Un inedito esemplare italiano di Cisioianus
Un inedito esemplare italiano di Cisioianus
Un inedito esemplare italiano di Cisioianus
Un inedito esemplare italiano di Cisioianus.
Sul verso dell'ultima carta del manoscritto ambrosiano + 93 sup., un codice devozionale d'uso
privato compilato probabilmente nella seconda metà del sec. XV, sono trascritti alcuni versi
funzionali alla memorizzazione delle feste dedicate ai diversi santi dell'anno liturgico. Tali
composizioni, che si collocano nel quadro del più vasto genere dei versus memoriales de mensibus1,
dovevano comprendere, nella loro forma originaria, 24 versi esametrici, in cui ogni sillaba si
riferiva a un giorno dell'anno, registrando le iniziali del santo corrispondente. Sono note infatti
come Cisioianus, ove cisio corrisponde al giorno della Circoncisione di Gesù (1 gennaio) e ianus
indica il mese di Ianuarius. Come si può subito osservare da questo dettaglio, la corrispondenza tra
sillaba, giorno e santo non era biunivoca né sistematica ed alcuni elementi avevano significato
verbale e fungevano da raccordo tra le varie iniziali per inquadrarle, con vantaggio mnemotecnico,
in una costruzione dotata di senso compiuto (nel nostro esemplare sopravvive, ad esempio, per il
mese di maggio: «Ma.ius.in.hac.se.ri.e.te.net.ur.ban.in.pe.de.tris.can»).
La conseguente flessibilità di tale struttura lasciava aperta la possibilità di profondi interventi di
rimaneggiamento, originati dalla volontà di inserire la commemorazione di santi che godevano di
particolare venerazione nelle comunità in cui questi speciali calendari metrici venivano di volta in
volta trascritti. Inoltre, tali innovazioni, unitamente all'oscurità dei riferimenti, spesso
incomprensibili per i lettori di diocesi e nazioni differenti, potevano facilmente provocare malintesi
che sfociavano in trascrizioni erronee o in veri e propri arbitrî interpretativi (talvolta registrati in
glosse che pretendevano di esplicitare il nome dei santi indicati 2). Così il valore rappresentativo
delle sillabe e, ancor più facilmente, dei significanti verbali di raccordo si riduceva a una sorta di
nonsense o veniva fortemente modificato e risemantizzato.
Tentare di stabilire, a partire da un singolo esemplare, il calendario ad esso sotteso, e in tal modo
determinare l'origine e l'epoca, se non del codice, almeno della porzione di manoscritto in cui esso è
contenuto, che è ciò che ci proponiamo di fare nel presente saggio, è impresa ardua e che consente,
a causa di intrinseci limiti metodologici, risultati soltanto parziali 3. Infatti tali strumenti non
1 In molti calendari medievali, contenuti in manoscritti liturgici, si trovavano alcuni versi che precedevano o
seguivano l'elenco dei giorni di ciascun mese e trattavano, con funzione mnemotecnica: i segni zodiacali; il numero
dei giorni solari o lunari; la posizione delle none; i nomi greci, ebraici, egiziani, romani; le condizioni climatiche; i
dies Aegyptiaci. Si veda, al proposito, HENNING 1955. Per una bibliografia aggiornata: CALLONI 2013.
2 Come avviene nel ms. Ambrosiano G 96 sup., f. 44r, ove le sillabe ui.ti.mo.de. (corrispondenti ai giorni 9-11
maggio) vengono glossate in interlinea Viti, Modesti, santi il cui giorno memoriale cade il 15 giugno.
3 Occorre valersi innanzitutto dei principi metodologici stabiliti per l'interpretazione dei calendari in forma estesa, che
spesso accompagnano i Libri d'Ore. Si veda, per un utile riassunto LEMAÎTRE 2005. Tra gli accorgimenti individuati
si rileva: la diffidenza che va riservata ai calendari presenti nei Libri d'Ore che sono quasi sempre riempiti, perciò
poco interessanti («Tantôt, le copiste a reproduit plusieurs fois le nom d'un même saint, tantôt il a mis à sa place des
indications astronomiques, tantôt il a inventé des saints farfelus», p. 66); l'impossibilità di servirisi dell'argomento ex
venivano solitamente creati ex novo ma erano ottenuti attraverso l'integrazione o la modificazione di
un modello spesso proveniente da un contesto liturgico differente, con la conseguenza che occorre
individuare, all'interno dei singoli esemplari, le diverse stratificazioni avvenute nella storia del
calendario in modo da isolare le innovazioni pertinenti al testimone considerato, le uniche ad avere
valore localizzante per il manoscritto preso in esame. Si aggiunga, infine, che la bibliografia su tali
strumenti è carente e manca, soprattutto, uno studio sistematico che chiarisca i modi e i luoghi della
loro circolazione manoscritta4.
Secondo Grotefend e Drigsdahl l'origine del Cisioianus sarebbe da collocarsi nel sec. XII nella
Germania Settentrionale, come frutto dell'elaborazione di brevi martirologi rimati. Da qui si sarebbe
diffuso nell'Europa dell'Est e in Scandinavia; in Francia avrebbero conosciuto vasta fortuna verso la
fine del sec. XV, diffondendosi principalmente attraverso le stampe dei Libri d'Ore, anche in
versioni vernacolari.
Nessuno studio ha finora preso in considerazione esemplari italiani di Cisioianus. Una prima
indagine presso la Biblioteca Ambrosiana ha permesso di individuare, oltre al presente, tre differenti
testimoni traditi dai manoscritti A 177 inf. e G 96 sup., che sono codici di contenuto scolastico, e
del manoscritto O 63 sup., contentente una miscellanea poetica5.
Per quanto riguarda l'esemplare in oggetto, di cui si dà in calce la trascrizione diplomatica, si è
tentato, per ciascun mese, di sciogliere i riferimenti ai santi menzionati con le sole iniziali e di
accostarli al rispettivo giorno di festa, secondo il modello schematico proposto da E. Drigsdahl6.
Stabilite, ove possibile, le identificazioni, si è cercato di cogliere la specificità dell'esemplare
secondo due procedimenti: in primo luogo attraverso un'analisi selettiva dei santi dotati di valore
silentio; la necessità di uno studio selettivo, che prescinda dal considerare i santi compresi nel fondo comune dei
calendari medievali, diffuso dai sacramenari gelasiano e gregoriano, a cui vanno aggiunte le feste adottate
universalmente dalla Chiesa latina nei sec. X e XI; l'importanza di marcatori di carattere verbale (indicazioni come
prima classis, in cappis, albis omnes, albis duo, XII lectiones, commemoratio), decorativo (capitali rubricate, lettere
d'oro) o della moltiplicazione dei giorni festivi dedicati a un particolare santo (la cui festa può essere preceduta da
una vigilia e seguita da un'ottava; che può essere commemorato anche nel giorno della traslazione delle sue
reliquie), che potrebbero indicare un fondatore del monastero, il primo vescovo, un santo patrono o uno di cui siano
conservate le reliquie. Una trattazione dell'argomento si trova anche in DUBOIS – LEMAÎTRE 1993, pp. 126-134 e 153-
160.
4 Un elenco di manoscritti che tramandano esemplari di Cisioianus è compilato da WALTHER 1969, n. 2808, pp. 140-
141, 1215-1216. GROTEFEND 1898, pp. 24-25, ne offre una sintetica presentazione storica cui fa seguire il modello
vulgato in ambito germanico. Uno studio più esteso di tali componimenti è presentato sul sito web
http://www.chd.dk/cals/cisiojan.html, a cura di Erik Drigsdahl del CHD (Center for Håndskriftstudier i Danmark).
Esso contiene: cenni storici; la trascrizione di alcuni esemplari, anche di area francese, latini e volgari; alcune risorse
metodologiche, come la ricostruzione interpretata di un Cisioianus ove in tabelle dedicate ai singoli mesi vengono
inserite di seguito le sillabe dei versi, i giorni corrispondenti, i santi di riferimento (o le parole di raccordo, segnate
in corsivo).
5 Sui primi due codici si veda: PETOLETTI 2010, pp. 560-561.
6 Tale modello è stato realizzato per il Cisioianus contenuto nei ff. 2r-7v del ms. GkS 79 2° della Royal Library di
Copenhagen (http://www.chd.dk/cals/gks79cal.html). La struttura del nostro schema è stata modificata al fine di una
maggiore chiarezza nell'identificazione dei santi: quando la loro indicazione è realizzata da più sillabe, esse sono
trascritte sul medesimo rigo, in corrispondenza del giorno festivo; i vocaboli di raccordo sono posti presso caselle
prive di indicazione di data. Della forma originale del calendario si dà conto nella trascrizione diplomatica.
“distintivo”, ovvero non annoverati nel fondo comune dei calendari medievali diffuso nell'intera
Chiesa latina attraverso i grandi sacramentari gregoriano e gelasiano, a cui si aggiungono le feste
universalmente adottate a partire dai secc. X e XI; in secondo luogo si è cercato di definire la
stratificazione, per così dire, letteraria, sottesa al calendario, ovvero di individuare il modello di
Cisioianus sul quale sono state innestate le innovazioni proprie di questa redazione7.
La sottrazione del fondo comune della liturgia romana, attestato quasi nella sua totalità, lascia come
residuo una serie di santi che è possibile dividere sommariamente in quattro gruppi.
Il primo è costituito da santi “recentiores” che consentono di avanzare la data di composizione del
calendario oltre la metà del secolo XIII. Tra questi si annoverano: San Tommaso Beckett (29/12),
canonizzato nel 11738; San Bernardo di Chiaravalle (20/08), 11749; San Francesco d'Assisi (4/10),
122810; Sant'Antonio da Padova (13/06), 123211; San Domenico Guzmàn (5/08), 123412; Santa
Elisabetta d'Ungheria (19/11), 123513; Santa Margherita d'Ypres (20/07)14; Santa Chiara d'Assisi
(12/08), 125515; sono registrate inoltre le feste della Concezione di Maria (8/12) e di Sant'Anna
(26/07), che, pur attestate precedentemente, conoscono una certa diffusione rispettivamenti nei sec.
XIII e XIV nel sec. XIV16. Questi santi, pur offrendo un termine post quem, non sono utili per la
localizzazione del calendario dal momento che il loro culto si diffuse nel sec. XIII in tutta Europa
con impressionante rapidità; per lo stesso motivo la presenza di santi appartenenti ai due principali
ordini mendicanti non è sufficiente ad indirizzarci verso un preciso ambiente spirituale. Sarebbe
interessante, tuttavia, stabilire se la loro presenza nel componimento sia originaria o frutto di una
successiva rielaborazione.
Un secondo gruppo, di minor interesse dal punto di vista dei singoli elementi ma importante
secondo una considerazione complessiva è costituito da santi di area franco-tedesca, la cui
devozione è parimenti attestata dai calendari liturgici di centri di entrambe le regioni 17. Ciò sembra
indicare con sufficiente certezza che il componimento, nella sua forma originaria, non è stato
redatto in area italiana, ma qui soltanto modificato a partire da un modello transalpino.
7 Il confronto è stato operato sulla base dei dati raccolti in HUOT 1990, pp. 43-47; VAN DIJK 1963, I, pp. 121-135.
8 BS XII, coll. 598-605.
9 BS III, coll. 1-41.
10 BS V, coll. 1052-1150.
11 BS II, coll. 156-188; inserito al posto di San Cirino, appartenente al fondo comune.
12 BS IV, coll. 691-734.
13 BS IV, coll. 1110-1123.
14 BS VIII, coll. 801-802: morta nel 1237, il suo culto si affermò in seguita alla Vita composta tra 1240 e 1244.
15 BS III, coll. 1201-1217.
16 KELLNER 1906, pp. 212-233 e 240-243; BS I, coll. 1269-1295.
17 17/01: Antonio abate,17/01 (BS II, coll. 106-122); Brigida, 1/02 (BS III, coll. 430-438); Apollonia, 9/02 (BS II, coll.
258-267); Adriano, 4/03 (BS I, coll. 270-271); Gertrude, 17/03 (BS VI, coll. 287-288); Quirino, 4/06 (BS X, col.
1334); Bonifacio, 5/06 (BS III, coll. 308-320); Alessio, 17/07 (BS I, coll. 814-823); Arnolfo, 18/07 (BS II, coll. 450-
452); Cristina, 24/07 (BS IV, coll. 330-338); Egidio, 1/09 (BS IV, coll. 958-960); Lamberto, 17/09 (BS VII, coll.
1079-1081); Gereone, 10/10 (BS VI, coll. 216-217); Gallo, 16/10 (BS VI, coll. 15-19); Leonardo, 6/11 (BS VII, coll.
1198-1208); Brizio, 13/11 (BS III, coll. 542-545); Quintino, 31/10 (BS X, coll. 1313-1316); Barbara, 4/12 (BS II,
coll. 760-767).
È possibile restringere ulteriormente l'origine del modello di partenza grazie alla considerazione del
terzo gruppo, che comprende santi il cui culto sembra limitato all'area tedesca, con prevalenza della
regione meridionale18.
Sulla base di questi dati è possibile inferire che il modello a partire dal quale questo esemplare (o
meglio la redazione da esso testimoniata) è stato compilato proviene dall'area tedesca. Corrobora
questa ipotesi la straordinaria somiglianza di questo calendario con la versione comune del
Cisioianus diffusa in Germania. Questa, o una versione strettamente imparentata, è con tutta
probabilità il punto di partenza19. Sottraendo i santi inclusi nella versione tedesca è possibile
determinare le innovazioni caratteristiche della nostra redazione.
Proprio tra queste è possibile identificare una serie di santi (quarto nucleo) ricollegabili all'area
italiana, in particolar modo all'Italia Nord-orientale, ovvero ai Patriarcati di Aquileia e Venezia e
alla Diocesi di Padova.
Tra i santi di origine aquileiese si annoverano il vescovo martire Elaro o Ilario (18/03) 20, i martiri
Canzio, Canziano, Canzianilla (31/05)21, Ermagora, evangelizzatore di Aquileia (12/07)22, Felice di
Vicenza (di solito venerato con Fortunato di Aquileia, il 14/08) 23; nel messale aquileiese è
menzionato anche il martire Donato (21/08), patrono di Cividale 24. Vi è inoltre la menzione di un
pau.lim, coincidente con il giorno 11 di gennaio: potrebbe essere qui indicato, con un errore
paleografico che risolve in m un nesso ni, Paolino patriarca di Aquileia (10/01)25; si noti comunque
che il fondo comune dei calendari medievali registrava al 10 dello stesso mese la memoria di Paolo
primo eremita e potrebbe trattarsi qui della segnalazione, imprecisa e corrotta nella sua forma
grafica, di tale santo26. Altri santi, il cui culto non sembra attestato ad Aquileia, richiamano l'Italia
Nord-orientale27: Vittore, martire associato a Corona, ricordato nel giorno della traslazione delle sue
reliquie (18/09), è originario di Feltre ma è venerato anche a Venezia 28; Cordula, compagna di
Sant'Orsola, è venerata in vari centri europei ma ha una menzione (22/10) nel Messale marciano 29.
Esula dal quadro la memoria di Vittore di Milano (8/05), che è tuttavia presente nel calendario di
18 Floriano, 4/05 (BS V, coll. 937-940); Gottardo, 05/05 (BS VII, coll. 134-139); Sette Santi Dormienti di Efeso, 27/06
(BS XI, coll. 900-907); Villibaldo, 7/07 (BS XII, col. 1108-1111); Chiliano, 8/07 (BS III, coll. 1237-1238;
Wurzburg, Costanza); Afra, 7/08 (BS I, coll. 283-287); Severino, 23/10 (BS XI, coll. 963-965; Colonia). Esulano da
questo quadro: Fulcranno di Lodève, 13/02 (BS V, coll. 1301-1302) e Medardo, 8/06 (BS IX, coll. 262-263), il cui
culto sembra limitato alla Francia (ma il secondo è menzionato nel calendario aquileiese).
19 Sono esclusi dalla redazione vulgata, ad esempio, i sopra menzionati Fulcrano e Medardo, di origine francese; altri
santi il cui culto è diffuso in vari paesi come Giovanni Crisostomo (27/01), Anna (26/07), Pantaleone (28/07).
20 BS VII, coll. 728-730.
21 BS III, coll. 758-760. Godettero tuttavia di grande fortuna oltralpe e sono inclusi nel Cisiojanus tedesco.
22 BS V, coll. 10-22.
23 BS V, coll. 588-591.
24 BS IV, col. 797.
25 BS X, coll. 144-148, 11/01.
26 BS X, coll. 269-283.
27 CATTIN 1990, pp. 66-68, offre una ricostruzione comparata dei calendari contenuti rispettivamente nei messali
aquileiese e marciano, che, seppur tratti da testimoni tardi, attestano una tradizione da tempo stabilizzata.
28 BS XII, coll. 1280-128; CATTIN 1990, p. 67; CODEN 1998, specie pp. 188 e segg.
29 BS IV, col. 176; p. 67; CATTIN 1990, p. 67.
San Marco30.
Tuttavia non a Venezia o Aquileia bensì a Padova riteniamo sia verisimile attribuire la decisiva
opera di rielaborazione del calendario, che forse lo ha consegnato nel presente stato all'anonimo
trascrittore del codice ambrosiano + 93 sup 31. Infatti si riscontra la menzione di almeno tre dei
quattro santi patroni della città veneta. Troviamo santa Giustina (7/10) 32 e sant'Antonio e,
soprattutto, San Daniele, diacono e martire, le cui reliquie furono scoperte nel 1075 nell'oratorio di
San Prosdocimo e la cui memoria ricorre il 3 gennaio (data della traslazione del corpo
nell'omonimo oratorio). Questa presenza ha un valore determinante dal momento che il suo culto
appare limitato alla città di Padova 33. A questo proposito è opportuno notare che l'abbreviazione che
lo indica è chiarita da una glossa interlineare («idest Danielis»): non è tuttavia necessario inferire
che il nostro copista ne sia l'autore, e che avesse pertanto una conoscenza diretta del giorno festivo
di questo santo, cioè, in altre parole, che fosse persona strettamente legata all'ambiente padovano.
Si potrebbe anzi dedurre il contrario, cioè che egli, copiando da un esemplare già ampiamente
glossato (come sicuramente ne esistevano: un esempio è il calendario contenuto nel manoscritto
ambrosiano G 96 sup.), trascegliesse alcune note che gli servivano a sciogliere abbreviazioni per lui
difficilmente comprensibili (come sci, che è probabilmente un errore di trascrizione, per circonsio).
Tuttavia non si possono che avanzare ipotesi: l'impegno trascrittorio dell'amanuense presto scema e
la copiatura delle note è limitata al solo mese di gennaio.
L'unico santo patrono padovano che manca all'appello è San Prosdocimo, primo vescovo, il cui
giorno festivo ricorre il 7 novembre34. Tuttavia un confronto con il calendario contenuto al f. 44r del
manoscritto G 96 sup. suggerisce l'ipotesi che la sua assenza sia frutto di un mero errore di
trascrizione (il che deporrebbe a favore di un copista non padovano): tale calendario, quasi in tutto
identico al nostro, legge, per le sillabe corrispondenti ai giorni 6-8 novembre, «le.p.ui»,
aggiungendo in interlinea la glossa «p(ro)sdecimi epi(scopi) et (con)f(essoris)»; il «le.o.nis» del +
93 sup. potrebbe essere derivato da una confusione tra p ed o o tra u e n, che ha aperto la strada a
una lectio facilior (cioè a un nome già perfettamente identificabile, nonostante non esista nessun
Leone celebrato il 7 novembre)35.
I rapporti tra i due calendari sono con ogni probabilità di derivazione da un medesimo modello già
connotato in senso padovano: la coincidenza è puntuale e le principali differenze si riscontrano in +
30 BS XII, coll. 1274-1275; CATTIN 1990, p. 67.
31 Si osservi che la presenza di santi aquileiesi in un calendario padovano non desterebbe stupore dal momento che la
Diocesi di Padova fu suffraganea del Patriarcato di Aquileia fino al momento del suo scioglimento nel 1753 ( CENTA
2007).
32 BS VI, coll. 1345-1349.
33 BS IV, coll. 474-477. Diviene ufficialmente patrono della città nel 1295, quando viene traslato nella cappella della
cattedrale fatta costruire dall'arciprete Giovanni dell'Abate (RIGON 1996, p. 133).
34 BS X, coll. 1186-1193.
35 Mentre sono tutte e tre corrette le indicazioni di G 96 sup., che alludono ai già menzionati Leonardo e Prosdecimo e
infine a san Villeado, santo di devozione tedesca commemorato l'8 di Novembre (BS XII, coll. 1104-1105).
93 sup., che contiene in più la menzione di Paolo/Paolino e di Vittore di Feltre 36. Queste due
aggiunte obbligano a supporre un passaggio ulteriore rispetto al calendario del manoscritto G 96
sup. Questo codice, datato 1326-1360, è composto da tre unità codicologiche distinte: i versus
memoriales si trovano nella prima, di seguito alla Poetria nova di Gaufridus de Vino Salvo (1210
ca.). Su un foglio pergamenaceo posto in fine di codice vi è una nota di possesso di mano del sec.
XV, che recita: «Iste quaternus est mei Iacobi […] de Speginbergo», ovvero Spilinbergo, nel
Friuli37.
Non è possibile, con le poche testimonianze finora note, e nella quasi totale mancanza di studi
specifici, fare chiarezza sulle modalità e sulla cronologia della diffusione di questi particolari
oggetti testuali. Una catalogazione dei differenti esemplari di Cisioianus esistenti in Italia
risulterebbe invece di grande giovamento per lo studio dei codici, specialmente di quelli di ambito
scolastico, che furono probabilmente il veicolo privilegiato per la circolazione di simili
composizioni.
Si presenta di seguito il testo del Cisioianus in trascrizione diplomatico-interpretativa. Le note
sottostanti segnalano gli interventi di cancellatura e aggiunta e la disposizione di alcuni elementi del
testo.
Sci.si.da.ia.nus.e.pi.si.bi.uen.pau.lim.fe.li.mar.an
pri.sca.fab.ag.vim.cen.ti.pau.lus.cri.so.sto.mi.que.
[F]ebraru(s). Bri.pur.bla.si.ag.at.fe.bru.a.sco.la.sti.fu.va.lent
Iu.li.con.iun.ge.tu.pe.tro.mar.thi.am.inde
[M]artiu(s). Mar.ti.us.a.dri.a.per.de.co.ra.to.gre.go.ri.o.el
Ger.drut.ab.ba.be.ne.iun.cta.ma.ti.a.ge.ni.tri.ce
[A]prile. April.in.am.bro.si.i.fe.stis.o.uat.ad.que.ti.bur.ci.
Et.ua.ler.san.ti.quo.q(ue).ge.mar.ci.que.ui.ta.lis.
Maius. Fhi.lip.crux.flo.got.io.li.ui.ti.mo.te.ne.re.i.mer.
Ma.ius.in.hac.se.ri.e.te.net.ur.ban.in.pe.de.tris.can.
Iu[niu](s). Nic.mar.cel.qui.bo.ni.dat.me.pri.mi.bar.na.an.ton.
Vi.ti.que.mar.pro.ta.si.san.ctus.io.bap.io.do.le.pe.pau
[Iul]ius. Oc.pro.ces.no.dor.oc.ui.chi.li.fra.be.er.ma.co.di.post.al.
Ar.ga.mar.prax.mag.ab.crist.ia.an.na.pan.ta.le.on.
[A]gustu(s)]. Pe.stef.stef.pro.do.sist.af.ci.ti.lau.ti.cla.ip.fe
Sum.ci.oc.hac.mag.ber.do.ti.mo.bar.to.la.ruf.au.co.lau.dac.
36 Escludono la derivazione diretta di + 93 sup. da G 96 sup. alcuni errori di questo che non vengono riprodotti nel
primo, per citarne alcuni: Vic per Nic, Nicomede (6/06), Nar per Mar, Marcellino (18/06).
37 MARCATO 1990.
sette(m)br(is). Egi.di.um.sub.ha.bas.nat.gor.il.prot.ia.cit.crux.nix.
Eu.lam.ui.cto.ris.math.mau.ri.ci.us.e.da.mi.mich.ge.
ottubr(is). Re.mi.sub.fran.ci.sco.iu.mar.di.er.ar.te.q(ue).ca.list.
Gal.le.lu.cas.nel.ue.cor.se.ue.cri.soi.ni.si.mo.nis.qui[n]
nouembr(is). Om.ne.no.uen.ber.le.o.nis.cle.o.mar.ti.bri.ci.i.q(ue).
I.stis.e.li.man.ce.clen.q(ue).ka.ter.quo.q(ue).sauc.an.
dicembr(is). De.cem.ber.bar.q(ue).ni.an.con.cep.et.al.ma.lu.ci.a.
San.ctus.ab.in.de.tho.mas.quo.q(ue).nat.stef.co.pu.to.me.s[il]
1. In interlinea, rispettivamente sopra sci e da sono soprascritte le glosse (idest) circo(n)cisio, (idest) dani(e)lis; (idest)
antoni(us) spscr. ad an; 2. (idest) fabiani spscr. a fab; 3. [F]ebraru(s) è scritto sul margine sinistro, a metà tra le due
righe; alla destra un semicerchio i cui estremi poggiano sull'incipit delle due righe. Tale disposizione è ripetuta per
tutti i titoli dei mesi; 4. te su tu, poi u spscr.; 15. dopo ip, fe cancellato, poi aggiunto di seguito; 24 me.s[il] aggiunti in
interlinea in fine di riga.
Bibliografia.
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