Jaime Bort
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Acto de lectura de tesis doctoral en la Universidad Complutense de Madrid
Il diciottesimo secolo iniziò in Spagana con una una Guerra di Successione, un conflitto internazionale per l'eredità di Carlo II d'Asburgo, che si prolungò sul territorio peninsulare dal 1701 al 1713 e portò all’ascesa al trono della... more
Il diciottesimo secolo iniziò in Spagana con una una Guerra di Successione, un conflitto internazionale per l'eredità di Carlo II d'Asburgo, che si prolungò sul territorio peninsulare dal 1701 al 1713 e portò all’ascesa al trono della Casa di Borbone. Tale conflitto rappresentò una sorta di guerra civile tra i vecchi regni spagnoli, come dimostra il fatto che la Corona di Castiglia si alleò con i Borbone, mentre quella d’Aragona si schierò in gran parte con la fazione austriaca dell’arciduca Carlo. Il clero spagnolo, in generale, assunse un atteggiamento di diffidenza nei confronti della nuova dinastia, la quale conservò il suo carattere francese, almeno nella prima metà del Settecento, e rinnovò il concetto di rapporto tra chiesa e stato.
In questo periodo, tuttavia, nonostante l'incertezza e le divisioni politiche, si verificò una certa ripresa economica, particolarmente nel sud e nell'est della penisola iberica, cui corrispose una ripresa dell’attività architettonica. Andalusia, Murcia e Valencia appartenevano a un’area lontana dalla corte, dove le strutture del potere ecclesiastico erano ancora intatte e in molti casi contrapposte alla politica dei Borboni, nonostante il clero fosse ben presente presso le istituzioni del governo centrale. Questa era la zona di maggiore presenza dei gesuiti, che favorirono la reazione intellettuale degli scienziati novatores e, in campo artistico, le tendenze alternative a quelle della corte borbonica. Se la cerchia cortigiana cercava di promuovere il classicismo internazionale associato all’assolutismo tramite l’importazione di architetti come Robert de Cotte, Filippo Juvarra, Giovanni Battista Sacchetti, ai quali furono affidati incarichi riguardanti soprattutto l’edilizia reale (il palazzo Nuovo, il Buen Retiro), i professionisti radicati nella tradizione “casticista”, come i Churriguera o Pedro Ribera, furono destinati, invece, ai lavori commissionati dal governo locale e dai clienti religiosi.
Estranei ad entrambi i discorsi, i grandi cantieri del tempo erano le cattedrali, che grazie alle loro vaste risorse poterono sperimentare forme compositive nuove introdotte attraverso i trattati di architettura e prospettiva e le notizie delle opere romane e centro-europee. Il loro spettacolare dinamismo e la loro qualità servirono perfettamente alle funzioni di rappresentanza e di affermazione culturalea cui ambivano vescovi potenti e carismatici come Luis Antonio Belluga, cardinale e viceré di Murcia e Valencia, Antonio Folch de Cardona, arcivescovo di Valencia, o Armengual Lorenzo in Cadice, primo Vicario Castrense. I loro interventi riguardarono essenzialmente le facciate monumentali concesse alle cattedrali incompiute della loro diocesi, cercando di modernizzarle impiegando architetti sia spagnoli sia provenienti da luoghi dell'impero asburgico. Questi professionisti scelti si giovarono di un’importante formazione teorica, che non si accordava né col modello classico imposto dalla Corte né col tradizionalismo casticista madrileno. Lo stile particolare di questi lavori fu influenzato dall’architettura del gesuita Andrea Pozzo, ma ognuno di essi rappresentò un modo diverso di ricezione della sua opera effimera, della sua altaristica oppure del suo trattato Perspectiva Pictorum Architectorum ben presto conosciuto nei diversi centri ispanici. Questa scelta stilistica significava un consapevole contrasto verso il linguaggio aulico ed un'affermazione del potere ecclesiastico spagnolo che non si ridurrà se non verso la fine del XVIII secolo.
Inaugurando questa serie di interventi, fu indetta nel 1703 la gara per la costruzione della porta anteriore della Seo di Valencia, che fu poi assegnata all'architetto e scultore tedesco Rudolf Konrad, formatosi a Roma e membro della Casa dell’arciduca Carlo d'Asburgo durante il periodo della sua candidatura al trono spagnolo. Il suo progetto, strettamente legato ai modelli pozzeschi romani e viennesi da lui direttamente conosciuti, fu favorevolmente accolto dall’ambiente novator dei matematici della città, tra cui l’erudito oratore Vicente Tomás Tosca. In una simile circostanza, l’edificio rinascimentale della cattedrale di Guadix trovò le risorse necessarie per la sua conclusione definitiva solo all'inizio del XVIII secolo, quando Vicente Acero y Arebo fu incaricato di progettarne la facciata (1714), in seguito alterata da Cayón Gaspar de la Vega (1731). Tutte e due lavorarono a contatto con la più importante istituzione culturale della città, il Collegio di San Torcuato della Compagnia di Gesù, dimostrando col loro disegno originale la conoscenza della trattatistica del Barocco italiano con particolare riferimento ai fratelli Pozzo, anche se l’insieme risultò un tanto trasformato nel corso della sua costruzione. Entrambi architetti, Acero e Cayón, si ritrovarono nuovamente nel gran cantiere della nuova sede cattedralizia di Cadice iniziata nel 1722. La presenza in città della Real Compañía de Guardiamarinas, centro di formazione scientifica e militare, erede del Collegio di Matematica gesuita, consentì agli insegnanti di partecipare all’opera come ingegneri consulenti e di correggere la struttura di Vicente Acero. Purtroppo, nella prolungata e difficile messa in opera dell’edificio il primitivo progetto d’influenza pozzesca soffrì profondi mutamenti
Estremamente influenzata da Cadice e Valencia, conclude la nostra discussione il lavoro della Cattedrale di Murcia (1738). Su consiglio dei gesuiti a Cartagena la facciata monumentale fu affidata all'ingegnere militare Sebastian Ferguiñán e la direzione dei lavori fu seguita dall'architetto valenciano Jaime Bort Millá. La maggior parte degli studi che hanno preso in considerazione questa dinamica composizione settecentesca che chiude la Piazza della Cattedrale di Murcia, hanno concordato nella sua graziosa interpretazione dei modelli barocchi italiani, ma la nostra analisi intende dimostrare il suo rapporto diretto con la composizione architettonica e l’altarística diffuse dai due volumi di Perspectiva Pictorum Architettorum.
***
Questo intervento fa parte della ricerca per la tesi dottorale diretta dalla Proff.ssa B. Blasco Esquivias presso l’Università Complutense di Madrid, dal titolo provvisorio "Andrea Pozzo e la Spagna". Il suo obiettivo è quello di individuare i percorsi dell’architettura pozzesca che hanno lasciato tracce nel linguaggio barocco spagnolo, sia tramite la diffusione del suo trattato sia attraverso l’esperienza diretta delle sue opere in Italia e nell'impero asburgico, dimostrando la sua conoscenza ed autonoma interpretazione da parte dagli architetti e pittori spagnoli del XVIII secolo.
In questo periodo, tuttavia, nonostante l'incertezza e le divisioni politiche, si verificò una certa ripresa economica, particolarmente nel sud e nell'est della penisola iberica, cui corrispose una ripresa dell’attività architettonica. Andalusia, Murcia e Valencia appartenevano a un’area lontana dalla corte, dove le strutture del potere ecclesiastico erano ancora intatte e in molti casi contrapposte alla politica dei Borboni, nonostante il clero fosse ben presente presso le istituzioni del governo centrale. Questa era la zona di maggiore presenza dei gesuiti, che favorirono la reazione intellettuale degli scienziati novatores e, in campo artistico, le tendenze alternative a quelle della corte borbonica. Se la cerchia cortigiana cercava di promuovere il classicismo internazionale associato all’assolutismo tramite l’importazione di architetti come Robert de Cotte, Filippo Juvarra, Giovanni Battista Sacchetti, ai quali furono affidati incarichi riguardanti soprattutto l’edilizia reale (il palazzo Nuovo, il Buen Retiro), i professionisti radicati nella tradizione “casticista”, come i Churriguera o Pedro Ribera, furono destinati, invece, ai lavori commissionati dal governo locale e dai clienti religiosi.
Estranei ad entrambi i discorsi, i grandi cantieri del tempo erano le cattedrali, che grazie alle loro vaste risorse poterono sperimentare forme compositive nuove introdotte attraverso i trattati di architettura e prospettiva e le notizie delle opere romane e centro-europee. Il loro spettacolare dinamismo e la loro qualità servirono perfettamente alle funzioni di rappresentanza e di affermazione culturalea cui ambivano vescovi potenti e carismatici come Luis Antonio Belluga, cardinale e viceré di Murcia e Valencia, Antonio Folch de Cardona, arcivescovo di Valencia, o Armengual Lorenzo in Cadice, primo Vicario Castrense. I loro interventi riguardarono essenzialmente le facciate monumentali concesse alle cattedrali incompiute della loro diocesi, cercando di modernizzarle impiegando architetti sia spagnoli sia provenienti da luoghi dell'impero asburgico. Questi professionisti scelti si giovarono di un’importante formazione teorica, che non si accordava né col modello classico imposto dalla Corte né col tradizionalismo casticista madrileno. Lo stile particolare di questi lavori fu influenzato dall’architettura del gesuita Andrea Pozzo, ma ognuno di essi rappresentò un modo diverso di ricezione della sua opera effimera, della sua altaristica oppure del suo trattato Perspectiva Pictorum Architectorum ben presto conosciuto nei diversi centri ispanici. Questa scelta stilistica significava un consapevole contrasto verso il linguaggio aulico ed un'affermazione del potere ecclesiastico spagnolo che non si ridurrà se non verso la fine del XVIII secolo.
Inaugurando questa serie di interventi, fu indetta nel 1703 la gara per la costruzione della porta anteriore della Seo di Valencia, che fu poi assegnata all'architetto e scultore tedesco Rudolf Konrad, formatosi a Roma e membro della Casa dell’arciduca Carlo d'Asburgo durante il periodo della sua candidatura al trono spagnolo. Il suo progetto, strettamente legato ai modelli pozzeschi romani e viennesi da lui direttamente conosciuti, fu favorevolmente accolto dall’ambiente novator dei matematici della città, tra cui l’erudito oratore Vicente Tomás Tosca. In una simile circostanza, l’edificio rinascimentale della cattedrale di Guadix trovò le risorse necessarie per la sua conclusione definitiva solo all'inizio del XVIII secolo, quando Vicente Acero y Arebo fu incaricato di progettarne la facciata (1714), in seguito alterata da Cayón Gaspar de la Vega (1731). Tutte e due lavorarono a contatto con la più importante istituzione culturale della città, il Collegio di San Torcuato della Compagnia di Gesù, dimostrando col loro disegno originale la conoscenza della trattatistica del Barocco italiano con particolare riferimento ai fratelli Pozzo, anche se l’insieme risultò un tanto trasformato nel corso della sua costruzione. Entrambi architetti, Acero e Cayón, si ritrovarono nuovamente nel gran cantiere della nuova sede cattedralizia di Cadice iniziata nel 1722. La presenza in città della Real Compañía de Guardiamarinas, centro di formazione scientifica e militare, erede del Collegio di Matematica gesuita, consentì agli insegnanti di partecipare all’opera come ingegneri consulenti e di correggere la struttura di Vicente Acero. Purtroppo, nella prolungata e difficile messa in opera dell’edificio il primitivo progetto d’influenza pozzesca soffrì profondi mutamenti
Estremamente influenzata da Cadice e Valencia, conclude la nostra discussione il lavoro della Cattedrale di Murcia (1738). Su consiglio dei gesuiti a Cartagena la facciata monumentale fu affidata all'ingegnere militare Sebastian Ferguiñán e la direzione dei lavori fu seguita dall'architetto valenciano Jaime Bort Millá. La maggior parte degli studi che hanno preso in considerazione questa dinamica composizione settecentesca che chiude la Piazza della Cattedrale di Murcia, hanno concordato nella sua graziosa interpretazione dei modelli barocchi italiani, ma la nostra analisi intende dimostrare il suo rapporto diretto con la composizione architettonica e l’altarística diffuse dai due volumi di Perspectiva Pictorum Architettorum.
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Questo intervento fa parte della ricerca per la tesi dottorale diretta dalla Proff.ssa B. Blasco Esquivias presso l’Università Complutense di Madrid, dal titolo provvisorio "Andrea Pozzo e la Spagna". Il suo obiettivo è quello di individuare i percorsi dell’architettura pozzesca che hanno lasciato tracce nel linguaggio barocco spagnolo, sia tramite la diffusione del suo trattato sia attraverso l’esperienza diretta delle sue opere in Italia e nell'impero asburgico, dimostrando la sua conoscenza ed autonoma interpretazione da parte dagli architetti e pittori spagnoli del XVIII secolo.
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