Il libro, come la mostra a cui si accompagna, presenta la sorte del tutto particolare di
un sito archeologico in Siria durante i recenti sette anni di guerra. L’antica città di Ur-
kesh, oggi Tell Mozan, nella Siria nord orientale, è diventata un focolaio di attività che
sviluppano, attorno al sito archeologico, una forte e inaspettata sinergia fra una varietà
di comunità e gruppi sociali. In forte contrasto con la violenza distruttrice della guerra
e di intenzionali e perversi movimenti iconoclastici, Urkesh è emerso come una fonte di
speranza e un motivo di orgoglio per le popolazioni che vi gravitano attorno. In questa
prospettiva, il progetto è anche diventato un modello di quella nuova sensibilità che l’ar- Giorgio Buccellati
cheologia come disciplina sta sviluppando – la sensibilità, cioè, per il valore del territorio
Stefania Ermidoro
I millenni
come elemento portante in comune fra gli antichi e chi oggi vi abita.
Yasmine Mahmoud
Giorgio Buccellati è Professor Emeritus nei due dipartimenti di lingue vicino orientali e di storia
presso l’università di California a Los Angeles (UCLA), dove insegna tuttora. Nel 1973 ha fondato
l’Istituto di Archeologia (oggi il Cotsen Institute of Archaeology), di cui fu il primo direttore fino
al 1983, e dove è ora Research Professor e direttore del Laboratorio Mesopotamico. È inoltre di-
per l’oggi
rettore di IIMAS – The International Institute for Mesopotamian Area Studies. Ha pubblicato una
grammatica strutturale del babilonese, edizioni di testi cuneiformi, e numerosi studi sulla storia,
la religione, la letteratura e l’archeologia mesopotamica, oltre ad esser l’autore di importanti siti
web scientifici.
Il progetto archeologico di Urkesh è sotto la direzione di Marilyn Kelly-Buccellati, Professoressa
I millenni per l’oggi
Emerita della California State University, Los Angeles e Visiting Professor presso il Cotsen Institute
of Archaeology della UCLA. Con il marito Giorgio ha condotto scavi e ricognizioni archeologiche
in Iraq, Turchia, il Caucaso e soprattutto in Siria, dove da trent’anni è direttrice degli scavi dell’an-
tica città di Urkesh. Oltre alla pubblicazione documentaria dei suoi scavi a Terqa e Urkesh, è nota
soprattutto per i suoi studi sulla glittica, la ceramica, e vari aspetti interpretativi dell’arte e della
cultura siro-mesopotamica.
L’archeologia contro la guerra: Urkesh di ieri nella Siria di oggi
Stefania Ermidoro, dopo un Dottorato di Ricerca in Storia Antica e Archeologia all’Università di
Ca’ Foscari, ha trascorso periodi di studio a Heidelberg, Helsinki, Venezia e Lovanio. Attualmente
detiene una borsa di studio della British Academy presso la Newcastle University, Inghilterra. I
suoi ambiti di ricerca includono pratiche alimentari , paesaggio idrico, letteratura mesopotamica e
storia dell’Assiriologia. Ha partecipato a missioni archeologiche in Italia, Tunisia, Siria e Iraq. Colla-
bora con il progetto archeologico di Tell Mozan / Urkesh dal 2008 e dal 2011 è responsabile della
conservazione del sito e del sistema di valorizzazione dell’area archeologica. Dal 2018 è direttrice
dell’associazione AVASA.
Yasmine Mahmoud ha studiato archeologia all’Università di Damasco e si è laureata nel 2010.
È ora nel programma di Dottorato dell’Università degli Studi di Pavia nel Dipartimento di storia,
concentrandosi sugli studi del vicino Oriente, più specificamente sulle rappresentazioni umane in
Urkesh / Tell Mozan. Ha partecipato agli scavi di Tell Mozan dal 2008, nella città vecchia di Dama-
sco e in Georgia. È attualmente la responsabile in Siria del progetto di Tell Mozan.
euro 14,00
www.sefeditrice.it
I millenni
per l’oggi
L’archeologia contro la guerra:
Urkesh di ieri nella Siria di oggi
Giorgio Buccellati
Stefania Ermidoro
Yasmine Mahmoud
con le poesie di
Adel Mahmoud
premesse di
Mahmud Hamud
Giuseppe Guzzetti
Marilyn Kelly-Buccellati
contributi di
Amer Ahmad
Ristom Abdo
Emma Florio
Yara Moualla
Hiba Qassar
Enzo Sartori
interventi di
Antranig Ayvazian
Suleiman Elias
postfazione di
Domenico Quirico
I millenni per l’oggi. L’archeologia contro la guerra: Con il contributo di
Urkesh di ieri nella Siria di oggi
Mostra realizzata per la XXXIX edizione del
Meeting per l’amicizia fra i popoli
e il sostegno di
A cura di
Giorgio Buccellati, Stefania Ermidoro, Yasmine Mahmoud
Con la collaborazione di
Amer Ahmad
Coordinamento generale di
Giorgio Buccellati e Marilyn Kelly-Buccellati
Con la consulenza di
Federico Buccellati, Elena Croci, Ruggero Spagliarisi
Con la collaborazione di
"New Horizons School" di Qamishli (Siria)
"Scuola Media Statale" di Domodossola
Progetto allestimento di
Marco Oliva
da un'idea di
Emma Florio
Noleggio della mostra
Meeting Mostre
info@meetingmostre.com
www.meetingmostre.com
© 2018 Società Editrice Fiorentina isbn: 978-88-6032-481-8
via Aretina, 298 - 50136 Firenze
tel. 055 5532924 Proprietà letteraria riservata
info@sefeditrice.it | www.sefeditrice.it Riproduzione, in qualsiasi forma, intera o parziale, vietata
facebook account: www.facebook.com/sefeditrice Progetto grafico e impaginazione
twitter account: @sefeditrice Andrea Tasso
Indice
Premesse 5 3. La dignità del passato
Il valore dell’archeologia per una Siria unita Conservazione del sito 32
di Mahmud Hamud 5 Manutenzione e risorse locali 34
La condivisione dei sostenitori Il tempio 34
di Giuseppe Guzzetti 5 La fossa necromantica 36
La promessa di un futuro giovane Il Palazzo reale di Tupkish 37
di Marilyn Kelly-Buccellati, Giorgio Buccellati 6 I nostri “agenti” sul campo 38
Rapporti dalle “trincee” 40
Introduzione.
L’urgenza di comunicare 4. Una città morta che è viva
La tematica della mostra 8 Turismo di guerra 46
Giorgio Buccellati
Tradizioni interrotte 48
Il senso di una mostra 10
Il sito come un libro 48
Il percorso 11 L’itinerario e le due visuali 50
La poesia come filo conduttore 13 Una bellezza semplice 52
La forza degli ideali 13 Un’oasi nel mezzo della guerra 55
Un’unità che rafforza la diversità 13 Il futuro che esplora il passato 55
Perché l’archeologia 14
5. Lo ieri di oggi
1. Perché? 16 Fruizione e sostenibilità 60
Provocazioni 19 L’entroterra di Urkesh 62
La guerra ci provoca 20 Il parco eco-archeologico di Urkesh 62
In guerra contro le intemperie 20 “Il portale di Urkesh”: una microstoria della Siria
Non più, non mai stranieri 21 di Hiba Qassar 62
Portando Urkesh in ogni villaggio 64
2. Ospiti della storia Una risposta commovente 64
La città antica 22 La campagna di sensibilizzazione nei villaggi
Il compito dell’archeologia 24 di Ristom Abdo 65
Gli scavi di Urkesh 24
Il quadro storico 25 6. Urkesh parla siriano
Le mostre 70
I grandi spazi 25
I volti di Urkesh 28 Perché le mostre 72
La voce di Urkesh 31 La mostra delle due bandiere 73
La più piccola mostra, e la più grande 73 Il progetto “musica” 96
“Dal profondo del tempo” al Meeting 73 La suite “Urkesh oltre Urkesh” 96
“Dal profondo del tempo” a Qamishli 74 Visualizzazione 97
Un gemellaggio di siti archeologici 74 Il progetto “Urkesh in musica” – per il futuro… 97
“Il futuro giovane” a Beirut 75
“Il futuro giovane” a Qamishli 76 9. ...e io?
Riflessioni 98
Riflessioni
di Amer Ahmad 78 La lezione del buio 100
Partire dal basso 100
7. Archeologia per un futuro giovane Valori e contro-valori 100
Educare come condividere 80 Il potere di una archeologia consapevole
Alle radici del domani 82 di Yara Moualla 101
Una piccola Nazioni Unite
I più piccoli 82
di mons. Antranig Ayvazian 102
Il progetto “scuole”… 82
Per il rinnovo di una società civile
Visto dall’Italia
di Suleiman Elias 102
di Enzo Sartori 85
Archeologia collaborativa
Visto dalla Siria
di Hiba Qassar 103
di Amer Ahmad 87
L'avventura del costruire una mostra
«Che cosa mi fa sentire a casa?»88
di Emma Florio 104
Il progetto ricerca 89
Il progetto università 91 Postfazione. «…Il volto della città» 106
Domenico Quirico
8. Un buio che brilla di luce,
un silenzio capace di suono 94
Enzo Sartori
Ringraziamenti 109
OrcheStrana in azione 96 Crediti fotografici 111
Premesse
Il valore dell’archeologia per una Siria unita La situazione ora è buona. Il mio obiettivo, adesso, è
sviluppare la nostra cooperazione con tutti, con tutti i pa-
Il nostro patrimonio culturale ha sofferto e continua a esi e le organizzazioni straniere, per ricostruire, ripristinare
soffrire dal 2011, con danni e distruzioni; speriamo che e riformare il nostro patrimonio. Un patrimonio che non è
un giorno questa crisi finisca e che possiamo ottenere la solo siriano, ma che appartiene a tutta l’umanità: avremo
pace. Al contrario, mi fa piacere poter dare qui rilievo al quindi bisogno di tutti gli sforzi possibili, da ogni parte.
progetto dei Buccellati a Tell Mozan, l’antica Urkesh, di Infine vorrei trasmettere a tutti questo messaggio: la
cui sono molto orgoglioso. Siria rimarrà unita, e i Siriani rimarranno uniti: nessuno
Troppo spesso gli archeologi non si preoccupano delle può dividerci.
comunità locali, mentre nel caso di questa missione l’im-
pegno da questo punto di vista è davvero unico, tra le oltre Dr. Mahmud Hamud
cento missioni straniere in Siria. Penso che i professori stia- Direttore Generale delle Antichità e dei Musei,
no ora raccogliendo i frutti della loro meravigliosa relazione Damasco
con i locali, perché sono loro, in ultima analisi, che proteg-
gono il luogo. Dobbiamo istituire questo tipo di relazione
anche per tutte le altre missioni. Abbiamo più di 10.000 siti
archeologici in Siria: nessun esercito può tenere al sicuro La condivisione dei sostenitori
e salvaguardare questo patrimonio così ricco. Proprio per
la sua unicità, quello di Tell Mozan è un progetto molto Fondazione Cariplo ha festeggiato, sul finire del 2016, i suoi
importante, e siamo pronti a sostenerlo per garantirne la 25 anni di attività filantropica. Dal 1991, infatti, la Fonda-
continuità, sperando che molto presto sarà possibile tornare zione è impegnata nel sostenere e nel promuovere progetti
sul campo per continuare a scavare e scoprire magari anche nel campo dell’arte e cultura, dell’ambiente, della ricerca
l’archivio di questa antica capitale, Urkesh! scientifica e del sociale. In questi 25 anni, la Fondazione,
Giorno dopo giorno, le condizioni in Siria migliora- con la sua azione filantropica, ha consentito la realizzazio-
no. Insieme al nostro team e ai colleghi, ci rechiamo con ne di oltre trentamila progetti di organizzazioni non profit,
urgenza sul campo, per documentare i danni e registrare con un impegno di oltre 2 miliardi e 800 milioni di euro.
cosa è successo, come nel caso del museo di Palmira, e Tra queste iniziative molte sono legate all’impegno
anche per pianificare le azioni future. Succede anche ad della Fondazione nella tutela dell’ambiente e del territo-
Aleppo, per esempio, e qui vorrei menzionare l’aiuto e rio, nella valorizzazione delle opere dell’ingegno e delle
il sostegno dell’ufficio dell’UNESCO a Beirut, in partico- arti dell’uomo.
lare nella figura di Cristina Menegazzi, che con estrema La pubblicazione che avete tra le mani è una testi-
dedizione si è recata ovunque, a volte anche in luoghi monianza importante di quel che intendiamo quando la
pericolosi, dove lei è andata senza avere paura. Abbiamo Fondazione sostiene progetti per la salvaguardia delle
intrapreso opere di restauro, ad esempio a Maalula, dove opere d’arte e monumenti del passato: il progetto qui
abbiamo terminato il restauro del monastero di santa Te- descritto, realizzato dai professori Buccellati e dal loro
cla e del monastero di Sergio e Bacco, e quello di altre team, porta in sé proprio molti elementi: studio, scienza,
chiese. Siamo operativi anche in altre antiche città. intervento concreto con fatica e passione.
Premesse 5
Con questa iniziativa – il merito è tutto di chi l’ha prodigato – noi, i “Mozaniani” in loco e i “Mozaniani” a
realizzata – la nostra Fondazione ha dato coerenza distanza, durante questi lunghi anni di guerra.
alla propria missione, contribuendo alla conservazio- Con tutti i suoi quarantatré secoli, la scalinata è “gio-
ne di un patrimonio di enorme valore che rischiava vane”, perché ancora oggi può accogliere il vigore della
di andare perduto, facendo un’eccezione alle regole gioventù siriana, proprio come loro ci accolgono, a loro
che la vedono normalmente impegnata nel sostene- volta, con le braccia alzate. Ci salutano oggi con entusia-
re progetti sul territorio italiano, principalmente in smo, mostrandoci che si sentono con noi partecipi di un
Lombardia e nelle province di Novara e del Verbano- passato condiviso, e di un futuro ancora da condividere.
Cusio-Ossola. Per quanto possa sembrare strano, quindi, è giusto dire
Il progetto era talmente bello e ricco di significato sim- che questa mostra è il frutto di più di venticinque anni di
bolico che la Fondazione ha accettato di fare la propria preparativi. Quando abbiamo scavato per la prima volta
parte in un’impresa che sembrava impossibile. il grande tempio e il palazzo reale del terzo millennio
Siamo dunque orgogliosi e felici nell’aver potuto leg- in quella che si è rivelata essere l’antica città di Urkesh,
gere dei risultati ottenuti, che questa pubblicazione evi- ci siamo subito preoccupati di preservare le loro mura,
denzia ampiamente. fatte di mattoni di argilla. Abbiamo fatto molti sempli-
ci esperimenti, che si sono infine evoluti in un sistema
Giuseppe Guzzetti coerente, usato per proteggere i muri anche dalle estre-
Presidente della Fondazione Cariplo me condizioni climatiche che caratterizzano il paesaggio
dell’antica Urkesh.
La formazione del pubblico era un altro obiettivo im-
La promessa di un futuro giovane portante, a cominciare dall’educazione dei nostri operai.
Avevamo bisogno di loro, e sapevamo che più erano
L’archeologia si occupa di un passato lontano. Ma oggi preparati, più si sarebbero anche identificati con i no-
ci offre, in Siria, una promessa per un futuro giovane. stri obiettivi comuni. Così la nostra squadra di lavoratori
È un futuro giovane perché i giovani sono al centro istruiti ha dato un contributo fondamentale per la buona
delle dinamiche che spingono la Siria ad andare avanti. riuscita del lavoro. Ma non si trattava solo di questo:
È anche un futuro giovane perché l’archeologia vi par- l’educazione della popolazione locale e la conseguente
tecipa con un nuovo vigore. È l’archeologia in quanto identificazione con il sito antico e la sua ricchezza storica
tale che si riscopre giovane. e artistica ha impregnato l’intera comunità di un orgoglio
La mostra racconta una storia particolare di questa fiero nel preservare il sito persino in tempi così difficili
giovane nuova archeologia, e del suo nuovo futuro gio- come questi.
vane. È la storia di un sito archeologico che ha resistito Nessuno di noi si aspettava una guerra. Ma data questa
alla prova della guerra accettandola come una sfida – il tragedia, tutti noi abbiamo reagito in modo fortemente
sito dell’antica Urkesh, oggi Tell Mozan. È la storia della positivo. Il sito è stato protetto dalle intemperie e dai
straordinaria sinergia tra gli archeologi e le comunità lo- saccheggiatori che avrebbero potuto danneggiarlo per il
cali, tutti alla ricerca di una forte comunanza sulla base proprio vantaggio personale.
di una condivisione di valori. Questa mostra complemen- Solo attraverso la massima diligenza e il duro lavoro da
ta così quella del Meeting di Rimini del 2014, Dal pro-
fondo del tempo, che era dedicata alla parte propriamente
archeologica del nostro progetto.
Siamo orgogliosi che la scalinata monumentale del
tempio principale di Urkesh, che come la vediamo qui
risale a quarantatré secoli fa, si trovi nelle medesime
condizioni in cui era quando l’abbiamo scavata per la
prima volta.
Siamo orgogliosi perché questo non è semplicemen- La scalinata monumentale del tempio
te “accaduto”: è successo grazie alle cure che abbiamo di Urkesh (2400 a.C.)
6 Premesse
Assistenti di Mozan al lavoro
per pulire la scalinata
(22 ottobre 2015 d.C.!)
Giovani universitari in visita a Urkesh,
sulla scalinata monumentale
(aprile 2016)
parte di tutti noi è stato possibile ottenere i risultati sor-
prendenti che vedete documentati nella mostra. E abbiamo
lavorato tutti insieme. Non avremmo mai potuto superare
le sfide se non lavorando come una squadra, con obiettivi
e metodi comuni per quanto lontani fra di loro ne fossero
i membri. Quando si sono verificati problemi, le idee sono
fluite avanti e indietro da est a ovest e da ovest a est. E profondamente gli stessi obiettivi, vivono in questi stessi
tutti abbiamo condiviso l’orgoglio del successo! luoghi, e sono consapevoli che il patrimonio è importante
per il loro sviluppo, così come per la loro vita quotidiana.
Nel Novembre del 2017 abbiamo organizzato una versio-
ne preliminare di questa mostra al Museo Archeologico Speriamo che voi, visitatori di questa mostra, possiate
della American University of Beirut, ospitati dalla colle- vedere, attraverso i nostri sforzi, i risultati di una impre-
ga e amica Leila Badre, direttrice del Museo. L'iniziativa sa culturale che vanta un successo che va al di là della
era dovuta interamente a Hannibal Saad, nell'ambito di dimensione puramente culturale del nostro sforzo. Con-
un vasto programma culturale, Oriental Landscapes, che sideriamo il nostro lavoro come un modello per il futuro.
intende valorizzare la cultura siriana, intesa sempre nel Questa mostra racconta di sinergie a volte inaspettate,
senso più ampio della parola. scaturite attorno al sito di Tell Mozan. Sono le sinergie
La mostra di Beirut ha beneficiato del sostegno dell'U- fra comunità locali di sfondi etnici e religiosi diversi; le
NESCO, ed è rilevante per noi ricordare il messaggio della sinergie fra giovani, siriani e non; le sinergie fra studiosi
Direttrice dell'Osservatorio per l'eredità culturale siriana, e il pubblico; le sinergie fra diverse mentalità e modi di
Cristina Menegazzi. in cui sottolineava come il nostro pro- sentire intergenerazionali.
getto, pur non essendo di per sé di grandi dimensioni, sia Prendiamo chiaramente spunto dal tema del Meeting
estremamente significativo a causa dell'elemento simboli- di Rimini per il 2018: le sinergie di cui parliamo si basano
co che porta con sé, e del messaggio molto importante che su valori profondi, quelle «forze che muovono la storia»
riesce a trasmettere. Vi è, infatti, una grande forza nella di- che, infine, rendono «gli uomini felici» persino in questa
versità: è proprio la diversità che rafforza l'unità, e il pro- Siria oggi messa duramente alla prova.
getto di Tell Mozan lo ha ben dimostrato in questi anni di
guerra, proteggendo questo patrimonio e incoraggiando,
così facendo, la compartecipazione di tutte le varie comu- Marilyn Kelly-Buccellati
nità locali. Il progetto di Tell Mozan mostra quindi come Direttrice, Mozan/Urkesh Archaeological Project
sia possibile lavorare insieme come professionisti – e pro-
fessionisti del patrimonio: lavorare insieme con lo stesso Giorgio Buccellati,
spirito, in accordo con le comunità locali che condividono Direttore, Urkesh Extended Project
Premesse 7
Introduzione
L’urgenza
di comunicare Giorgio Buccellati
La tematica della mostra
… Ora che siamo agli estremi confini della terra,
la mia compagna mi ha chiesto, in lacrime:
pensi che riusciremo mai a tornare?
Le dissi:
andiamo oltre adesso, ma non come migranti:
bensì come i passeri che sanno di poter tornare.
Adel Mahmoud
Prendiamo il volo…
Guardiamo alla mostra come un’avventura che ci associa al passato
remoto di una civiltà scomparsa, e che ci associa al presente presentis-
simo della Siria di cui tutti conosciamo un volto sfigurato.
Con il poeta, siamo certi che torneranno, i siriani, come passeri al loro
nido.
Li seguiamo, nella mostra, in questo loro volo che vuole portarli a casa
“dagli estremi confini della terra”.
E, tramite l’archeologia, dagli estremi confini del tempo.
Il senso di una mostra
Alla scuola del Meeting per l’amicizia fra i popoli ho
imparato molto sull’arte di presentare al grande pubblico
il senso del passato. Il desiderio di comunicare fa parte
integrale del progetto che presentiamo in questa mostra. Un incontro settimanale con gli operai
È l’urgenza di voler condividere qualcosa di importante e durante gli scavi
non immediatamente accessibile.
Per questo, le foto a fianco sono indicative di una
nostra particolare tradizione: le conferenze settimana-
li ai nostri operai, in cui Marilyn e io spiegavamo il
significato del lavoro fatto durante la settimana: cose
difficili, come la stratigrafia o la classificazione ce-
ramica, presentate a un pubblico che consisteva so-
prattutto di contadini con un interesse iniziale assai
limitato per una ricchezza non agricola, diciamo così,
del suolo. Ma tutto si traduceva sempre in una rinno-
vata curiosità e sensibilità, che a loro volta volevano
condividere con le loro famiglie, anche i più piccoli,
Gli incontri settimanali affrontano
che portavano nei giorni di festa a vedere quelli che argomenti tecnici, come i dettagli
erano i “loro” scavi. della tipologia ceramica
Alla scuola del Meeting, dunque, ho imparato a raffi-
nare le modalità di questa urgenza, in funzione del con-
cetto “mostra”. È una concezione che potremmo definire
come “olistica”, nel senso che la mostra stessa, come vei-
colo, è al centro dell’attenzione tanto quanto il materiale
che vi viene esposto. C’è, in questo, un’importante con-
notazione concettuale: lo spazio come tale fa parte del
contenuto, serve a veicolare un concetto di base. Per que-
sto le mostre del Meeting sono memorabili in un modo
del tutto particolare.
Spero che questa mostra, con la sua narrativa di una
impresa che si è sviluppata in modi per noi inaspetta-
ti e sorprendenti, possa essere altrettanto memorabile
per i visitatori, e che questo catalogo possa comuni-
Un operaio in visita agli scavi,
carne l’eco. Possiamo qui rivedere il percorso nel suo nel fine settimana,
insieme. con la sorellina
10 L’urgenza di comunicare
Il percorso affinché possa parlare con la propria voce alle comunità
nel cui presente continua a vivere.
1. Perché l’archeologia? Il senso dell’archeologia pubblica In questa prospettiva, la conservazione del sito assurge
a qualcosa di più che una tecnica, per quanto importante
Nel riportare alla luce architetture e oggetti che la terra na- questa sia. O meglio, la tecnica diventa parte della sensi-
sconde e protegge da millenni, affermiamo che il passato, bilità. Per questo parlo di “dignità”: se, come archeologi,
oggi riguadagnato, è rilevante per il presente e il futuro. È ci impegniamo nella pratica (con la “tecnica”) a conser-
un volto nuovo dell’archeologia: si vuole mostrare come vare il sito e le sue strutture, vuol dire che siamo i primi
la sostanza della storia antica ha una risonanza immediata a riconoscerne l’importanza. (Ove non vi sia conserva-
nella sensibilità dell’oggi. zione, si trasmette comunque un messaggio: il messaggio
Come dice il titolo della nostra mostra: I millenni per l’oggi. che, in fondo, questa testimonianza del passato vale solo
Nel nostro caso specifico, vogliamo poi anche dare una per i libri, non per la realtà vissuta da chi ci abita, nel
risposta a quell’ideologia della violenza che abbiamo vi- presente. Perché ci si dovrebbe aspettare da altri il rispet-
sto così tristemente all’opera nelle tremende immagini di to che le compete se l’archeologo stesso non si impegna
distruzione compiuta dall’ISIS. Nella sua dimensione così a farlo in prima istanza?)
sistemica, questa violenza mira a dissestare le fondamen- Lo “scavato”, dunque, è un patrimonio che parla, sì,
ta stesse della cultura. al mondo accademico. Ma parla anche alla società in cui
A Urkesh, invece, l’archeologia è davvero pubblica, tale patrimonio è incorporato – con una voce che ha bi-
nel suo unire persone di differenti origini etniche. La sogno di noi per farsi sentire.
nostra città hurrita è orgogliosamente siriana, e gli Hur-
riti sono orgogliosamente i loro antenati siriani. Che i
siriani di oggi condividono, altrettanto orgogliosamen- 4. Una città morta che è viva: leggere Urkesh, oggi
te, con noi.
Siamo così tutti, insieme, “ospiti della storia”. Vogliamo che Urkesh non smetta di raccontare ai suoi
visitatori la propria storia. Anche quando si penserebbe
che di visitatori non ce ne possano essere.
2. Ospiti della storia: cosa vuol dire “la storia” Chi, guardando alle incessanti notizie e immagini che
ci vengono dalla Siria oggi, potrebbe immaginare che la
Siamo “ospiti della storia”. gente riesca a trovar tempo e ad aver voglia di visitare un
Per non cadere nella mera retorica, dobbiamo consi- sito archeologico? E invece, questo è proprio quello che
derare cosa sia davvero la storia, così come la vediamo è successo a Urkesh.
quando riemerge dallo scavo. Quando è archeologia. Ed è successo perché c’era qualcosa da vedere (perché
Il nostro progetto, e la mostra che lo illustra, riguarda- ben conservato), e qualcosa da capire (perché ben spiega-
no l’impatto dell’archeologia sul tessuto sociale nel pic- to). Abbiamo creduto nel valore dell’archeologia, di una
colo microcosmo del nostro lembo della Siria. archeologia pubblica ben inserita nel cuore della gente.
Ma se l’impatto è valido, se il nostro impegno non si E così non è mai venuto a mancare quello che possiamo
fonda solo su un eufemismo, è per la grande sostanza che giustamente chiamare il popolo di Urkesh.
c’è a monte. La sostanza di una civiltà antica scomparsa e Perché il flusso di visitatori è composto, oggi, solo o
dimenticata, ma ora dissepolta e riportata in vita. per la massima parte, dalle popolazioni locali. È un “turi-
Dobbiamo, per quanto brevemente, dire cosa è Urkesh. smo di guerra” che serve a dare un senso di valore dove
tutti i valori sembrano crollare, un senso di speranza a
chi vive attorno al sito.
3. La dignità del passato: un valore che merita
di essere conservato
5. Lo ieri di oggi: per un futuro sostenibile
È indispensabile proteggere ciò che scopriamo. Affermia-
mo la dignità del passato come qualcosa che ha un valore L’archeologia è il punto di partenza e, per noi archeologi,
intrinseco: è quello che dobbiamo svelare e proteggere rimane anche il punto di arrivo. La nostra competenza
L’urgenza di comunicare 11
rimane quella che abbiamo visto finora: avendo scavato, 7. Archeologia per un futuro giovane: centralità dell’educazione
proteggere e dar senso a quello che si è trovato.
Ma lo scavato non è solo qualcosa di materiale che Seguendo l’iniziativa dei nostri collaboratori locali, e di
possa essere staccato e avulso dall’humus dove è radicato colleghi in Italia, abbiamo messo in moto una serie di at-
oggi, per quanto possa essere remoto il passato nel quale tività formative che non hanno precedenti. Su due fronti.
queste radici si affondano. E quindi anche come arche- Per i giovani delle scuole medie abbiamo attivato una
ologi ci troviamo a confronto con questo humus, cioè corrispondenza unica nel suo genere, mettendo in contatto
con un contesto che è più ampio del materiale scavato. reciproco due gruppi di ragazzi, uno a Qamishli e uno a
Che un archeologo prenda o meno posizione di fronte a Domodossola. I risultati sono stati commoventi e pieni di
questo contesto, il contesto esiste comunque e reagisce: significato, per loro, certo, ma anche per noi. È un modo
reagisce alla negligenza come reagisce all’impegno. esemplare per contribuire ad allargare gli orizzonti. Sono
Per parte nostra, abbiamo messo in moto alcune attivi- orizzonti intellettuali – la conoscenza di un momento parti-
tà mirate a chi vive del sito oggi, e che vorremmo potes- colare del passato, visto di prima mano, e ancor più l’inco-
sero vivere ancora meglio domani. È un modo concreto raggiamento a saggiare la propria capacità di appropriarsi
di concepire la sostenibilità. Avevamo in programma di dei valori del passato. E sono orizzonti più propriamente
istituire un grande Parco eco-archeologico: non avendo personali, con il sorgere di un maggior senso di apprez-
avuto tempo di finalizzare (dall’alto) le cose prima della zamento di sé rinforzato dal sentirsi apprezzati da altri, e
guerra, abbiamo messo in atto (dal basso e durante la “altri” così lontani e in contesti così radicalmente diversi.
guerra), alcuni aspetti che fluiranno nel Parco in futuro. Per i giovani universitari siriani abbiamo organizzato
In questa prospettiva, illustriamo qui due progetti: dei seminari e delle giornate di lavoro centrate sul mate-
la produzione artigianale di un gruppo di donne e una riale di Urkesh. In questo caso, è proprio archeologia nel
campagna capillare di sensibilizzazione della popolazio- senso più stretto della parola: questi sono studenti della
ne nell’entroterra di Urkesh. disciplina come tale, e l’idea che Urkesh possa servire da
laboratorio di eccellenza per i loro lavori (in particolare
lo studio della ceramica e del rilievo topografico, entram-
6. Urkesh parla siriano: le mostre come veicolo di condivisione bi impraticabili in altri siti) dà al nostro progetto una va-
lenza del tutto inaspettata proprio sul livello scientifico.
Una mostra, specialmente una mostra del Meeting, offre
un modo tutto particolare di comunicazione. Il visita-
tore è coinvolto in una maniera più totalizzante che 8. Un buio che brilla di luce, un silenzio capace di suono
nella lettura di un testo scritto, o anche nella visione di
un’azione rappresentata sullo schermo. Si è insieme ad L’ultima stanza della mostra rimane strettamente legata
altri, ma il percorso è sempre personale. Lo spazio che ti alla dimensione sensoriale: è dedicata in modo esclusivo
racchiude offre un contesto altro dal mondo, in questo alla musica. Ma una musica speciale.
senso un po’ come un palcoscenico: ma tu sei al centro Quando cominciò a farsi strada l’idea della mostra, ne
del contesto. Ci sono aspetti scenografici e sensoriali parlai con Enzo Sartori, che aveva composto dei brani mu-
più ricchi, che colpiscono l’attenzione e si fissano nella sicali di grande bellezza per le nostre due altre mostre del
memoria proprio perché tu diventi come complice della Meeting (Dal profondo del tempo, 2014; Georgia, paese
narrazione. d’oro e di fede, 2016). Ma questa volta l’idea era diversa:
Per questo, alla scuola del Meeting, come dicevo all’i- volevamo coinvolgere attivamente i suoi studenti del pro-
nizio, ho sviluppato una serie di mostre diverse (la pri- gramma musicale della scuola media statale di Domodos-
ma, a dir il vero, prima dell’incontro con il Meeting). sola. Sviluppando il concetto, ne abbiamo visto la grande
Parliamo di mostre, quindi, all’interno di questa nostra potenzialità educativa: incoraggiare i ragazzi a staccarsi
mostra. Ma il motivo non è per scrupolo documenta- dalla farragine di impulsi visivi che ci assediano, e identi-
rio. Vogliamo invece evidenziare, una volta di più, la ficarsi con dei potenziali visitatori non-vedenti per spiegar
vitalità di un’idea così come la stiamo portando avanti loro, musicalmente, il senso della mostra.
a Urkesh. Un ulteriore modo per rispondere all’urgenza Allo stesso tempo, questo doveva essere una sfida per
di comunicare. i visitatori della mostra. L’invito è quello di staccarsi, allo
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stesso modo, dalla dimensione ossessionatamente visiva, timento di base: l’appartenenza al passato, al proprio ter-
e raccogliersi in un momento di silenzio, al buio, per dare ritorio, alla storia che è lì radicata.
spazio all’interpretazione musicale di questi giovanissimi Il velo di nostalgia che sottende questi testi riflette il
compositori. Diventare non-vedenti per vedere meglio, sentimento di un popolo, oggi, lì.
ispirati dalla musica, sulle orme di un antico testo sume- “Nostalgia”, il dolore in attesa del ritorno, che si erige nella
rico che vede in una persona nata cieca il potenziale per nostra consapevolezza a volte quasi come un miraggio.
diventare un «grande cantante», perché il cieco è uno «a Adel Mahmoud ci fa partecipi della grande sensibilità
cui la luce è vietata, eppure può vedere» (mito di Enki e della sua gente per questo radicamento. E ci aiuta a ve-
Namma/Ninmah). dere la grande unità che sottende i momenti e gli aspetti
La musica sarà disponibile sul sito www.avasa.it subito della nostra vita, dove il “sentimento del tempo” invade
dopo la chiusura della mostra. ogni nostra percezione, da quella del reperto che esce dal
collasso del suo contesto originale a quello della speran-
za di chi non vuole dare per perso il proprio contesto
9. …e io? Riflessione e l’accompagnamento delle guide attuale – in fondo, il proprio contesto nazionale.
Questa della musica è la provocazione finale della mo-
stra. È un invito a rispondere, a capire. I cinque brevi La forza degli ideali
brani musicali traducono il sentire di questi giovanissi-
mi compositori, stimolati dal contenuto della mostra a “Il centro per il rinnovo della società civile”.
“pensare” la Siria oggi. L’invito è per ognuno di noi di Siamo ad Amuda (la foto in basso alla pagina seguen-
comporre, per così dire, la nostra “musica”, la nostra in- te), una piccola città vicino a Urkesh, che ha accolto nel
terpretazione. 2015 la nostra mostra su Urkesh. Il nome del centro che
Oltre che dalla musica, l’invito per i visitatori vie- ha ospitato la mostra è appena visibile nello sfondo della
ne dalle guide, che “accompagnano” i visitatori con un scena nella foto. Ma proprio questa noncuranza ci parla
coinvolgimento che va oltre la semplice comunicazione con una grande eloquenza.
di informazione. La loro presenza riflette una immedesi- Il concetto di “rinnovo” non è sventolato come una
mazione con il messaggio della mostra nel suo insieme, bandiera per farsi belli. La “società civile” non è un mi-
e per questo aiuta i visitatori a trovare la loro risposta ai raggio. Sono ideali tradotti in realtà vive e presenti.
significati più profondi. A questa riflessione conclusiva Qui invece (la foto in alto alla pagina seguente) siamo a
il lettore del catalogo può solo arrivare attraverso la pa- Qamishli nell’aprile di quest’anno 2018. Un’altra mostra su
gina scritta. Il catalogo cerca in parte di compensare a Urkesh. Con i testi scritti in arabo e curdo oltre che in inglese.
questa mancanza accentuando la dimensione della po- E un visitatore di riguardo: il mons. Antranig Ayvazian, della
esia, per quella sua caratteristica fondamentale di pro- Chiesa armeno cattolica di Qamishli, a cui gli organizzatori
vocare una lettura, e quindi una risposta, più personale curdi della mostra danno un benvenuto speciale.
e coinvolgente. Anche questi sono ideali tradotti in realtà vive e presenti.
Un’unità che rafforza la diversità
La poesia come filo conduttore
È così che il passato serve a unire le comunità. È un pas-
Ho tenuto molto, dunque, ad avere come filo conduttore sato che le afferma diverse, perché segnate da una loro
della mostra i brani poetici di un grande poeta siriano proprio storia, pur se spesso conflittuale. Ma è anche un
contemporaneo, Adel Mahmoud, e gli sono molto grato passato che le accomuna, perché queste storie diverse si
per aver acconsentito a donarci una piccola antologia sono intrecciate in una innumerevole quantità di modi.
che ci accompagna nella mostra e in questo catalogo Da questa polarità nascono due fattori che hanno impres-
(nella traduzione di Yasmine Mahmoud e Stefania Er- so un forte segno sul carattere dei Siriani.
midoro). Il primo è il senso di rispetto. Sarebbe innaturale e
Sono un filo conduttore che traspone in parole il sen- improponibile un euforico appiattimento delle differenze
L’urgenza di comunicare 13
Mons. Antranig Ayvazian in visita
presso la mostra su Urkesh a Qamishli
che pretenda non ci siano stati conflitti, che non riman- Mantenere questa nostra identità come archeologi è un
gano animosità. È invece il rispetto delle differenze che fattore essenziale. Sì, contribuiamo in una piccola parte
dobbiamo imparare dai siriani. E il rispetto vale molto allo sviluppo economico delle popolazioni locali, offren-
più della tolleranza: questa accetta per mancanza di me- do lavoro, e anche proponendo programmi di sviluppo.
glio, quello invece riconosce un valore “altro”. Ma il nostro contributo essenziale e insostituibile rima-
Il che ci parla del secondo grande aspetto del carattere ne intimamente legato alla nostra competenza primaria.
siriano. La mancanza di appiattimento vuol dire che si vo- Pensare che la dimensione scientifica dell’archeologia
gliono addirittura potenziare le differenze, non per acquisire possa trascendere gli interessi veri e vivi di chi lì è di
una posizione di forza di fronte all’altro in attesa di un con- casa può nascondere una forma subdola di colonialismo.
flitto al momento giusto, ma invece per godere della diver- È proprio qui, invece, che sta la nostra forza.
sità dell’altro, quasi anche quando a prima vista non piace. La guerra ce lo ha dimostrato. Il sito di Urkesh, come la
mostra mette bene in evidenza, ha nutrito le popolazioni
locali proprio perché è un sito archeologico, conservato
Perché l’archeologia
La”comunità” degli archeologi
Con il nostro percorso, dunque, siamo arrivati a dare
una risposta alla domanda iniziale. È indubitabile che
il primo “perché” dell’archeologia trovi la sua risposta
nel valore scientifico dell’impresa: la nostra competenza
esclusiva, in quanto archeologi, è sempre e principal-
mente quella di articolare il materiale scavato e di capire
La mostra su Urkesh presso “Il centro
il senso delle tradizioni interrotte che si nascondono in per il rinnovo della società civile”
questo materiale. di Amuda
14 L’urgenza di comunicare
come tale e come tale spiegato da noi, archeologi. Pro- Una comunità all’interno delle comunità
prio perché siamo rimasti fedeli al nostro mandato di ar-
cheologi abbiamo potuto offrire qualcosa che si contrap- Emerge così sempre più chiaramente l’altro versante del
poneva, nel nostro caso specifico, all’ideologia perversa “perché l’archeologia”. Il terreno racchiude un passato
del sedicente stato islamico. Archeologia pubblica non tanto più rilevante quanto più remoto: la rilevanza deri-
implica affatto riduzionismo o appiattimento. Al contra- va dal suo mettere in luce proprio questo radicamento nel
rio, sono proprio gli elementi “difficili” (ceramica, stra- territorio, che non compete a nessun altro se non a quelli
tigrafia, datazione, e così via) che vengono giustamente che lì vivono oggi come coloro che lì sono vissuti nel
percepiti come i puntelli su cui soltanto si possono basare passato. In modo concreto, dunque, l’archeologia svela
le conclusioni ideologiche che ne derivano. radici nuove e inaspettate di una comunità supracomu-
nitaria, e cioè una comunità che abbraccia, per così dire,
tutte le comunità di oggi con l’abbraccio di quelle di ieri.
Educazione come condivisione Essere “ospiti della storia” acquista una valore altamente
pregnante, che si traduce in atteggiamenti molto pratici e
In questo senso, non abbiamo alcuna timidezza a essere scevri di presupposti di cultura e di educazione.
considerati come “intellettuali”. È invece la nostra forza, È in questa dinamica che si inserisce anche il nostro
e una forza che possiamo condividere. esser presenti come archeologi “stranieri” in Siria. Metto
Spiegare, educare, insegnare non implicano affatto vo- la qualifica tra virgolette, perché il grande abbraccio si-
ler imporre qualcosa di alieno. Non si tratta di altro che di riano ci include sempre come membri adottivi, e più che
una ricerca di condivisione, nella convinzione che i valori adottivi, della loro grande comunità. Anche noi formia-
ai quali lavoriamo (nel caso specifico, il valore di un pas- mo una comunità, noi a Mozan come gli altri archeologi
sato, quello di Urkesh, pregno di significato per il presente) in tutti gli altri siti sparsi per la Siria. La nostra comunità
siano valori che parlano per il loro stesso peso e spessore. di Mozan non si sovrappone alle altre comunità, né vo-
È un aspetto della maieutica socratica: non siamo noi a gliamo noi essere più locali dei locali... La nostra "co-
creare i valori, ma li scopriamo e possiamo additarli. munità" è stata invece co-optata, ma non per appiattirsi,
L’immagine iconica della mostra e del nostro catalogo anzi proprio perché siamo differenti e possiamo contri-
(in copertina) è indicativa di tutto questo. La gioia che buire con qualcosa di nostro.
traspare dal gesto di esultanza per potersi sentire a casa Ecco: vorrei che questa mostra potesse co-optare an-
su questa scalinata di quarantasei secoli fa è una gio- che voi, visitatori e lettori, e almeno virtualmente farvi
ia condivisa. Non potremmo mai imporla. Ma possiamo sentire siriani per un giorno, fino a quando sarà possibi-
motivarla, “provocarla”, perché è la nostra stessa gioia. le, per tutti noi, tornarvi, in pace.
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