archeologia Tarquinia
Francesca Pandimiglio
questa ipotesi anche lo stesso nome originario del mo-
numento che fino ad alcuni decenni fa, era conosciuto
Una villa romana lo scavo
dagli abitanti locali come il “Sasso del Predicatore”, della Domus del Mitreo
utilizzato forse anche in epoca medievale come pul- Alla scoperta dei nuovi dati della campagna di
pito da qualche oratore per fini religiosi. Secondo altri scavo con il prof. Attilio Mastrocinque
studiosi, potrebbe trattarsi di un osservatorio di avvi-
stamento per la difesa del territorio o di un monu-
mento funerario o ancora di una cava di materiali
rocciosi. Ulteriori indizi potrebbero comunque venire
alla luce se si iniziasse un’opera di scavo intorno al
monolite fino alla completa rimozione della terra che
ancora in gran parte lo ricopre.
Un altro particolare importante è emerso durante una
successiva ricognizione del luogo quando in una ca-
verna naturale, utilizzata forse come rifugio a poche
decine di metri dalla “Piramide” e a ridosso della rupe
sul versante ovest della valle, sono stati rinvenuti al-
cuni frammenti fittili di vasellame di varie epoche fino
al secolo scorso. Ciò testimonierebbe la continuità di
vita che ha segnato in qualche modo la storia millena-
Gruppo scultoreo di Mitra (II e III secolo d.C.) dalla Civita di Tarquinia,
ria di questo singolare, quanto affascinante e miste- Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia
rioso monumento.
luciano.proietti@libero.it
S
ulle affascinanti e solinghe colline brulle di fronte
la Tarquinia moderna si sviluppava, in forma splen-
dida, la città etrusca e poi romana di Tarquinia, ce-
lebre per i suoi templi e per i ritrovamenti effettuati negli
ultimi anni, come quello che qui andiamo a presentare,
con la sua storia “poliziesca” e che oggi vede partecipare
i giovani studenti di archeologia guidati dal prof. Attilio
Mastrocinque dell’Università di Verona.
La prima campagna di scavo presso la “Domus del Mi-
treo” alla Civita di Tarquinia inizia nel 2014, quando la
Soprintendenza archeologica dell’Etruria Meridionale
con il funzionario Gabriella Scapaticci apre lo scavo ar-
cheologico. Dal 2016 le indagini archeologiche prose-
guono con il professor Attilio Mastrocinque, ordinario e
titolare della cattedra di Storia romana all’Università di
Verona, direttore scientifico dello scavo, affidato al Di-
partimento di Culture e Civiltà dell’Università di Verona.
Siamo andati a incontrarlo direttamente sul sito di scavo
6. Parte rialzata della piattaforma di sommità e ci ha condotto in una visita guidata alla scoperta delle
novità scientifiche rinvenute sul campo. Ci ha subito rac-
contato che nella campagna svolta nel luglio del 2016 ha
Bibliografia
riportato alla luce una porzione della grande domus ro-
T. Gasperoni, G. Scardozzi, Carta Archeologica d’Italia - Bomarzo, Mugnano mana posta non lontano dalle mura antiche (la porta Ro-
Bassano in Teverina, Ed. Daidalos, Viterbo 2010, pp. 347-349
L. Proietti, La Piramide di Bomarzo: cifre, dati quantitativi ed ipotesi inter- manelli è vicina), lì dove è avvenuto il rinvenimento di
pretative, in Archeotuscia news n. 2 Maggio 2010, pp. 36-38 gran parte di una statua di Mitra, sottratta dal mercato
R.Giordano, La Piramide Etrusca, un altare rupestre nel Comune di Bomarzo,
in I Quaderni di Tages, n. 31, Gennaio 2013, pp. 5-9
clandestino e proveniente proprio da questo punto della
M. Sanna, L. Proietti, Presenze archeologiche lungo la via Publica Ferentien- città romana di Tarquinia. La statua è stata recuperata
sis e le sue diramazioni. Indagine conoscitiva di un territorio, Viterbo 2007, nel 2014 dai carabinieri per la protezione del patrimonio
pp. 85-87
Società Archeologica Viterbese Pro-Ferento, Tuscia Nascosta. Guida archeo-
culturale e oggi è conservata e da ammirare al Museo Na-
logica ai siti della Tuscia, Viterbo 2014, pp. 27-33 zionale Archeologico della città.
S. Steingräber, F. Prayon, Monumenti rupestri etrusco-romani tra i monti Ci- Quanto scoperto nella prima campagna del 2016 ha per-
mini e la Valle del Tevere, Canino Info 2011, pp. 32-34
messo di ampliare la conoscenza dello sviluppo planime-
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archeologia
Area di scavo della domus del Mitreo
trico della ricca abitazione. La “Domus del Mitreo”, sita rona, dalla Catholic University di Budapest, dalla Bran-
nella zona chiamata Pian della Regina, a circa 300 metri deis University Waltham, dalla University of Dallas (Fu-
in linea d’aria dall’Ara della Regina, si è dimostrata molto gene Costantin Rome Campus) e dalla Fondazione
più grande di quanto si pensasse, articolata in ambienti Carivit. L’iniziativa ha visto la collaborazione del Co-
di diverse dimensioni e dotata di almeno tre cisterne an- mune di Tarquinia, dell’Università Agraria di Tarquinia,
cora piene d’acqua e altre tre collassate in antico, e di della Fondazione Etruria Mater e della Fondazione Vulci.
una fontana ornamentale. Inoltre, dalle prospezioni geo- Il convegno ha voluto valorizzare un fenomeno dell’an-
magnetiche risulta evidente un duplice schema di im- tichità che da qualche tempo si sta rivelando sempre
pianti residenziali nell’area nord vicina allo scavo, e dal più importante, grazie alle scoperte archeologiche re-
ritrovamento di diversi reperti archeologici, tipici del centi dei nostri scavi, sulla dialettica fra la religione ro-
mondo cultuale, risulta che nei dintorni c’era anche uno mana tradizionale e i culti stranieri, noti anche come
o più edifici cultuali medio-ellenistici etruschi. Fino a “orientali” e “misterici”. Questi culti “stranieri”, secondo
oggi gli scavi hanno messo in luce molti ambienti di que- un concetto proprio dei Romani, ebbero una grande dif-
sta grande domus di epoca romana, il cui impianto prin- fusione all’interno della società romana. Come fossero
cipale, attualmente visibile, spetta all’epoca augustea, organizzati e perché avessero attecchito così profonda-
ma certamente realizzato su strutture preesistenti. L’in- mente nel mondo romano è oggetto delle numerose ri-
dagine e l’analisi stratigrafica hanno permesso d’indivi- cerche in corso. Scavi archeologici e studi decennali
duare cinque periodi di vita principali, compresi tra il III passati hanno chiarito il ruolo della presenza di Greci e
sec. a.C. e il VII sec. d.C. Lo scavo ha sinora rilevato una Cartaginesi lungo le coste laziali nello sviluppo di feno-
estensione abitativa di circa 2.000 m2. meni di recezione di elementi esterni e trasformazione
Nella terza campagna di scavo condotta alla Civita nel
mese di settembre 2018 si sono svolti scavi, attività teo-
rica e pratica di documentazione con rilievi, fotopiani,
schede US, catalogazione e informatizzazione dei re-
perti, e inoltre sono previste visite didattiche a questo
e ad altri siti archeologici del territorio di Tarquinia. Ci
dice il professore: “Già due anni fa dal 16 al 19 giugno
2016 a Tarquinia si è tenuto anche un importante con-
vegno sulla dialettica fra la religione romana tradizio-
nale e i culti stranieri, specialmente quelli di origine
orientale: Mitra, Cibele, Iside, Serapide... Il convegno I
Misteri di Mitra e altri culti misterici nel mondo romano è
stato organizzato dalla Soprintendenza Archeologia del Pavimento in opus figlinum presso la domus del Mitreo alla Civita di
Lazio e dell’Etruria Meridionale, dall’Università di Ve- Tarquinia
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dei pantheon delle città etrusche e laziali; ne sono testi-
monianze antiche ed evidenti il culto di Adone a Gravisca
o gli iniziati ai culti dionisiaci a Tarquinia. Ma è l’epoca
imperiale ad avere riservato le maggiori sorprese. Due
splendidi monumenti del culto di Mitra sono stati rinve-
nuti recentemente l’uno a Veio e l’altro a Tarquinia; men-
tre ben noti in letteratura sono il Mitreo di Vulci e quello
di Marino. Sabato 9 settembre 2017 - ha concluso - nella
Sala degli Affreschi del palazzo comunale ho presentato
anche il nuovo libro The Mysteries of Mithras ”.
Il professore ha poi continuato: “Al margine meridionale
dello scavo sono venuti alla luce altri pozzi dotati di vera
da pozzo. Un pozzo, collassato in antico, a nord-est del-
l’ambiente B (dove è stata trovata la statua di Mitra), è Pavimento mosaicato in tessere bianche e nere alla Domus del Mitreo
alla Civita di Tarquinia
stato scavato fino alla profondità di 3,5 m, senza poter
raggiungere il fondo, data l’esiguità dello spazio disponi- struttive, con la parte arcaica in battuto e una seconda
bile, e lo scavo ha permesso di capire come esso, data- fase costuttiva del II-I sec. a.C.; ne è evidente la presenza
bile intorno al III/II secolo a.C., era stato dotato di una di muri e terrazzamenti di quel periodo. La terza fase pre-
imboccatura in pietra che lo metteva in comunicazione senta un livello di calpestio più alto con motivi geome-
con una pavimentazione posta a poco meno di un metro trici, caratterizzata da pavimenti in malta con inserti di
più in alto, legata a lavori di terrazzamento della zona. I marmo e pietre colorate. Più o meno nello stesso pe-
pozzi in questa zona risultano scavati nello strato geolo- riodo furono realizzati due pavimenti in opus figlinum
gico in argilla molto compatta, erano rivestiti di pietrame formato da cubetti sagomati in cotto che si incastrano
e destinati alla captazione delle acque piovane. Nella fra loro a formare motivi decorativi. Tra la fine del II se-
parte sud-ovest dello scavo è venuta alla luce una fon- colo e la metà del III è stato realizzato un mosaico bianco
tana databile all’epoca augustea, quando furono realiz- con bordatura nera nell’ambiente B, tecnica romana per
zati anche pavimenti in signinum lungo i lati ovest e nord proteggere pareti e pavimenti dall’umidità; è evidente
dell’area indagata. La fontana è quadrangolare, ha un pa- inoltre l’edificazione di un muro in blocchi di macco e
vimento in nenfro, tre pareti dotate di una canaletta rea- pavimenti in opus signinum (malta mista a frammenti di
lizzata con un muro esterno parallelo a quello interno, il terracotta e pietre, con motivi più o meno regolari sulla
quale è dotato di lesene su tre lati, mentre sul terzo c’è superficie creati da elementi litici).
la porta. Al centro resta un foro sul pavimento, dove era Nel IV secolo dev’essere avvenuto un terremoto o un
alloggiato l’alto piede di un labrum (vasca) in marmo altro evento distruttivo che abbatté alcuni edifici e la
bianco, di cui si sono trovati frammenti. In età medio-im- fontana. Sopra i resti dei crolli fu posto un piano di cal-
periale avanzata la fontana era crollata e il suo interno pestio di color giallastro e la vita è continuata in tono
colmato per livellare il piano. Lo stesso accadde al pozzo minore nell’area abitativa. Dal fondo della cisterna
a nord-est, il cui collasso coinvolse parte del pavimento presso la fontana vengono resti di animali macellati,
fatto con blocchetti di terracotta che gli stava accanto”. cocci di pentole e di vasi per attingere acqua, databili
fra il V e il VII secolo. C’erano anche i resti di una pentola
Abbiamo poi chiesto al direttore a che punto sono gli frammentaria, contenente ancora tracce di un pasto a
scavi allo stato attuale. “Sopra i resti della città vecchia, base di brodo animale.
prima etrusca, poi romana e altomedievale, in questo Sono oltre venti i giovani coinvolti nella campagna svolta
luogo la domus ha restituito una trentina di ambienti, di- nel nel mese di settembre. Studenti e dottori di ricerca
sposti su diverse terrazze che si adattano alla morfologia dell’università di Verona e di altri atenei. Le indagini nella
del sito, pavimentati in differenti modi, anche a mosaico. cisterna, estremamente complesse, sono affidate a Fabio
In uno degli ambienti è stata trovata un’eccezionale fon- Fiocchi; lo studio della stratigrafia dello scavo è affidato
tana, che non trova confronti nel mondo antico, in grado a Fiammetta Soriano, mentre i materiali rinvenuti sono
di autoalimentarsi con l’acqua piovana. Tutta l’area abi- analizzati da Chiara Marchetti ed Elisa Zentilini. La
tativa è dotata di pozzi e cisterne. Alcuni risultano col- domus - ha concluso il prof. Mastrocinque - non è con-
lassati già in antico e colmati. Altri invece conservano forme agli standard delle case e delle ville di epoca ro-
ancora l’acqua e sono costantemente alimentati dalle mana ma conferma la peculiarità e forse il
piogge. Molto interessanti sono i vari pavimenti della conservativismo di Tarquinia, grande metropoli etrusca
domus, alcuni a nastri frammentati, altri a schema lobato che anche sotto i Romani mantenne la sua identità”.
a mosaico di vario tipo o con schema floreale. Lo studio
ha ricostruito la successione temporale delle fasi co- pandimigliofrancesca@libero.it
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