What is the reality of an illusion? Kumārila Bhaṭṭa's answer
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Abstract
A ĀṬṬ M M S Ī ĀṂ Ā In questo breve articolo mi propongo di esplorare la connessione fra conoscenza erronea e conoscenza di un'assenza, a partire da un controverso passo dello lokav rttika Ś ā di Kum rila Bha a. L'esempio ā ṭṭ standard di conoscenza erronea, cui farò continuamente riferimento è quello della madreperla scambiata per argento. Immaginiamo di camminare lungo la spiaggia e di vedere qualcosa di brillante. Siamo convinti che si tratti di argento, ma invece è solo un pezzo di madreperla. Come è ben noto, le premesse causali, sia sul piano psicologico sia su quello fisico, di tale errore, sono state al centro di importanti controversie filosofiche in India. L'accanimento con cui ci FUP/Munshiram Manoharlal, Firene/New Delhi.
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Indice Indice 1 Prefazione 3 Abbreviazioni 8 Prefazione "Quella che è notte per tutti gli esseri, in essa veglia colui che è domo, laddove gli esseri vegliano, quella è notte per il veggente silenzioso." BG II.69 Se è vero che alla base della conoscenza vi è l'esperienza, questa non può essere intesa, come si fa generalmente, solo relativamente allo stato di veglia. Esso, infatti, non è uno stato permanente, come non lo sono quelli di sogno e di sonno profondo. Ognuno di essi rappresenta solo una parte dell'esperienza della vita di un individuo. Di conseguenza, l'indagine di una sola di queste condizioni non può che portare a una verità parziale. È necessario perciò che questa indagine avvenga nella totalità e coesistenza di questi stadi per mezzo di un profondo ragionamento, un processo logico tecnicamente chiamato anvaya-vyatireka 1 . Fin dall'antichità, i tre stati (avasthā) di veglia (jāgrat), sogno (svapna) e sonno profondo (suṣupti) sono il perno attorno al quale ruota la ricerca della Realtà Ultima da parte della tradizione induista ortodossa. Essa si dispiega in una speculazione ampia e affascinante, indagata in particolar modo dall'Advaita Vedānta.
Giovane elegante, possessore di mille milioni e di un complesso edipico modesto, ma suscettibile di sviluppo, cerca rispettabilissima conoscenza con infanticida in erba, a scopo gite nell'inconscio, e all'occasione anche nel conscio. Si scriva all'ufficio inserzioni di questo giornale, firmandosi: meglio sublimati che rimossi. Sono preferite le ragazze sotto i quattordici anni, le vergini saranno cestinate. Arthur Schnitzler, Sulla psicoanalisi Gombrowicz, Nabokov, Svevo, Schnitzler, Canetti. Come può succedere che i più grandi siano più o meno tutti violentemente ostili alla psicanalisi? E in fondo, verso la fine, anche lo stesso Freud? Jean Baudrillard, Cool memories Quando la psicologia deve spiegare gli uomini, è perché sono regrediti o distrutti. Quando -fra gli uomini -si ricorre alla psicologia, il breve spazio dei loro rapporti immediati è ulteriormente ridotto, ed essi diventano cose a se stessi anche in questo ambito. Max Horkheimer-Teodor W. Adorno, Dialettica dell' ìlluminismo I "nevrotici" 1951: portano sintomi smessi dai signori. Bobi Bazlen, Note senza testo …eppure Max [Stirner] sa qualcosa di molto importante. Sa che l'io non è un oggetto di pensiero. Carl Schmitt, Ex captivitate salus ...Dill da un analista! Gli uomini come lui non possono farsi analizzare perché sono convinti che non esista altro uomo alla loro altezza.
In the same period in which Heidegger formulates his ontological proposal, Jacques Ellul-influenced by the judeo-christian conception of idolatry and by the philosophical conception of alienation in Marx-develops a systematic analysis of technology as a decisive social phenomenon in the modern world. Although the "philosophers" are a category criticized by Jacques Ellul, the sociological and theological reflection in his writings are recomposed in a dimension that reveals a complex and articulated vision of the world that can be explored with philosophical categories. The dualism of word and image represents a decisive key to interpreting the relationship between reality and truth.
Il problema del dispositivo e l’impressione di realtà ad esso correlata hanno le loro origini negli studi estetici e psicologici sulla locomozione umana che si sviluppano verso la fine del XIX secolo. L’articolo segue l’opera dell’estetologo francese Paul Souriau, L’esthétique du mouvement (1889), con il fine di analizzare le condizioni materiali in cui sorge concretamente la disposizione dello spettatore cinematografico, sottolineando le implicazioni ontologiche e politiche relative a questo fenomeno. Una particolare attenzione è posta in questo senso sull’incrocio che si crea tra le ricerche della teoria della rappresentazione e la nascita di dispositivi pre-cinematografici che fungono da strumento scientifico nel processo di oggettivazione e controllo del movimento umano.
Il Monte Libano tra fiction e realtà storica in un romanzo di Maḥmūd Šubāṭ (Shebat), 'Aḏrā' qaṣr al-šayḫ (La vergine del palazzo dello shaykh), Dār al-Kifāḥ li 'l-Našr wa 'l-Tawzī', al-Dammām 2010, pp. 165. Quanto un romanzo si ispira alla storia e quanto la storia si può esprimere attraverso un romanzo? È possibile indagare la realtà sociale e le origini identitarie e nazionali di un paese mantenendo fedeltà storica da un lato e fantasia letteraria da un altro? Questi sembrano essere gli interrogativi che percorrono il romanzo di Maḥmūd Šubāṭ 1 'Aḏrā' qaṣr al-šayḫ. L'autore racconta la storia del Libano ai tempi della dominazione ottomana, in modo tutt'altro che didascalico, riuscendo a immergere il lettore in una realtà remota e distante, ma non abbastanza da poter essere dimenticata o cancellata. Nel romanzo la storia del Libano viene narrata attraverso le avventure e le vicende personali del protagonista, Naṣṣār, una persona alla continua ricerca delle proprie origini. Obiettivo preminente dell'autore di 'Aḏrā' qaṣr al-šayḫ è quello di tracciare il vero quadro di quella che fu l'occupazione ottomana nel Monte Libano alla fine del XIX secolo. La maggior parte del romanzo si svolge in un villaggio del Monte Libano, in cui l'organizzazione politica è fondata sul divario sociale esistente tra la famiglia al-Ğūrī, a cui appartiene lo šayḫ -autorità politica e spirituale -e la famiglia al-Šmaysānī, composta da poveri contadini che lavorano per lui. Nel raccontare gli eventi, l'autore non esita a denunciare, oltre allo sfruttamento a cui i contadini erano sottoposti, la sudditanza dei governatori locali verso i Turchi all'epoca dell'occupazione e lo fa con particolare intensità visiva ed espressiva. Il romanzo è incentrato sulla storia di un giovane -l'io narrante -che s'imbatte per caso nei diari di un suo antenato di nome Naṣṣār, di cui nessuno gli aveva mai parlato. Dalla lettura dei diari, il protagonista scopre qualcosa di cui era completamente all'oscuro: il suo avo aveva origini turche. Di tutta la famiglia, solo suo nonno As'ad si mostra disposto a chiarirgli questo mistero e racconta al nipote l'antefatto della nascita di Naṣṣār, partendo dalla storia della madre di quest'ultimo, Maryam. Così, grazie a questi due espedienti letterari, i frammenti dei diari da un lato e i dialoghi con il nonno dall'altro, l'autore ci riporta al 1850, anno in cui Maryam, una bellissima ragazza libanese, sposata con Ğamīl al-Šmaysānī, viene brutalmente stuprata da due soldati turchi. Questo tragico evento cambierà definitivamente le sorti dei due giovani sposi, costretti a lasciare il loro villaggio, Tall al-Bāz, e ad emigrare -anzi a "sparire" -a causa dell'incapacità dello šayḫ al-Ğūrī di far valere le ragioni dei contadini di fronte al colonnello turco a capo dell'esercito di stanza nella zona. Lo šayḫ si sottomette alla scelta del colonnello di lasciare il crimine impunito, pur di mantenere il potere politico e i privilegi di cui gode. Maryam e Ğamīl lasciano dunque la loro casa per trasferirsi a Trebisonda, in Turchia, dove nasce Naṣṣār, il quale, crescendo, dimostra una forte somiglianza con uno dei due soldati turchi che avevano violentato la madre. Quando
Between, 2019
In Invisible Cities , Italo Calvino questions the status of literary fiction, between truth, falsehood and possible worlds. Having faced the impasse of a mimetic vision of literature, and of a manichean distinction between ‘true’ and ‘false’ fictions, Marco Polo avoids the risk of annihilation by creating a Heterocosm , in which the oppositions real/unreal and true/false can be completely disarmed. The dialogue between Marco and Kublai Kan keeps coming back to the same questions: what is the relationship between cities existing on maps, cities created through a narrative, and narrated cities which pretend to reproduce real cities? And what is the whole point in describing cities, be them visible or invisible? Considering literary universes as fictional objects (grounded in alternative realities which are self-sufficient and yet variously connected to real places and objects, historical people and events) does not imply denying their truth value and their cognitive function in relati...
Paradoxa, 2009
Scienza e Conoscenza Blog, 2016
La realtà è un'illusione. I misteri della meccanica quantistica.
La lettura corrente delle analogie tra Bradley e Śaṃkarasolitamente si concentra sulla seconda parte di "Apparence and Reality", lasciando alla prima il ruolo di lunga premessa, quando invece è nella prima parte – Apparence - che Bradley introduce l’impianto concettuale che permetterà poi di comprendere il suo concetto di Assoluto. In questa prima parte, l’autore inglese opera una destrutturazione delle categorie dell’esperienza comune che ricorda da vicino quella operata da Nāgārjuna nella sue "Strofe sulla via di mezzo". Non è così importante riscontrare una perfetta corrispondenza nei singoli procedimenti logici, quanto mettere in evidenza l’intento de-costruttivo che anima i due autori. Dopo questa prima analisi, che rivelerà come la nozione di apparenza emerga come sintesi tra il momento della “percezione” e quello della “descrizione” del reale, si sarà in grado di comprendere più rettamente l’evoluzione “anomala” di tale nozione, che infatti non si risolve mai completamente in senso idealista e conserva un carattere, problematico e sfuggente, di "indeterminatezza".
Questo volume nasce con l'intento, forse sin troppo ambizioso, di fare il punto su un concetto di grande fascino ma anche di grande ambiguità: il concetto di simulacro.
Elisa Freschi