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"O celeste armonia di lieta sorte". "Lectures", lezioni e ricerche di musicologia, a cura di Galliano Ciliberti e Giovanni Tribuzio, Perugia, Morlacchi Editore University Press, 2019 (ISBN 9788893921244)
Questo studio ricostruisce le complesse vicende di un’opera di Gennaro D’Alessandro che si credeva irrimediabilmente perduta dopo i bombardamenti di Dresda durante la Seconda guerra mondiale: l’Ottone, dramma per musica basato sul libretto dell’Adelaide di Antonio Salvi, accomodato da Carlo Goldoni. L’opera fu rappresentata al Teatro Grimani di S. Giovanni Grisostomo di Venezia dal 26 dicembre 1739 al 31 gennaio 1740 al cospetto di Federico Cristiano Leopoldo, principe elettore ereditario di Sassonia. Tramite il libretto goldoniano dell’Ottone è stato possibile rintracciare, attraverso una impegnativa quanto lunga fase di ricerca, una buona porzione dell’opera di D’Alessandro sparsa in diverse fonti. La partitura dell’Adelaide, regina d'Italia, conservata nella Biblioteca Estense Universitaria di Modena, è in realtà tutto quello che rimane dell’Ottone di Gennaro D’Alessandro (inclusi i recitativi e dieci arie) in una versione adattata da Paolo Scalabrini. L'opera fu rappresentata dalla compagnia itinerante di Pietro Mingotti a Praga, Lipsia e Amburgo nel 1744 con il titolo di Adelaide, richiamando l’appellativo del soggetto originale di Salvi. Accanto a tale significativa identificazione si è aggiunta la scoperta di un cospicuo quanto prezioso nucleo di brani dell’Ottone/Adelaide già presenti nella biblioteca privata del compositore Everett Burton Helm ed oggi ripartita tra la Lilly Library di Bloomington e la National Library of Australia di Canberra. L’identificazione e il reperimento delle nuove fonti musicali dell’Ottone di D’Alessandro-Goldoni non sono qui però disgiunte dall’analisi comparata della tradizione dei libretti dell’Adelaide/Ottone. Si è quindi cercato di fornire un quadro più ampio possibile della fortuna di un soggetto settecentesco col quale si cimentarono compositori della levatura di Vivaldi, Orlandini ed Handel.
Il mondo del mito, animato dalla presenza di satiri, ninfe e divinità, caratterizza l’ambientazione dell’opera in tre atti L’amore di Galatea di Michele Lizzi, musicista siciliano di cui quest’anno ricorre il quarantesimo dalla morte. L’incarico di comporre l’opera su libretto di Salvatore Quasimodo fu affidato al compositore dall’Ente Autonomo Teatro Massimo al principio degli anni ’60. L’amore di Galatea venne rappresentata a Palermo il 12 marzo 1964, poi andò in scena il 2 marzo 1968 al Teatro Massimo “Vincenzo Bellini” di Catania e, dopo la morte del compositore, il 4 luglio 1979, al Teatro greco di Siracusa. Quasimodo aveva fuso insieme le vicende di due miti in uno, quello di Aci e Galatea di Ovidio e quello di Polifemo dell’Odissea. Nel suo dramma la forza si impone sulla bellezza e l’ingenuo amore di Galatea per Aci si trasforma in un sentimento struggente, agitato dalla pena e dal rimorso, per Polifemo accecato e poi ucciso da Ulisse. La musica di Lizzi asseconda le diverse situazioni e il contrasto delle passioni che si alternano nel dramma. Dei personaggi in cui si differenziano i temi principali dell’opera, sta al centro la vergine del mito, ma la figura di Polifemo ha una azione determinante e risolutiva del dramma ed impersona il conflitto da cui il dramma si origina e si conclude. Tale conflitto angoscioso si attenua e si compone in una sorta di interiorizzazione penante della fanciulla, in toni di elegia e di lirismo. Il tratto che caratterizza l’opera di Lizzi è la rivisitazione del mito e l’evocazione musicale di atmosfere e paesaggi della Grecia antica, nonché la ricerca di suggestioni sonore di un passato mitico. Nella composizione il musicista fa ricorso ad una continua sperimentazione musicale e ad un linguaggio esplicitamente arcaizzante con forti richiami alla musica antica e alla libera ricostruzione delle sonorità elleniche. Dal concetto di ethos, considerato come potere della musica di agire sulla psiche dell’ascoltatore, il musicista ricavò l’efficacia emozionale che già i teorici antichi avevano attribuito ai «modi» greci. Frutto di una sintesi profonda della tradizione musicale italiana e di un rifiuto del teatro musicale tardoromantico e verista, questa sua concezione drammaturgica trova la sua più alta realizzazione nell’opera L’amore di Galatea con la quale il musicista sentiva di contribuire al rinnovamento del teatro musicale e a proiettarlo verso un «progresso necessario».
Il cosmo magico di Leonardo da Vinci nell’Adorazione dei Magi restaurata, 2017
Zeitschrift für romanische Philologie, 2015
http://www.sidm.it/index.php?option=com_content&view=article&catid=37%3Aconvegni&id=699%3Axix-convegno-annuale-sidm&Itemid=114#bellia
2021
"Arte e Astrologia nel Rinascimento", il nuovo saggio storico artistico di Gilberto dal Cengio, edito da Cierre". 20 novembre 2021 Abbiamo incontrato il giovane professor Gilberto dal Cengio, ricercatore indipendente che collabora da anni con diverse case editrici, il quale ci ha raccontato della sua recentissima pubblicazione a carattere storico artistico edita per i tipi di Cierre, Verona agosto 2021.
Tra l’estate e il tardo autunno del 2019 ho tradotto alcuni albi a fumetti dedicati all’infanzia del mago Merlino. Verso la fine dello stesso anno, googlando il titolo che era stato scelto per l’albo, ho scoperto che diversi siti rimandavano non già alla mia traduzione, ma a una versione dello stesso testo pubblicata nel 2003. Insomma: avevo ritradotto, senza saperlo, un testo che esisteva già in italiano. Nell'articolo, dopo due brevi sezioni introduttive – contestualizzazione dell’opera e delle sue versioni italiane; due parole, in generale, sulla traduzione del fumetto – mostro alcuni esempi dei problemi specifici posti dalla resa in italiano del testo; in un’ultima parte, cerco di convincere chi legge che, tra le due versioni esistenti, nessuna è oggettivamente migliore, ma che invece una versione migliore potrebbe nascere dalla loro unione.
"Nuovo Rinascimento", 2020
Alessandro Luzio (1857-1946) non portò mai a compimento quella monografia su Pietro Aretino che egli vagheggiava. Le sue ricerche però rappresentarono una svolta negli studi aretiniani, non tanto per l'interpretazione del personaggio come primo "giornalista" (che ormai ha fatto il suo tempo), quanto per la singolare messe di documenti, di testi, di informazioni che egli mise in luce e che rinnovarono in modo radicale la conoscenza dell'uomo, dello scrittore, dell'ambiente in cui visse e operò. Gli interventi minori sono stati recentemente raccolti da P. Marini (Manziana 2010). La proposta del testo elettronico di questo importante libretto, folto di notizie sulle quali è bene continuare a meditare e scritto con arguta e cordiale franchezza, non è forse disutile.

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Sinfonie d'arte. Capolavori in dialogo tra Modena e Genova, 2023
«Non già l'huomo per le stelle, ma le stelle son fatte per l'huomo». La repressione dell’astrologia giudiziaria a Siena negli anni dell’emanazione della bolla «Coeli et terrae» (1586), 2021
Alfredo M. Morelli, Il Cento Nuptialis di Ausonio. Il matrimonio, il sesso, il mondo del basso corporale come gioco erudito, in AA. VV., Donne sulla linea del tempo. Incontro culturale, Alvito, Teatro Palazzo Ducale , 17 marzo 2019, Arpino 2020, pp. 73-88., 2020