia capire le ragioni, magari legate a un determinato contesto stori- co? Si è partiti nel 1969 da “movimento gay” e “movimento lesbico” come ter- mini distinti, visto che le associazioni all'epoca non erano tanto miste quanto lo sono diventate poi. Successivamente, quando s'è iniziato ad occuparsi Il concetto di “omosessuale” sarebbe infatti una costruzione medica del- delle leggi che riguardano sia maschi che femmine, come per esempio quel- l'Ottocento imposta come atto di “biopolitica” a esseri umani che, di loro, sa- le sul matrimonio o contro l'omofobia, i due movimenti hanno agito sempre rebbero semplicemente “sessuati”, senza orientamenti o preferenze, dato più assieme, quindi è diventato via via più comune parlare di un unico “movi- che “la sessualità è fluida”, e non può essere “inscatolata” in una definizione mento lesbico & gay” (prima le signore vere, of course). o in un “orientamento”. A questo punto le persone bisessuali hanno fatto notare che loro non era- Per gran parte del pensiero queer infatti non esistono orientamenti (nep- no né gay né lesbiche, pertanto non si riconoscevano nella definizione, quin- pure la bisessualità, a questo punto) esistono pratiche. Non esistono “i gay”, di s'è iniziato a parlare di “movimento lesbico, gay e bisessuale”. esistono “uomini che fanno sesso con altri uomini”, che non possono e so- Infine, all'avvicinarsi del Duemila, il mondo lgb ha scoperto l'esistenza di prattutto non devono essere etichettati in base a ciò che “sono”, bensì al persone transessuali che non erano omosessuali, un fenomeno piuttosto massimo (se proprio è necessario farlo, per esempio nel caso della preven- nuovo per la nostra realtà. Con l'arrivo delle persone trans eterosessuali è zione contro l'Hiv) per ciò che “fanno”. perciò diventato opportuno sottolineare la specificità trans, che si basa non su un orientamento sessuale bensì su un'identità di genere. E qui siamo Una volta arrivati a questo punto, nulla osta a che si aggiunga alla sigla arrivati all'lgbt, ossia alla parte diciamo “sensata” della sigla. 1 chiunque abbia comportamenti – e non orientamenti – “non conformi alla norma etero-patriarcale”, come per esempio quelli sadomaso. Infatti se quel che conta non è un inesistente “orientamento” bensì il 1 comportamento queer (e nella misura in cui non esistono due queer capaci Sul tema si veda, di Massimo Prearo, La naissance de la formule «LGBT» en Fran- di concordare su cosa voglia dire queer, allora queer può essere qualsiasi ce et en Italie: une analyse comparative des discours de mobilisation, “Cultures & cosa), può essere queer anche una persona eterosessuale che ha pratiche conflits”, n° 97, printemps 2015, p. 77-95, secondo cui l'adozione generalizzata della sigla LGBT è avvenuta in occasione del World Pride del 2000. 1 “non conformi”. E infatti, coerentemente a questa ideologia, alcuni gruppi 2. Secondo te, di cosa è sintomo ed emblema, in particolare, il queer hanno aggiunto pure la “e” alla sigla: "lgbtqiaef”. proliferare di queste sigle? Be', della diffusione sempre più ampia dell'identitarianesmo, inteso nel senso che la parola ha negli Usa (identity politics), non in quello che ha in Italia. Da noi infatti gli “identitari” sono di destra e sono per le identità forti, che devono essere poche, rigide e onnicomprensive, mentre invece in Ame- rica, dove è nata la manfrina, l'identitarianesimo va di moda a sinistra, ed è favorevole all'esatto opposto, ossia all'implosione delle identità “forti” e alla proliferazione del massimo numero possibile di identità deboli. Questo perché ragiona ideologicamente in termini di soli individui. La so- cietà è il Male, e ciò che è sociale è cattivo, il socialismo poi è il Male Assolu- to. Li riempie di orrore l'idea che io possa ri/conoscermi in un altro, rispec- chiarmi in lui o lei a un tale livello da poter formare un gruppo basato sul fat - Dopodiché, una volta diventati il “bidone della spazzatura” di qualunque to di riconoscersi in qualcosa che tutti siamo, ossia in una umanità comune, sessualità non fosse rigidamente cattolica, i queer hanno potuto tirarci den- in una “essenza” umana comune a tutti. tro di tutto: dagli intersessuali (che non hanno problematiche legate né all'o- Per loro, nessun essere umano può essere qualcosa di “condiviso” con rientamento sessuale né all'identità di genere, ma semmai una diversa strut- altri. “Ogni uomo è un'isola”. Accanto a noi scorgiamo altre isole, dunque sia- tura fisica dei caratteri sessuali), i queer ovviamente, i questioning (quelli mo un arcipelago d'isole, tutte però separate da un mare. che non hanno ancora capito cosa sono...), i pansessuali, fino alla lettera più Possiamo condividere solo “pratiche”, ossia ciò che facciamo e che su- divertente di tutte, la “a” di asessuali, che sono le persone che non provano biamo, ossia l'oppressione impostaci da un misterioso mostro senza faccia, interesse per i rapporti sessuali, con chicchessia. senza nome, senza attori e senza responsabili: la Società. “L'enfer, c'est les (Una scelta delle proposte più bizzarre, purtroppo non satirica, si può autres”. Ma non potremo mai ambire ad “essere” gli altri, a com/patire le loro consultare qui). sofferenze, a farle nostre per capirle. Ed è qui che si svela l'inganno. Chiedere che un movimento di liberazio- Le prime generazioni di militanti gay, fra cui la mia, volevano invece ri/co- ne sessuale si faccia carico delle richieste di coloro che non provano alcun noscere l'esperienza altrui nella propria e viceversa (si pensi solo ai gruppi interesse per la liberazione sessuale, è come chiedere a un circolo enologi- d'autocoscienza), e soprattutto volevano liberare la società, pensando che co di ammettere i Fratelli Mussulmani fra i soci. Qui lo scopo non è chiara- non si possa essere liberi se non nella società, in quanto noi tutti siamo “ani- mente allargare i diritti delle persone asessuali, che possiedono già il diritto a mali sociali”. non fare sesso (anzi, in una società sessuofobica come la nostra, l'astensio- Ora invece è l'esatto inverso: l'individualista anarco-capitalista ritiene as- ne dal sesso è “santa”), qui si vuole svuotare di senso il movimento lgbt. surdo cambiare la società, che tanto può essere strutturata in un unico Cosa che peraltro i queer ammettono con la massima serenità: il movi- modo: quello dell'economica capitalistica neoliberista. Il capitalismo non è in- mento gay è superato, è arrivato il loro momento, loro sono il futuro, occorre fatti un progetto politico fra tanti, bensì il solo modo naturale e logico in cui sbarazzarsi dei dinosauri (Arci)gay e delle dinosaure (Arci)lesbiche o di quel- può strutturarsi una società umana libera e democratica. Avere finalmente li come me... capito questo “fatto”, questa “Verità”, comporta la fine della ricerca plurimille- La domanda da porsi qui è per quale motivo gli Arcigay e le Arcilesbiche naria della Verità, comporta la “fine della storia” di cui delirava Francis Fu- si ostinino a voler fare strada comune con chi apertamente, onestamente, kuyama. senza nessuna ipocrisia, ha dichiarato di volerli fare estinguere. Non riesco a Dunque l'obiettivo dell'identitarianesimo è liberarci non nella società, capire se sia stupidità o masochismo. bensì dalla società. Ehi tu, non osare pensare che io possa essere uguale a Probabilmente, trattandosi di movimento lgbt italiano, sono le due cose un altro! Non osare pensare che un nome possa descrivere te e me al tempo combinate. 2 stesso! Non osare pensare che due individui possano considerarsi affini! L'uso sempre più diffuso di “lgbt+” è una chiarissima confutazione della Siamo tutti unici e incomparabili, come i fiocchi di neve! ragionevolezza del modo di agire queer. Che ha iniziato ad aggiungere lette- rine perché proclamava che non si poteva contenere tutta la diversità del mondo omosessuale in una parola sola, scoprendo troppo tardi che anche “lgbt” è comunque una parola, e quindi ha dovuto continuare ad ampliarla fino a renderla inutilizzabile nel mondo reale. Siamo così arrivati a inventare una parola che contiene tutta questa in- contenibile e ineffabile diversità in un ridicolo “eccetera”, in un risibile “+”. Pa- tetico. Quest'ideologia obbliga a un inseguimento nevrotico e mai concluso di nuove sigle, di nuove letterine, di nuove oppressioni, da aggiungere a “lgbt”. Ogni mattina un queer si sveglia sapendo che dovrà inventare una nuova letterina da aggiungere alla sigla, poi però ogni sera un queer prima di anda- re a dormire userà la sigla “lgbt+” per non dover passare il resto della notte a ricopiare tutto il risultato della passeggiata del gatto sulla tastiera. Se i queer non fossero mostruosamente ignoranti sul funzionamento del- la lingua, come sono, avrebbero saputo che lo sforzo di raggiungere l'asso- luta esaustività è vano, perché il linguaggio umano non funziona come pen- sano, o come vogliono, loro. La lingua è una mappa, che si limita a dirci in che punto è situata la cosa o il concetto di cui stiamo parlando. Una parola è un segnale, un se - gnalibro, su quella mappa. Nient'altro: una mappa non potrà mai essere il territorio, perché una mappa che ha lo stesso livello di dettaglio del territorio è il territorio stesso. 3 Ma siccome i nostri amici postmodernisti e queer sono nominalisti, nel Il che è assurdo: si pensi che se è vero che il "pigreco" è un numero im- senso medioevale della parola,2 credono per davvero che il nome della cosa preciso, d'altro canto: “sia” la cosa. Per loro, non esiste nulla al di fuori delle parole, non esiste nessun territorio (il “territorio” nasce dall'azione umana del mappare, quindi "Mi basta conoscere 39 cifre di pigreco per poter calcolare la circon- “esiste” solo la mappa del territorio, ma non il territorio stesso): Nomina nuda ferenza di un cerchio dalle dimensioni pari a quelle dell'universo os- tenemus. Le parole “creano” le cose. servabile con una precisione dell'ordine della grandezza di un ato- Ecco perché i queer credono che, all'esatto opposto di quanto è accaduto mo di idrogeno"4. nella storia, dal XIX secolo in poi non sia stata la nascente minoranza omo- sessuale a provare la necessita d'inventare nuove parole non infamanti (ura- Il pigreco non sarà dunque “assolutamente” preciso, però ai fini pratici nista, omosessuale, omoerotico, omofilo, travestito, transessuale, gay, funziona benissimo. In effetti, in quanti casi serve calcolare le cifre dalla queer... tutte parole nate nel e dal mondo glbt) per reclamare i propri diritti. quarta in poi? Analogamente, a chi serve designare tutti i gruppi sessuali No, loro credono che i medici (sic), nel 1869, creando per capriccio “biopoliti- minoritari con una precisione pari a quella richiesta per misurare un atomo co” la parola “omosessuale” abbiano creato dal nulla anche ciò che la parola d'idrogeno? designa. Ecco perché i queer sparano al vento nomi come se fossero coriandoli: La cosa più buffa in tutto ciò è che le parole onnicomprensive come perché hanno il terrore che se dimenticassero un nome negherebbero il “omosessuale” non hanno mai preteso d'essere “esaustive”. Chi le ha inven- diritto a esistere a una minoranza oppressa3. tate (quasi sempre un omosessuale) lo sapeva, e sapeva che “la mappa non Purtroppo per loro la realtà storica, l'evoluzione, la società umana, funzio- è il territorio”, sapeva cioè che le parole “significano”, ossia “fanno segni”, in- nano tutte in base al principio del “pretty good enough”: ossia del “basta che dicano una direzione o una cosa, però non sono la cosa stessa. L'invento- funzioni”. Per esempio l'evoluzione, a furia di pasticciare a casaccio, ha at- re del concetto di “Terzo sesso” e della parola “uranista”, Karl Heinrich Ulri- taccato il nervo ottico della razza umana proprio nel mezzo del campo visivo, chs, aveva coniato una dozzina di parole per catalogare maschi omosessuali creando un “punto cieco”. Demenziale. Però non importa, “basta che funzio- effeminati, maschi omosessuali virili, lesbiche mascoline, lesbiche femminili, ni”: il nostro occhio fa continui micro-movimenti e il cervello interpola i dati eterosessuali, bisessuali... Urningo, dioningo, urningina, dioningina, urningo- del punto mancante. È un metodo cretino, che nessun “design intelligente” dioningo... eccetera. avrebbe mai progettato, però funziona, quindi noi vediamo benissimo senza Il risultato di questo suo pedantesco sforzo entomologico? Il caos. Al neppure accorgerci che il “punto cieco” esiste. punto che la più semplice parola “omosessuale” (ovviamente inventata da un militante omosessuale, non da un medico) ha spazzato via la sua nomencla- In base allo stesso principio funziona anche la lingua, con tutte le sue de- tura “precisa, troppo precisa”, semplicemente perché era “pretty good enou- menziali eccezioni. Solo il fanatismo, nella sua ricerca totalitaria di Asso- gh”, perché permetteva una significazione efficace con lo sforzo minimo di luto, esige risultati assoluti, verità “assolutamente” (e non “relativamen- quattro prefissi e un suffisso: omo- etero- bi- trans- / sessuale. A chi mai sa- te”) vere, parole “assolutamente” (e non “relativamente”) precise. rebbe servita, a parte ai queer, una precisione di tassonomia sessuale pari a quella della quarantesima cifra del pigreco? 2 Fondamentale al proposito resta la messa a punto di John Boswell: “Rivoluzioni, La comunicazione umana non ha insomma bisogno della precisione as- universali e categorie sessuali". In: Robert e Peggy Boyers (a cura di), Omosessuali- soluta, anzi al contrario: l'eccesso prolisso di dettagli e “distinguo” la ostaco - tà, Feltrinelli, Milano 1984, pp. 59-86. 3 la. Le basta che la precisione sia pretty good enough per capirsi. “Bollare tutte queste strane e nuove parole come inutili e figlie di una moda che pre- sto avrà fatto il suo corso significa delegittimare e cancellare esperienze che, per Perciò, se io consegno il mio zaino al guardaroba entrando in una disco- quanto lontane dalle vostre, non hanno meno dignità. Il fatto che ci costi un certo teca, mi viene dato uno scontrino, che identifica, che “significa”, tutto lo zaino ammontare di fatica imparare nuove parole e familiarizzare con i concetti che si por- in modo sufficiente (pretty good enough) per capirci quando all'uscita lo ri- tano appresso non autorizza nessun* di noi a ridicolizzarle. Dietro quelle parole ci vorrò indietro. Lo scontrino non è il mio zainetto, e non ne contiene l'essenza sono persone: non dimentichiamolo mai”. Bailee, La guerra delle etichette, 28 ottobre 4 2017. Marcus du Sautoy, Ciò che non possiamo sapere, Rizzoli, Milano 2016, p. 106. 4 nel modo in cui un brodo contiene la sostanza di un pezzo di carne; lo scon- ti. E possiamo accettare che da un momento all'altro dalla rosa dei dieci trino semplicemente “significa” lo zaino, ossia è un segno che lo identifica in esca una condizione e ne entri un'altra, perché la lingua è dialettica e in co- modo univoco tra cento altri. stante evoluzione. È così che funziona il linguaggio: per convenzione, arbitrariamente. Una Ad esempio, la definizione di “omosessuale” data in origine nell'Ottocen- volta che io e te siamo d'accordo sul fatto che quello scontrino “rappresenta” to, “anima femminile intrappolata in un corpo maschile”, oggi è totalmente il mio zainetto, allora quello scontrino “è” lo “zainetto di Giovanni Dall'Orto”. inapplicabile ai gay, mentre la sento usare dalle persone trans. Eppure noi Sono pertanto le cose e le idee nuove che creano in noi il bisogno delle storici parliamo senza nessun problema di “omosessuali” del XIX secolo: ci è parole nuove per discuterne fra noi, e non l'inverso. Fu la nascita di una mi- sufficiente sapere che in quel secolo “omosessuale” significa anche “trans”. noranza omosessuale autocosciente nel XVII secolo a creare il bisogno Lo possiamo fare perché teniamo conto del con/testo, sappiamo e tenia- di usare parole nuove, e non l'inverso.5 mo conto dialetticamente del fatto che prima del 1949 non si distinguevano gay da trans, quasi fossero “grado forte” e “grado debole” di un unico feno - Il linguaggio è convenzione arbitraria, e funziona nella misura in cui i par- meno. lanti hanno idee non necessariamente coincidenti ma almeno compatibili su In alternativa al fare un uso dialettico della lingua si possono passare cosa indichino tali convenzioni. Il pensiero queer, che è ormai a tutti gli effetti decenni a rompere il ca**o sul fatto che una parola sola non può contenere un culto ateo, ha invece una concezione delle parole non come di segnalibri tutt*... e poi alla fine comprendere tutt*... in un “+”. Assoluto genio... dal valore relativo e arbitrario, ma addirittura come entità mistiche, preesi- stenti al reale, demiurgiche. 3. Recentemente abbiamo rilevato l'inserimento della "I" di inter- Questa concezione è paragonabile in tutto a quella del Logos nella re- sessuali e il fortissimo propagarsi della "Q" di queer ma si ini- ligione cattolica, o della cabala nella religione ebraica, o dell'ossessiva ricer- zia a parlare anche della "A" di asessuali. ca dei “nove miliardi di nomi di Dio” a cui Arthur Clarke ha dedicato un deli- Di che si tratta esattamente? zioso racconto. Che influenza potrebbero avere nell'indirizzo delle nostre lotte e rivendicazioni? Il Logos, ossia la Parola, ossia Dio, ordina: “Sia fatta la luce”, ed ecco che la luce appare. Ho già accennato al fatto che si tratta di un tentativo di vanificare l'esi - Il medico, che per i queer è Dio, dice: “Sia fatto l'omosessuale”, e all'im- stenza di un movimento omosessuale in quanto tale, annacquandolo con provviso appare l'omosessuale, che prima invece non esisteva. cento altri concetti che con la liberazione omosessuale non c'entrano nulla. Il queer, che crede di essere Dio, dice: “Sia fatto il genderfluid”, e il gen- Le persone intersessuali ed asessuali sono infatti in gran maggioranza etero- derfluid spunta dal suolo. sessuali. Dunque, le aggiunte di queste sigle mirano a diluire il senso stesso E così via. dell'esistenza di un movimento di liberazione omosessuale. Ribadisco che qui non siamo complottisticamente di fronte a un'oscura Facciamocene una ragione: le parole sono solo segni su una mappa. congiura di misteriose potenze del Male. Non c'è nessun Protocollo dei Savi Non ci servono migliaia di dettagli per arrivare dove desideriamo arrivare, e di Queer. I nostri simpatici amichetti queer ammettono infatti con la massima men che meno ci serve un dettaglio in scala 1:1, che lungi dal facilitarci ren- sincerità e candore che il loro obiettivo è questo; ce lo dicono in faccia che derebbe inusabile la mappa. l'omosessualità non esiste, che non deve esistere, che un movimento lesbi- Quindi possiamo benissimo dire “omosessuale” e comprendere in questo co e gay è “ghettizzante”, superato. significante dieci significati, dieci condizioni diverse senza offendere nessu- Dobbiamo aprirci al mondo, iniziare a preoccuparsi dei pescatori balbu- no, a patto che la mera convenzionalità di questo uso sia chiara e nota a tut- zienti delle Baleari e delle pinguine strabiche delle Falkand, se non vogliamo “ghettizzarci” nel nostro “limitato” movimento “omonormativo” ed “omonazio- 5 Ho dedicato diversi capitoli a mio libro Tutta un'altra storia. L'omosessualità dall'an- nalista”. tichità al secondo dopoguerra, Il saggiatore, Milano 2015, a tratteggiare i passi che In altre parole, bramano diventare un partito politico. hanno portato alla nascita in Occidente d'una realtà omosessuale autocosciente, Auguri... successivamente patologizzata – e non creata! – dalla casta medica. 5 E non credo neppure che questo sia un progetto deciso a tavolino. Credo E invece non solo costoro non hanno cambiato idea, ma grazie alla loro anzi che in questo tentativo còntino più i desideri viscerali che la progettuali- prevalenza numerica sono state/i loro a cambiare la proposta politica del tà razionale. movimento lgbt. Continuano a ripetere che definirzi è llimitarzi, che loro sono Fatta eccezione per i cinquanta accademici che si sono letti i Testi Sacri al di là delle definizioni, sono al di sopra delle definizioni, al di sotto o tutto in del culto queer, direi che al livello della “bassa truppa” la diffusione della reli- giro alle definizioni... ovunque, purché non dalle parti dell'omosessualità. gione queer non costituisca affatto un esito “colto” del pensiero gay, ma all'e- E paradossalmente hanno pure ragione: costoro non sono affatto “gay”. satto opposto la rivincita del “pensiero di pancia”, rozzamente istintivo, della Sono ricchioni, femmenelle, busoni, cupi, sono figure tradizionali di omo- lesbica e del gay “velati” di provincia (che “non vogliono” essere lesbica o sessuali che nel concetto di “gay” faticano a riconoscersi perché esso è trop- gay) contro la militanza omosessuale cosciente e orgogliosa. po moderno, per loro. Si pensi solo alla fascinazione stupefacente che su questa platea eserci- ta il concetto di “Terzo sesso”, caro ai nostri bisnonni, che sta tornando alla ribalta grazie all'ossessione queer per quelli che Magnus Hirschfeld chiama- va gli “stati sessuali intermedi”. L'esplosione d'interesse per il transgenderismo e il transessualismo ci mostra addirittura una società eteronormativa entusiasticamente a suo agio con l'idea che esista un “terzo” sesso intermedio fra i due sessi “naturali”, cosa che le evita di dover ammettere che i sessi sono sì due, ma che l'esi- stenza dell'omosessualità e della transessualità smentisce l'idea che esista- no solo due generi, solo due ruoli di genere, solo un'identità di genere, e solo un orientamento sessuale (quello di un sesso per l'altro). Purtroppo questi “queer della domenica” (anzi, del venerdì e sabato sera), strillando: “Le etichette sono limitanti!”, non si rendono conto di pastic- ciare pure loro col linguaggio senza capirne il funzionamento. Se io voglio etichettare un barattolo che contiene il sale in mezzo a dieci Grazie a loro ormai non è neppure più possibile parlare di “orgoglio lesbi- barattoli tutti uguali, ho due opzioni. Una è quella di dare un'etichetta col co e gay”. Ormai c'è il pride-e-basta, o c'è lo "human pride": guai a parlare di nome del contenuto ad ogni barattolo, e il sale starà dentro al barattolo su un “pride lesbico, gay e trans”.6 Potrebbe mettere a disagio i nostri ami- cui ho scritto “sale”, ed il gay in quello su cui ho scritto “gay”. chetti “g0y”, che “non si sentono” né lesbiche né gay né trans. Straordinario: L'altra è quella di etichettare tutti i barattoli, meno uno. E mettere il sale, o un secolo di lotte omosessuali per passare da “L'amore che non osa dire il il gay, nel barattolo senza etichetta. Il barattolo senza etichetta spiccherà a suo nome”, a: “L'orgoglio che si vergogna a dire il suo nome”... Mah! questo punto fra tutti proprio per l'assenza di etichetta. E quindi il gay sarà la persona che, nella nostra società, rifiuta isterica- Eppure, a ben guardare, noi militanti lgbt siamo solo vittime del nostro mente di lasciarsi etichettare. Infatti le persone eterosessuali non solo non successo. Abbiamo esumato dal loro sedimento i fossili di decine di migliaia hanno nessuna vergogna a farsi etichettare per ciò che sono, ma anzi sono di omosessuali che “non vogliono definirzi, perché definirzi è llimitarzi”, giustamente orgogliose d'essere se stesse. aspettandoci ingenuamente che cambiassero idea secondo la proposta poli- Perché non dovrebbero? Dopo tutto “eterosessuale” non è un insulto (è tica del movimento lgbt. solo l'indicazione di un modo di essere): è solo “omosessuale”, ad esserlo. Per questa ragione il movimento lgbt un tempo si batteva affinché il concetto di “omosessuale” smettesse di essere un insulto. 6 Askanews, Arcigay Milano: "Pride" non è manifestazione gay ma di civiltà, “Affarita- liani”, 25 giugno 2015. Cfr. il mio commento: Il Pride che non osa dire il suo nome, “Pride”, luglio 2015. 6 Del resto, quando ero giovane io tutti i gay giovani erano “bisécs”: la bi- Ebbene, la mia generazione questa battaglia l'ha persa. Troppi giovani sessualità era il “foglio rosa” dell'omosessualità. Poi le ed i bisécs sono cre- gay continuano a vergognarsi come ladri. Il coming out, in Italia, lo fa una sciuti e in nove casi su dieci sono diventate/i lesbiche e gay. Oggi invece persona su dieci. molti giovani sono “fluidi”. Vediamo se crescendo si solidificheranno, o se È talmente raro parlarne, che i nostri giornalisti non riescono neppure a sono destinat* a evaporare. capire la differenza tra coming out ed outing, e continuano a confonderli, se- gno che per loro sono ancora concetti esotici e mai discussi con nessuno. Quanto alle conseguenze che potrebbe avere la vittoria delle velate, be', Di conseguenza, le giovani generazioni sono grate al queer perché offre l'identità omosessuale è l'attaccapanni che serve ad appendere le rivendica- loro una scappatoia alla moda e prestigiosa, per evitare di pronunciare le zioni del movimento lgbt. tre parole “io-sono-omosessuale”. Perché dire “io sono queer” è un modo Se la elimini, non esiste più oggetto per tali rivendicazioni. Non puoi an- per dire “io non sono omosessuale, sono altro”. Tant'è che si sente spesso dare avanti come adesso, chiedendo da un lato una legge contro la violenza la frase “Io non sono gay, bensì queer”. Una cosa esclude l'altra. contro le persone omosessuali, e dall'altro proclamando al mondo che non esistono persone omosessuali. Da questo punto di vista, ossia quello della diffusione di massa, il queer è Se non esiste un gruppo sociale omosessuale, allora non esiste un grup- una moda di successo, anche se non so per quanto tempo, dato che i limiti po che sia titolare dei diritti sociali che stiamo rivendicando, e la nostra ri - concettuali del postmodernismo stanno diventando sempre più imbarazzanti, chiesta è solo una perdita di tempo... sia perché è ormai impossibile distinguere una satira del postmoderno dal postmoderno stesso, sia anche perché i labirinti mentali queer hanno iniziato a divorare i loro stessi sostenitori: 7 normativo e cisgender”. La già citata sparizione di qualsiasi aggettivo prima della parola “Pride” è la dimostrazione più chiara di questo modo di agire e pensare. Orgoglio di essere cosa? Be', ci vergogniamo di dirlo. Oltre a ciò, sono contrario al queer, e non da oggi, perché esso è l'incar- nazione in àmbito lgbt di quell'anarco-capitalismo che il pensiero postmoder- no ha scelto quale propria espressione politica. Un pensiero che non conce- pisce nulla che abbia valore sociale. Esiste solo l'individuo. Qualsiasi tenta- zione di “integrare” una persona in un contesto sociale, è una forma di ca - strazione. Come disse una portabandiera dell'anarco-capitalismo, Margaret Thatcher, “La società non esiste”. Il pensiero queer è ormai arrivato a esiti dichiaratamente, anzi orgoglio- samente, “anti-sociali”. Quindi qualsiasi movimento di cambio sociale che adotti questa ideologia sta firmando per il proprio suicidio. Dopodiché specifico che, più che altro per farmi capire, fino a qui ho usa - Prima o poi diverrà quindi imperativo scegliere se come movimento lgbt to la parola “queer” come se fosse un termine-ombrello (cosa che non è), vogliamo fare politica adulta, o se vogliamo continuare a divertirci giocando nonostante che in sé “queer” non voglia dire assolutamente nulla: Lorenzo ai piccoli queer nella cassetta della sabbia7. Bernini (che è una delle poche menti pensanti della realtà queer italiana), una volta ha detto pubblicamente che “queer è un significante alla ricerca di 4. In particolare, ci puoi spiegare perché il fenomeno "queer" è da un significato”. Traduco nel linguaggio della casalinga di Voghera: è una pa- te così avversato? rola priva di significato, a cui si può far dire qualsiasi cosa ci giri per la te- sta di volerle far dire. Perché è una strategia di disinnesco del movimento lesbico e gay; per- Quindi, dovendo essere più preciso, il mio bersaglio è più esattamente, ché è il trionfo della visione eterosessuale ed eteronormativa del mondo. L'e- da un bel po' d'anni, il pensiero postmoderno in tutte le sue manifestazioni terosessualità è nuovamente elevata al ruolo de “la” Norma sociale (sia pure (una delle quali è per l'appunto il queer), ossia la convinzione secondo cui il cattiva e brutta) su cui si misurano tutte le cose, perno attorno a cui ruota mondo per come lo conosciamo non è “reale”, e che la sola realtà esistente ogni definizione della sessualità. L'omosessualità non è più un perno alter- per la razza umana siano le parole. nativo, è solo l'assenza del perno. Noi gay non ci definiamo più per quel che siamo, dato che non possiamo “essere” nulla: solo la realtà eterosessuale ha una esistenza ontologica fortissima, quindi noi lgbtt*qqia ci definiamo solo per il fatto di non essere eterosessuali “normali”. Siamo il comitato delle de- viazioni, la pattumiera dell'eterosessualità. Una pattumiera, sia chiaro, che secondo i queer dev'essere fiera d'esse- re tale (dato che l'eterosessualità è un Mostro malvagio, bianco, patriarcale, colonialista e “cisgender”, che opprime il mondo). Ma pur sempre una pattu- miera, che contiene un blob impronunciabile di letterine, prive d'identità co- muni e coerenti, anzi disarticolata in miliardi di gruppuscoli identitariani, a fronte d'una controparte che invece è definita binaristicamente in modo molto netto, molto chiaro, molto forte: il cosiddetto “Potere patriarcale, eter- 7 La citazione nel box è da: Helen Pluckrose, The problem with intersectional femini- sm, “Areo”, February 15 2017, continuato in: When intersectionality silences women, “Areo”, November 7, 2017. 8 Idea assurda, che invita a credere che non dobbiamo perdere tempo a il- Ebbene, nessuno ti obbliga a costruire mostruosi castelli in aria di parolo- luderci di poter risolvere i problemi “reali”, come quelli dell'ingiustizia econo- ni incomprensibili, però se hai deciso di farlo, allora devi almeno sapere cosa mica, perché sono falsi problemi. I veri problemi gravi, a giudicare dalle scel- ca**o tu intenda dire, prima di usarli! te politiche messe in campo, saranno evidentemente i pronomi da usare par- E con questo ho già risposto in parte alla tua domanda: certo che sì, sia- lando con le persone transgender, oppure le “appropriazioni culturali” della mo di fronte a una moda, che la gente segue senza sapere perché lo stia mensa universitaria che serva il pollo all'indiana allontanandosi dalla “vera” facendo. La moda è esattamente questo: fare una cosa, usare certe parole e ricetta. certi concetti, semplicemente perché in quel momento tutti stanno facendo la Mi rendo conto del fatto che, per la ragazzina o il ragazzino di Canicattì stessa cosa, anche se non sai cosa vogliano dire. che vuole solo vivere meglio la sua omosessualità, domandarsi se la realtà Ogni generazione ha la propria moda. Per la mia era un dovere ripetere abbia una essenza ontologica oppure discursiva è pura follia: “sega mentale” che “siamo tutti bisessuali, tutti devono liberare quell'orientamento che anco- e basta. Eppure le scelte politiche propugnate dall'ultima generazione di mili- ra non coltivano” (che poi voleva dire che gli etero dovevano accettare di far tanti queer nascono proprio dalla risposta a questa domanda. Ossia: “Non sesso coi gay per “liberarsi”). Ma in realtà l'idea che l'essere umano sia “per esistono fatti, solo interpretazioni”. natura bisessuale” era solo una tesi pseudoscientifica di fine Ottocento, che la psicoanalisi ha fatto propria, ed attraverso la psicoanalisi è finita nel “freu- do-marxismo” della prima generazione di militanti lgb. Dopodiché alla prova dei fatti l'idea che “siamo tutti bisessuali” s'è rivela- ta una minchiata, come ha scoperto un'intera generazione di femministe ete- rosessuali separatiste, che negli anni Ottanta e Novanta del secolo passato ha cercato in mille modi di fare a meno dei maschi oppressori per costruire “sorellanze” sessuali con altre donne. E invece è stata ributtata a riva, nau- fraga, da un desiderio (etero)sessuale che non ammetteva eccezioni per nessuna che non fosse già di suo lesbica o bisessuale. “Grandissima for- za ha 'l piccolo fanciullo Amore”... Tutto ciò lo hanno involontariamente dimostrato sul fronte opposto anche i decenni di “terapie riparative”, che si sono concluse con un fallimento cla- moroso, fornendoci in questo modo un gigantesco esperimento scientifico sulla presunta fluidità della sessualità umana. Che invece s'è rivelata plasti- ca, sì, però al tempo stesso elastica e resiliente. Se minacciando il rogo obblighi una persona gay a sposarsi e a fare figli, magari ci riesci anche, a piegarla alle tue intimazioni. Ma non appena la tua minaccia svanisce, appe- 5. Il queer è particolarmente sentito dalle nuove generazioni. È un na il tuo prete o il mullah o il rabbino si distrae, zac!, eccola tornata al suo fattore generazionale secondo te? E se affermativo perché? desiderio istintivo... Il paradosso è che su questo argomento le “Sentinelle in piedi” e i queer Iniziamo col dire che ogni volta che mi scontro con le giovani generazioni dimostrano d'essere figli della stessa visione delle cose, sia pure in modo queer mi accorgo che novantanove volte su cento non hanno la più pallida speculare. Entrambi credono che la sessualità umana sia plasmabile. En- idea di cosa vogliano dire le parole che stanno usando. A iniziare dalla con- trambi credono che l'orientamento sessuale si scelga. Entrambi credono che fusione generalizzata che fanno tra sesso e genere, o fra orientamento e si possa “decidere” di diventare omosessuale... o di “tornare” eterosessuale. identità, che dovrebbero essere l'ABC elementare di ogni queer che si ri- La sola differenza fra questi due gruppi è che gli uni ritengono buono fare ciò spetti. che gli altri ritengono cattivo, e viceversa. Cambia solo il giudizio morale, non la visione dei fenomeni. E sarebbe questo il progressismo queer? 9 La moda di oggi impone di dire che “La sessualità è fluida”. E sia. Però Ora, sull'esistenza delle persone transgender non discuto, ma di una mantengo il diritto di chiedere quando e dove questo fatto sarebbe stato ap- cosa sono sicuro: non esiste nessuna persona “cisgender”.8 Ognuno di purato, e da chi. noi sette miliardi di esseri umani ha un rapporto col proprio corpo che è uni - Ovviamente da nessuno, perché si tratta di una pura affermazione ideo- co, non duplicabile, e quindi non riducibile a un concetto, per lo meno: non logica: è prescrittiva, non descrittiva. Al contrario, tutto quel che ho visto in lo è secondo la logica queer. Io non sono cisgender: sono me stesso, sono quarant'anni non solo di militanza ma soprattutto di vita gay, mi ha mostrato io dentro al corpo che è mio e di nessun altro. Non ci serve un nome per in- che la sessualità per alcuni sarà forse un po'... gelatinosa, ma per chiunque dicare chi ha un sesso maschile e sa di avere un sesso maschile, come non altro è solida come una roccia. serve per indicare chi ha le mani e sa di avere le mani, ha i piedi e sa di ave- Ma se proprio volessimo accettare l'idea che la sessualità umana è flui- re i piedi, e neppure di chi ha una mano sola e sa di avere una mano sola. da, allora saremmo costretti a concludere che il movimento lgbtq non ha Con la scusa di sfuggire al binarismo del sesso, queste teste vuote vogliono nessun significato. Perché ostinarsi a chiedere il riconoscimento d'una for- imporci il binarismo delle identità di genere. E il guadagno dove starebbe? ma d'amore? Un fluido non ha una forma per così dire “intrinseca”, può Nessuno è capace di dirlo... perché non c'è nessun guadagno. prendere quella di qualsiasi contenitore. Che è poi ciò che ripetono i sosteni- E poi, come si fa a dire che il queer è antibinarista se l'ultima manfrina tori delle Teorie riparative. Ci basterebbe adattarci alla forma del contenitore che ha escogitato è che “alcune donne hanno il pene”, ed “alcuni uomini che la società tanto amorevolmente ci offre, per diventare come tutti gli altri. hanno la vagina”? Basta volerlo... 6. Si parla spesso di anti-binarismo e di maggiore fluidità dei ses- si, conseguentemente si ravvisa nel queer una fluidità di pen- siero che supererebbe le categorie e gli stereotipi di genere. Che ne pensi al riguardo? E che dici sul fatto che alcuni sosten- gono che non è esatto che il queer neghi le identità? Primo, che è vero: il queer non nega “le” identità. Nega soltanto “una” identità: quella omosessuale, e basta. Per il resto ne inventa novantanove miliardi di nuove, ivi inclusa quella queer. Secondo. Il “binarismo” è uno spaventapasseri. Viene continuamente ri- badito che dire che i sessi nella razza umana sono due è cattivo, oppressivo, malvagio, ma senza spiegare perché. Ci troviamo di fronte a una numerolo- gia cabalistica che individua misteriose proprietà morali e spirituali nel nume- ro X rispetto al numero Y. In cosa migliorerebbe infatti la nostra vita se i ses- si fossero tre, o cinque? Avremmo pur sempre un numero limitato di scelte. Per essere davvero illimitate, le scelte dovrebbero essere sette miliardi, una per ogni essere umano. Ma a questo punto non avrebbe senso parlare di sessi (e figuriamoci poi di persone trans/sessuali). Avremmo sette miliardi di isole separate dal mare, una diversa dall'altra, ognuna fatta a modo suo. Per evitare questo evidente paradosso, il pensiero queer ha escogitato una sua propria divisione binaria della razza umana. Da un lato, le persone 8 Sulla questione raccomando la lettura del saggio della filosofa femminista Rebecca “transgender”, dall'altro, le persone etichettate come “cisgender”. Reilly-Cooper, “Gender is not a binary, it’s a spectrum”: some problems, pubblicato sul suo blog il 6 gennaio 2016. 10 Cos'è mai questo delirio, se non una violenta riaffermazione del binari- smo maschio/femmina anche nella realtà trans, al punto da volere a tutti i costi incasellare a forza come “maschili” e “femminili” corpi che tali non sono, anziché incoraggiarci a vederli e definirli per quel “qualcos'altro” che invece sono? Sono corpi in transizione. E quindi? Cosa c'è di disonorevo- le, nella transizione? Perché le persone trans dovrebbero vergognarsi d'es- sere tali, e cercare di nascondere il fatto di esserlo? Come se non bastasse, nella misura in cui per transizionare da A a B è necessario che A e B esistano realmente, secondo la contorta logica queer finiamo per concludere che le persone più attaccate al binarismo maschile/femminile saranno... le persone transessuali! Io credo che qui qualcuno ci debba una spiegazione. Soprattutto per il fatto che se l'identità di genere è l'immagine di noi stess* che abbiamo in quanto corpi sessuati, ogni persona non transessuale vive e vede il proprio corpo come parte d'una realtà in cui le donne il pene non lo hanno, mentre gli uomini non hanno l'utero. E proprio la battaglia del- le persone transessuali ci ha mostrato quanto importante, essenziale, irri- nunciabile sia l'identità sessuale per l'essere umano. Ebbene: se una donna “cis” ha, del corpo con il quale s'identifica, un'im- magine mentale che non ammette la presenza d'un pene (esattamente come non l'ammette neppure l'immagine mentale che ha una persona trans m-t-f), costei non si sta affatto macchiando di “transfobia”: sta solo proteg- gendo la propria identità di genere (“giusta” o “sbagliata” che sia), esatta- mente nel modo in cui le persone transessuali proteggono la loro! Terzo, non ho mai visto un queer “superare gli stereotipi di genere”, che al contrario nel pensiero queer sono sempre stati confermati secondo le vi- sioni eteropatriarcali. Un tempo fra gay era normale parlare di sé al femmini- le. Oggi è necessario parlare rigorosamente al maschile, per non rischiare che qualche trans f-t-m si senta profondamente offeso e ferito del fatto che La millantata trasgressione queer si basa, alla fine, su una riaffermazione gli abbiamo detto “Ciao, bella!”. In questo modo la Santa Inqueerizione ve- della rigidità dei ruoli di genere tale che il movimento lesbico e gay dei de- glia affinché siamo tutti rigorosamente conformi al ruolo di genere prestabili- cenni passati l'avrebbe giudicato demenziale. to per noi dalla società, scelto o “attribuito” che sia. Se metto il rossetto e una parrucca allora “divento” un nogender? Ma Se poi la “fluidità dei generi” consiste nel fatto che i maschi si vogliono quando mai. Divento solo una checca col rossetto. Roba che c'era già nelle mettere il rossetto, allora siamo fritti. Il “regime del genere”, come da sempre Satire di Giovenale, sai che sovversione! denuncia il femminismo, è un fenomeno che va molto più a fondo dei banali cosmetici. Quindi pensare di fare la rivoluzione con gesti, letteralmente, co- smetici, è patetico.9 9 Come Martha Nussbaum giustamente rimproverava a Judith Butler nel suo saggio: The professor of parody, "New Republic", November 28 1999. 11 che non è lecito sottoporre a decostruzione se stesso perché il Pensiero Uni- co non è una forma di pensiero fra tante, ma è la descrizione esatta delle cose così come esse sono, Verbum Dei. Afferma che non è possibile una co- noscenza oggettiva della realtà, e che questa sua affermazione costituisce conoscenza oggettiva della realtà... Eccetera. Si tratta chiaramente d'una re- ligione dogmatica, perché queste affermazioni sono talmente contraddittorie che non puoi “convincerti” della loro verità, le puoi solo accettare per fede, ri - nunciando a discuterle e ad analizzarle criticamente. Ebbene, i postmoderni citano fino alla nausea la frase di Nietzsche che, per criticare la convinzione (errata) del Positivismo di stare descrivendo la realtà in modo “oggettivo”, “fattuale”, aveva ammonito che “non esistono fat- ti, esistono solo interpretazioni” (o, in una variante aggiornata dai postmoder- ni, “esistono solo narrazioni”). Non menzionano però mai la conclusione del- la citazione: “Ma voi mi direte: anche questa, è una interpretazione. Ed io ri- spondo: certo che lo è” (sto citando a memoria). Hanno dunque perso per strada un pezzo, ossia che anche la loro critica al sapere è un oggetto legittimo di critica al sapere... Quanto poi alla “fluidità di pensiero”, si tratta d'un mito, di auto-propagan- da. Il queer è un germoglio legittimo del cementizio, totalitario, antidialettico Pensiero Unico neoliberista, altro che del pensiero fluido! Nasce col “riflus- so”, con la fine del “pensiero forte”, col prepotente irrompere sulla scena del- l'individualismo neoliberista ai danni di proposte più “sociali”, se non espres- samente socialiste. Certo, come tutte le forme del Pensiero Unico postmodernista anche il queer è una forma d'ideologia che ama presentarsi come una anti-ideo- logia. Questa però è la definizione più classica, marxiana, dell'ideologia: una “falsa coscienza del mondo”, che maschera il fatto d'essere una coscienza del mondo e pretende d'essere, semplicemente, il mondo stesso. Il Pensiero Unico non pretende affatto d'essere il migliore fra molti pen- sieri, come avveniva ai tempi della lotta fra branche diverse del Pensiero Forte. Afferma “semplicemente”, banalmente, di essere l'unica forma di “vero” pensiero, l'unica forma di pensiero dotata di un senso (nel mondo ac- cademico americano sta diffondendosi l'uso, fra i sostenitori del pensiero postmoderno, di definirlo semplicemente “The Theory”, “La Teoria”, con l'ar- ticolo determinativo)10. Il Pensiero Unico afferma che la verità assoluta non esiste e non può esi- stere, e che questa sua affermazione è una verità assoluta e quindi indiscuti- bile. Afferma che ogni forma di pensiero va sottoposta a decostruzione, ma 10 Anzi, per evitare che prendesse piede questa critica alla loro critica han Al cui proposito merita la lettura il saggio di Barbara Carnevali, Contro la Theory. dovuto creare, per l'appunto, una Santa Inqueerizione, quella del “politica- Una provocazione, “Le parole e le cose”, 19 settembre 2016. 12 mente corretto”, per impedire l'espressione di qualsiasi punto di vista che Tutti questi aspetti vengono sistematicamente ignorati da coloro che stril- mettesse in discussione il proprio. Che essendo traballante non potrebbe lano che l'identità omosessuale è “ghettizzante”. E invece non è affatto un reggere a un confronto, più di quanto un fiocco di neve potrebbe reggere il ghetto, ossia un'area in cui i non ebrei obbligano con la violenza gli ebrei a confronto con un raggio di sole. risiedere. È una giudecca, ossia un'area in cui gli ebrei vanno di loro sponta- In vent'anni, in effetti, quando mai abbiamo assistito in Italia a un di- nea volontà ad abitare per stare vicini fra loro e avere a portata di mano i battito fra i sostenitori delle tesi gay “tradizionali” e quelle queer? Zero volte. servizi della comunità, dalla macelleria kosher alla sinagoga. I queer si sono sempre, sistematicamente sottratti a qualsiasi confronto, e parlo per esperienza, visto che li sfido a un confronto da mo'. Un aspetto che sfugge completamente a chi considera “ghettizzanti” tutte Solo una volta sono riuscito ad averne uno, con Cristian Lo Iacono. Per il le identità, è che le identità si negoziano. resto, loro non discutono: pontificano. Le identità sono risultati d'interazioni fra tutte le parti in causa, quindi Il pensiero queer va insomma accettato come una fede: o lo accetti tutto, ogni identità è dialettica. Il postmodernismo ignora la dialettica, e ubriaco oppure se inizi a chiedere “perché?”, ti frana addosso. Come disse Trilussa: della sua fascinazione sadomasochista per il Potere assoluto (si pensi solo “Ciai quarche dubbio? Tiettelo per tè: / la Fede è bella senza li “chissà”, / alla passione del loro santo patrono, Heidegger, per il Führerprinzip) cono- senza li forse” e senza li “perché”. sce solo il modello autoritario di trasmissione delle conoscenze: dall'alto al basso. Quindi gli sfuggono le interazioni fra pari, ma soprattutto quelle dal 7. Ma le identità possono diventare camicie di forza. La stella basso verso l'alto. Tuttavia il fatto che il postmodernismo le ignori non signifi- gialla portata sul petto è una identità, ma è anche un pericolo mortale. ca che non esistano. La figlia di mia nipote, di un anno e qualche mese, s'è trovata a dover ri- Certo, ma quella non è un'identità, è uno stigma. È una identità imposta solvere un dilemma analitico. Quando gli adulti si rivolgevano a lei e la indi- dall'esterno per opprimerti, come accadeva negli Usa negli anni Cinquanta, cavano, dicevano “tu”. Quindi, ha concluso, “tu” indicava se stessa. E a chi quando quella di “omosessualità” era una diagnosi psichiatrica, che ti po- le chiedeva: “Di chi è questo giocattolo?”, ha iniziato a rispondere: “Di tu”. teva essere imposta dall'esterno per farti perdere il lavoro o il diritto alla citta- Ossia, suo. Perfettamente logico. dinanza. Per questo i nostri cugini di Oltreatlantico sono così ipersensibili, E invece no. Stranamente, gli adulti si sono messi a ridere, non apprez- sulle identità imposte. Ma in Italia la strategia è sempre stata quella opposta, zando affatto la sua brillante deduzione: “Ma no, non è mio! È tuo!”. Eh, e lei ossia negare l'esistenza degli omosessuali: “l'omosessualità non esiste”. cosa aveva appena detto, scusa? È di tu, appunto! Alla fine, spazientita, ha Quindi se negli Usa l'identità omosessuale era imposta dall'esterno come deciso di dettagliare la spiegazione in modo che anche l'adulto più tardo riu- stigma, in Italia essa è faticosamente maturata come conquista interna d'una scisse a capirla. Iniziando a distinguere fra “tu”, per indicare gli altri, e “tu-tu” comunità la cui esistenza stessa era (ed è) negata dalla società. Il che fa per indicare se stessa. In altre parole ha re-inventato il nesso fra i significati una bella differenza. “tu” ed “io” prima ancora di avere capito il funzionamento dei significanti che Io posso darti dello “sporco zingaro” per bruciarti la roulotte, oppure poi in italiano li designano. essere tu a rivendicare di essere Rom per chiedere che i tuoi bambini possa- Noi non ci facciamo più nemmeno caso, ma lei, che parlando la lingua no avere un'istruzione che tenga conto della loro diversa cultura e lingua. degli angeli era straniera in mezzo a noi, aveva notato che nella nostra lin- Stiamo parlando della stessa cosa, ma nel primo caso parliamo di uno stig- gua “tu” ed “io” fanno riferimento alla medesima identità, ma cambiano for- ma, nel secondo di un'identità. ma a seconda di chi stia parlando. Se parli tu, “tu” sono io. Se invece par- Le definizioni, i significanti, non possiedono significati fissi e immutabili. lo io, allora io non sono più “tu”, bensì “tu-tu”. La Sentinella in piedi che pronuncia la parola “omosessuale” non la usa sicu- Ecco, una bambina di un anno ha capito una cosa a cui i queer non rie- ramente nel senso con cui la uso io. Dunque ogni persona intende un con- scono ad arrivare, ossia che le identità non stanno dentro le parole: sono cetto differente, soggettivo, per ogni singola parola che pronuncia. Ed ogni le parole ad essere forgiate per descrivere le identità. A partire dalla più im- verità umana è una verità relativa, ogni definizione umana è una definizione portante di tutte per ciascuno di noi (e la sola esistente, per i queer): “io”. relativa. Soprattutto, ogni testo “significa” cose diverse a secondo del con-te- Solo dopo aver chiarito questo, è possibile capire che non è il fatto che sto in cui è creato e/o decodificato. gli altri mi parlino al femminile che fa di me una donna, o viceversa. 13 Non a caso, la sottocultura omosessuale maschile usa il femminile come gergo, come dialetto interno, almeno dal Cinquecento: come ho ampiamente Siamo di fronte all'ennesima contraddizione regressiva del pensiero documentato nel mio ultimo libro, già alcuni sodomiti romani processati in queer. Il movimento femminista e il movimento gay avevano infatti sempre gruppo a fine Cinquecento si chiamavano a vicenda “comare”. Si parlavano lavorato per “mandare a farsi fottere” i ruoli di genere. Da Judith Butler in al femminile i fanchonos portoghesi o i putos spagnoli del Seicento, i pédé- poi, invece, il genere è diventato un'entità oggettiva, dotato di vita propria, rastes francesi o le mollies inglesi del Settecento, e così via, fino a noi. Che immodificabile (con buona pace del fatto che la Butler dicesse esattamente abbiamo sempre saputo di non essere affatto donne, ma parlarci l'un l'al- l'opposto). Se mi metto i tacchi a spillo, allora non “faccio” la donna: la tro al femminile ci è servito a riconoscerci a vicenda come partecipanti alla sono. Tant'è che la parola “travestito” è sparita dalla nostra lingua. sottocultura omosessuale. Specifico che non mi costa nulla chiamare al femminile una persona nata Era un “recitare il genere” per mettere alla berlina, attraverso il “camp”, biologicamente maschio: figuriamoci, non ho fatto altro che questo per tutta l'idea della società eteronormativa secondo cui sesso, genere e orientamen- la vita! Specialmente poi se il benessere psicologico di questa persona di- to sono un tutt'uno inscindibile: se sei maschio, “allora” devi amare le pende da questa piccola cortesia: non è neppure politica gay, è banale e donne e devi comportarti da maschio (e chiedete alle “Sentinelle in piedi” se semplice buona educazione. non pensino che le cose stiano esattamente così!). Mi sia però permesso notare che, come gay che ha praticato il gender- C'è voluto il pensiero queer per rendere i generi grammaticali e le desi- fucking parlando di sé ed agli altri usando alternativamente maschile e fem- nenze delle parole non più convenzioni arbitrarie, bensì fatti incontestabili. minile, la mia identità di genere non è mai stata in discussione quando ho Negli Usa e altrove vengono proposte leggi che, se approvate, punirebbero il parlato di me al femminile. Sono sempre stato un maschio che parlava di sé misgendering (riferirsi a una persona usando un genere grammaticale a lei e di altri maschi al femminile, e non una donna che parlava ad altre donne. sgradito) più severamente di quanto la California punisca chi infetti consape- Il gender-fucking serve esattamente a mostrare che il nostro essere ma- volmente qualcuno con l'Aids. schi o femmine non dipende dai marcatori esteriori del genere, socialmente Posso dire che qui qualcuno ha perso la bussola? costruiti, come il linguaggio, e soprattutto dal fatto di amare persone del ses- so opposto. Riflettevo sulla recente polemica in cui le lesbiche “intersezionaliste” han- no dichiarato che qualsiasi maschio eterosessuale che affermi di ritenersi una donna lesbica ha il diritto di accedere agli spazi lesbici, perché se un maschio eterosessuale “si sente” una donna lesbica allora per questo sem- plice fatto lo è. E notavo due cose. La prima è che questa polemica smentisce il mito secondo cui “la queer è la migliore amica della trans”. Perché sostenere che la sessualità umana è fluida, che gli orientamenti, i generi, i ruoli di genere, addirittura i sessi sono mere costruzioni sociali, impedisce di pensare poi che la sola identità di ge- nere possa essere un fatto. Se hanno ragione le queer, allora la transessua- lità non esiste, se non come semplice costruzione sociale. La seconda è che questa polemica indica il terreno delle identità come il tallone d'Achille d'ogni pensiero postmodernista. Questo perché le identità umane sono tutte negoziate, sono il risultato dell'interazione fra il mio “io” e tutti gli altri “io” al di fuori del mio cranio, e come dicevo prima, il postmoder- nismo è cieco alla dialettica ed alle interazioni sociali. Eppure le identità sono linee di confine e, in certi casi, addirittura linee d'armistizio fra me e il mondo. E per quanto gli altri possano essere crudeli e inumani, noi abbiamo 14 bisogno di loro per validare le nostre identità: “Io sono io perché il mio ca- Abbiamo così il 52enne padre di famiglia che afferma d'essere una bam- gnolino mi riconosce quando torno a casa”. bina di sei anni. La donna bianca che giura d'essere nera, tanto che dirige Lo dimostra clamorosamente la polemica appena citata sul misgende- un'associazione per i diritti dei neri. L'uomo bianco che afferma di essere ring, che nel momento stesso in cui sancisce (per legge!) che gli altri non una donna filippina, e scrive libri di fiabe per aiutare i bambini a rispettare il hanno diritto di parola sulla mia identità, contraddittoriamente proclama però trans-razzialismo. L'uomo perfettamente sano che dichiara d'essere una al mondo che per poter essere me stess*, io non posso fare a meno della donna paraplegica, e gira in carrozzella. L'essere umano che ritiene d'esse- conferma datami dalla parola degli altri. Sono io che affermo la mia identità, re un drago, anzi una dragonessa... però sono gli altri che la validano, e io non posso fare a meno della loro Ora, se una persona mi viene a dire d'essere un gatto, non mi costa nulla validazione. ammettere che lo è, se così facendo la rendo felice. Ovviamente io lo vedo che non è un gatto (“il re è nudo!”), ma lasciarle dire che è un gatto non mi Purtroppo, la comprensione di questo semplice meccanismo cozza con- crea nessun danno. Il discorso cambia però se questa stessa persona mi tro il disprezzo che il pensiero postmoderno nutre per tutto ciò che è condivi- chiede di spostare la linea di confine, e ridefinire l'essere umano come so e sociale, qualità che il postmodernismo vive come limite castrante al li- qualcuno che parlando miagola. bero dispiegamento delle potenzialità dell'individuo. E così ci tocca vivere Ecco, qui abbiamo un problema. Non occorre essere il profeta Geremia immersi in una narrazione che ci ripete ossessivamente che nella vita conta per prevedere che a fronte di questa pretesa ci sarà una resistenza tanto solo la nostra soggettività. Se noi “siamo convinti” d'essere una cosa, allora più forte, quanto più lontano saranno state spostate le pietre di confine. noi siamo quella cosa. Quindi se un maschio eterosessuale afferma d'esse- Chiedere che si smetta di parlare di “madri” gravide per non offendere la re una lesbica con il pene, allora è una lesbica (col pene), e affermare il con- sensibilità dei “padri” incinti è un clamoroso errore. Proibire di dire “signore e trario è “transfobia”, ossia pregiudizio fobico da “TERF”. signori” negli annunci della metropolitana per non offendere chi non si sente né signore né signora, è una dichiarazione di guerra contro chiunque si sen- ta o l'una o l'altra cosa. Eccetera. Purtroppo, se l'identità è una linea di confine, se è un punto di armistizio negoziato, spostarla in avanti, muovere i cippi di confine, significa invadere l'identità di qualcun altro. Sfortunatamente il pensiero postmoderno, trat- tando le identità come semplici atti di volontà arbitraria individuale, non rie- sce a percepire questo aspetto. Dando vita a un vero e proprio zoo di casi E il bello è che nel mondo queer c'è qualcuno che lo sa. Su Facebook psichiatrici che, in onore del “politicamente corretto”, ci chiede di accontenta- gira un meme che illustra una discussione sul genere con persone trans re nelle loro pretese d'essere “altro” rispetto a ciò che sono. 15 (un'immagine di filosofi che dibattono nella Scuola di Atene di Raffaello) e Lo ripeto: in politica le esclusioni non sono solo inevitabili, sono il senso una discussione sul genere con persone cosiddette “cisgender” (una mam- stesso della politica. Infatti nel momento in cui includi “A”, escludi tutto ciò ma con un pupattolo ignaro). In altre parole, secondo chi ha creato questo che è “non-A”; anzi, spesso escludere, sopprimere, abrogare, proibire “non- meme, solo le persone trans hanno capito il genere, tutte le altre hanno bi- A” è proprio lo scopo del tuo agire. Se ti batti per gli sfruttati, automatica- sogno d'essere indottrinate da zero, come bambini ignari. mente escludi gli sfruttatori. Se ti batti per gli schiavi, escludi gli schiavisti. Conosco personalmente persone trans che non la pensano così, e non Se ti batti per i colonizzati, escludi i colonizzatori. E così via. Non puoi lottare sto afferrmando che “le” persone trans condividano la stessa cieca arrogan- nello stesso momento per gli schiavi e gli schiavisti, per i colonizzati e i colo- za di chi ha creato questo meme, bensì notando che quella di questo meme nizzatori, se non nel senso di batterti “per la razza umana”. Ma questo lo po- è una strada pericolosa, perché la parte di razza umana etichettata come trà fare un ricercatore medico, non certo un militante politico. “cis” potrebbe non gradire il campo d'indottrinamento creato per lei. Mio nonno, che aveva fatto la Marcia su Roma, mi stupì perché sostene- Insomma: non tener conto dell'aspetto negoziale delle identità, credendo va ancora, da vecchio, la validità del fascismo. Liberalismo e marxismo, mi di potersi comportare come l'Accademia della Crusca presieduta da Torque- disse, fanno l'uno gli interessi dei soli capitalisti e l'altro dei soli lavoratori. In- mada, è un grave errore politico, filosofico, e umano. Destinato a causare vece il fascismo faceva al tempo stesso gli interessi degli uni, e degli altri. contraccolpi sempre più pesanti, sia culturali sia soprattutto politici. Ogni Grazie a questa lezione oggi diffido di chi proclama di volere “fare gli interes- azione politica crea infatti le condizioni per la sua reazione. si di tutti”, come il fascismo. Si è visto cosa ne sia venuto fuori. Semplicemente, è un programma impossibile. Se vuoi dare più soldi al 8. Tuttavia si sostiene che il queer sarebbe un elemento di 99% che guadagna di meno, li dovrai per forza di cose togliere all'1% che maggiore inclusività per il movimento, e quindi positivo. guadagna di più, visto che i soldi non crescono sugli alberi. E se sostieni il contrario, allora sveli che stai lavorando per l'1%. Ecco una frase che solo chi non ha mai capito un ca**o di politica, come i Non è possibile combattere per i diritti dei gay e contemporaneamente di queer, può dire. La politica è fatta di esclusioni. Cioè di gruppi che nell'at- altre 9999 realtà umane attraverso il movimento lgbtqasfdjkflsdfjsò (massi- to di riconoscersi come tali, di includere chi ha le caratteristiche del gruppo, mamente poi se nel farlo si sostiene pure che l'omosessualità non esiste!). I escludono chi non le ha. maschi gay sono spesso razzisti, mentre i migranti sono vittime di un'omofo- La politica è da sempre un agire di parte. È parteggiare per qualcuno o bia rabbiosa e primordiale, e gli uni e gli altri spesso e volentieri sono miso- qualcosa e contro qualcuno o qualcosa. Agire da partigiano. Agire in un gini... Eccetera. Questa realtà ti obbliga a fare scelte, di volta in volta. Inte- partito. La parte, non il tutto! Anche se poi si presuppone che alla fine ci grare i migranti non può significare chiudere gli occhi sulla loro omofobia e la debba essere il raggiungimento di un accordo (con le buone oppure con le loro misoginia con la scusa che: “Be', è la loro cultura”. E viceversa: lo sfrut- cattive, o addirittura con le pessime) con la controparte, ossia che dopo la tamento sessuale della vulnerabilità economica di un/a migrante è ripugnan- tesi e l'antitesi si riesca ad arrivare a una sintesi... te non solo se riguarda una donna, ma anche se riguarda un maschio. Ovvio che i figli del Pensiero Unico non riescano a concepire il conflitto. Non dico la lotta di classe, per carità sarebbe troppo, ma almeno quel con- 9. Qualcosa di analogo a ciò che sta accadendo oggi con il dibat- flitto che nasce dai problemi concreti, materiali. La più grave discriminazione tito interno di Arcilesbica? che soffrono le persone trans è quella sul lavoro, dicono tutte le inchieste. Dunque nel movimento lgbtqiaepqrstuvzqueer stiamo tutti combattendo per Direi che si tratta esattamente dello stesso fenomeno. Anche qui il pen- il diritto al lavoro delle persone trans? Ma non scherziamo, questo è un falso siero queer punta a dissolvere il movimento delle donne come concepito fi- problema che poteva essere considerato tale solo da un dinosauro gay nora, ed anche qui lo ammette apertamente, dichiaratamente, autoprocla- come me! Il giovin signore queer aggiornato e alla moda disserterà semmai mandosi “quarta ondata” del femminismo, che a suo dire avrebbe ormai reso del diritto delle transgender m-t-f a usare i cessi delle donne sul posto di la- obsoleta la “terza ondata”, quella attuale. voro. Questo sì che è un problema concreto e urgente. Certo, le persone Anche qua nessuna congiura, nessun Protocollo delle Savie di Queer, trans restano comunque senza lavoro, però qualora avessero un lavoro, al- soltanto una logica conseguenza dell'applicazione dei princìpi del “Pensiero lora potrebbero usare i cessi delle donne... Non sarebbe fantastico? unico” neoliberista alla realtà delle donne. La “quarta ondata” sarà pertanto 16 coerentemente favorevole alla compravendita delle... diciamo... funzioni del- tu ti riconosca in me perché “ogni uomo è un'isola”, allora come faccio io a la gravidanza, perché per non è concepibile mettersi di traverso all'unica di- farti riconoscere i miei bisogni? Il pensiero postmoderno non riesce più a ri- vinità che il neoliberismo adori: il Mercato. L'idea che qualcun* affermi che solvere la contraddizione derivata dal fatto di dover agire a livello collettivo devono esistere limiti al Mercato, che esistono limiti a ciò che è lecito com- dopo aver detto che tutto ciò che è al di sopra del livello soggettivo è il Male. pravendere, le riempie d'orrore: loro la vivono come una grave limitazione Si trova di fronte al bisogno contraddittorio d'inventare un “individuali- delle libertà personali, ne parlano come di “proibizionismo”... smo collettivistico”, per così dire. E guarda tu il caso, anche il “femminismo intersezionale” ritiene che le donne abbiano il dovere di lottare contro l'oppressione che la Società eserci- ta sui... maschi, e sui migranti, e sui trans, e sugli asessuali, e sugli interses- suali, ...e sui +, scontrandosi con la storia del femminismo, che ha scritto con le lacrime e il sangue di due secoli di lotte che il femminismo combatte per i diritti delle donne, dato che per gli altri diritti esistono altri movi- menti o addirittura partiti. C'è in negli scontri interni in Arcilesbica un paradosso, causato dalle con- traddizioni dei dogmi dell'anarco-capitalismo. Si cerca infatti di costruire lot- te sociali a partire dall'individualismo, dal rifiuto della dimensione so- ciale dei problemi personali. (Uno degli slogan da cui nacquero il movimento neo-femminista e il movimento gay era: “Il personale è politico”). Un tempo i partiti politici furono la “camera di compensazione” fra tali istanze diverse. Non è per un caso che se si studia la storia del movimento lgbt si nota che la prima battaglia fu combattuta per cambiare la cultura dei partiti. Oggi invece il Pensiero unico non tollera più i partiti: se esiste un uni- co pensiero "giusto", che bisogno c'è di tante proposte politiche diverse? Tanto, sulla linea politica ed economica da seguire, “there is no alternative”: La risposta a questo bisogno è la moda della cosiddetta intersezionali- non sono concepibili proposte diverse da quella neoliberista. Possono al tà11, ossia le “Olimpiadi delle oppressioni”, una gara per far parte del mag- massimo cambiare i suonatori, però non la musica, perché non esiste alter- gior numero possibile di gruppi oppressi alla volta, in modo da rivendicare il nativa a quella musica. Quindi i partiti possono essere al massimo vetrine diritto di parlare per tante soggettività alla volta, ponendosi come “croce- per esporre al pubblico il Renzi o il Macron o il Di Pietro o il Grillo di turno via” (come “intersezione”) vivente che colleghi lotte contro più oppressioni prima di servirlo al tavolo (del potere), come acquarii in cui si espongono le alla volta. Non perché queste oppressioni riconoscano infine radici comuni, aragoste prima di cuocerle. No, non sono più luoghi di confronto (e, se ne- ma semplicemente perché alcuni individui fanno parte contemporaneamente cessario, anche scontro). di più di un gruppo oppresso, quindi possono ripetere più volte il gesto della Peccato, perché in quella sede un tempo era possibile discutere se sfrut- ribellione, ancora e ancora e ancora. tati, colonizzati, oppressi... froci, avessero o no un unico nemico o gruppo di Ovviamente ciò non può funzionare. Le persone si aggregano per lottare nemici, e se quindi fosse sensato o no che si alleassero per sconfiggerli. Era in base alle cose in cui si riconoscono e che le uniscono, non in base alle quello il punto d'incontro in cui forgiare alleanze, e stilare progetti. Ed oggi il cose che le dividono e le rendono tutte diverse. Come dimostra l'episodio di tentativo di fare del movimento gay, o del movimento femminista, surrogati “Black lives matter” che ha bloccato un corteo del Gay pride perché esigeva “intersezionali” dei partiti, che si òccupino di migranti, di handicappati, di ter- 11 remotati... alla fin fine esprime il bisogno di avere di nuovo strutture capaci di Il concetto di “intersezionalità” fu creato negli anni Ottanta passati dalla proporre un progetto politico a 360 gradi sulla società. femminista nera americana Kimberlé Crenshaw per indicare la condizione In altre parole assistiamo a un tentativo, pasticciato, di rimediare all'ato- delle donne nere negli Stati Uniti, collocate all' intersezione fra l'oppressione mizzazione in cui ci ha cacciati il pensiero neoliberista. Se è impossibile che di genere e quella di razza. Oggi però è usato per indicare qualsiasi tipo d'in- crocio fra qualsiasi tipo di oppressione, vera o presunta. 17 che fosse aperto dalle trans nere e da nessun* altr*. Ma qui non si capisce 10. Un'ultima domanda. Come pensi che reagiranno a questo perché mai debbano essere le trans nere e non le lesbiche sieropositive o i tuo intervento i tuoi bersagli polemici? bisessuali palestinesi. Chi ha deciso questa gerarchia delle oppressioni? E prima ancora di questo: a chi serve stabilire gerarchie fra gli oppressi, a chi Di solito non reagiscono. A cosa serve a chi possiede la Verità Ortodossa serve questo divide et impera? discutere con gli eretici? L'eresia si schiaccia, non si discute. Tanto più poi se le oppressioni che stanno a cuore agli “intersezionalisti” Non è che i postmodernisti siano particolarmente “cattivi” e intolleranti, sono solo quelle relative a razza (gli americani sono razzisti ossessivi e sia chiaro, è solo che “si disegnano così”: non potrebbero comportarsi altri- compulsivi, quindi i loro scimmiottatori italiani lo sono), sesso, genere, e mol- menti nemmeno se lo volessero. Hanno il problema di una filosofia che, fon- to raramente classe (che nella visione americana è sussunta dalla razza). dandosi sul dogma secondo cui non esiste modo di distinguere il vero dal Questo modo di ragionare, incapace di notare la contraddizione fonda- falso, ha un unico modo per distinguere il vero dal falso: il principio di au- mentale della società umana, che resta quella di classe, è destinato ad ar- torità, l'ipse dixit. È vero perché è riconosciuto tale dal nostro gruppo (o dal rivare a conclusioni paradossali, come ad esempio che “Puoi essere un bar- suo Riverito Fondatore). Perché lo dico io. Perché il Potere ha deciso che bone senzatetto, e ciononostante godere del privilegio bianco”. debba essere vero. Insomma: è vero perché è così, e basta! Siamo al cretinismo. E tu mi chiedi perché sono contrario al postmoderni- Il postmodernismo, dichiarando che i “fatti” e “dati scientifici” sono pure smo in tutte le salse e salsine, a partire da quella queer? La domanda do- convenzioni, opinioni, non può affermare: “ho ragione perché i fatti o i dati, vrebbe essere semmai, come sia possibile che esista qualcuno che ragiona una volta esaminati, portano alla conclusione che sostengo io”. Bruno La- così... tour, epistemologo postmodernista celebrato per decenni per avere “dimo- strato” che la scienza non discute di “fatti”, dato che anche cosa costituisca un “fatto scientifico” dipende da un'interpretazione, ora che è in pensione e ha deciso di dedicarsi a combattere il riscaldamento globale, si vede rispon- dere che il riscaldamento globale non è un fatto... è una sua opinione... Dopo aver cercato di cavarsela con escamotages retorici, alla fine Latour se n'è venuto fuori sbottando incazzato che il riscaldamento globale è un fatto, che lui non ha mai detto che non esistono fatti, e che l'equivoco è sor- to dall'essere stato a torto “Associato a quella roba relativista postmoderna; sono stato ficcato in quella folla dagli altri”! Amen... E del resto, se non esistono fatti ma solo interpretazioni, come posso sa- pere io che la loro interpretazione è migliore della mia? La loro risposta è semplice: perché lo dicono loro, che sono i cultori de “la” Teoria, la sola possibile. La sola logica, la sola che meriti il nome di “teoria”. Tutto il resto è errore. Quindi va soppresso, per non rendere impossibile distinguere il vero dal falso, per evitare che diventi “rumore di fondo” che impedisce di ascolta- re la melodia queer. Ecco perché i queer non possono rinunciare alla Santa Inqueerizione del “politicamente corretto”. La loro non è cattiveria: è una necessità, date le premesse. Non possono fare a meno di sopprimere ogni dissenso più di quanto un lupo possa smettere di uccidere per mangiare. Comunque, se anche i miei bersagli polemici reagissero, direbbero che quello che critico io non è il “vero” queer. Che il “vero” queer è un'altra cosa e che dice cose diverse da quelle che ho criticato io. Che io mescolo fra loro 18 cose che non c'entrano niente fra loro. Anzi, il pensiero queer non esiste La formula del sapone però resta sempre la stessa roba postmodernista neppure: sono io che me lo sono inventato! ad ogni cambio di etichetta: la realtà non esiste, non esistono fatti ma solo interpretazioni, l'omosessualità è una costruzione sociale e bla bla. Cambia- no solo nome e additivi. Ad ogni modo, se davvero mi sbaglio a identificare il queer, c'è rimedio. Basta che qualcuno ci dica una buona volta cosa cavolo voglia dire “queer”, e quali siano esattamente le tesi che sostiene uno che si dica queer. Dopo- diché, se le tesi che critico risulteranno estranee alla definizione, farò am- menda e mi correggerò... e procederò immediatamente a esaminare critica- mente le altre. Purtroppo però nessuno è in grado di dire che significato abbia un “signi- ficante alla ricerca di un significato”. In conclusione, la mia critica riguarda proprio questo punto. La battaglia lgbt è una battaglia imperniata intorno alle identità e alle definizioni. Al- E in parte hanno ragione, e per due motivi. lontanarsi da questo campo significa renderla vana. Il primo è che il pensiero queer ingloba una serie d'idee che non ha pro- Abbiamo già assistito, durante la discussione sulla legge contro l'omo- dotto lui, ma vengono dal pensiero femminista ed lgbt. Ovviamente queste transfobia, al teatrino di deputati che affermavano che necrofilia e zoofilia, in idee, che queer non sono affatto (ad esempio l'idea che sesso e genere sia - quanto orientamenti sessuali, avrebbero meritato anch'essi protezione in no realtà distinte, di cui Margaret Mead parlava già nel 1935 e che il femmi- base a quella legge, qualora fosse stata approvata. nismo ha fatto sua fin dalle origini) qui io non le ho neppure prese in consi- Ciò dimostra che se pasticciamo con le definizioni, se confondiamo le derazione, visto che sono banalmente le mie idee in quanto militante gay; idee, i nostri nemici ne approfittano istantaneamente. tuttavia nel pensiero queer queste idee sono presenti, tanto che i queer I concetti, le parole, per noi devono essere della massima importan- sono convinti, bontà loro, che si tratti di farina del loro sacco! za. Il genere non è la stessa cosa del sesso, l'orientamento non è la stessa cosa della parafilia, quindi parlare a casaccio costituisce un suicidio. Il secondo motivo è più sostanziale: nella misura in cui il queer dice tutto e l'esatto contrario di tutto (tanto “La contraddizione è feconda”) esisterà Vogliamo prenderne atto, e chiederci se ci conviene fare parte comune sempre almeno una versione del queer che dice l'esatto opposto di quel che con chi è capace solo di confondere i termini della questione, e null'altro? io critico. Non è un difetto, è una caratteristica di progettazione. È la strategia del Milano, 16 novembre 2017 “bersaglio mobile” tipica del postmodernismo. Il detersivo è sempre lo stes- so, ma ogni cinque anni riappare spacciato come “nuovo”, con nuove defini- http://www.giovannidallorto.com zioni, nuovi guru, nuove novità nuovissime. Marketing capitalista, nient'altro. https://giovannidallorto.wordpress.com/ In pratica cambia unicamente il marchio, ma guai a dire che si tratta della http://independent.academia.edu/GiovanniDallOrto stessa roba! Eppure chi ricorda più cosa fosse il “costruzionismo storico”, o http://www.wikipink.org/index.php/Utente:Gdallorto l'”interazionismo simbolico”, in nome dei quali tutti giuravano qualche anno fa? Lo stesso concetto di queer inizia ad essere superato: è ora di rottamar- lo. Oggi infatti c'è l'intersezionalismo, con perborato stabilizzato, fresco pro- fumo di lavanda e palline blu sbiancanti. 19 20
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