introduzione XI
Paolo Gatti
INTRODUZIONE
NONIO MARCELLO E LA «CONPENDIOSA DOCTRINA»1
Non sappiamo quasi nulla di Nonio: nei manoscritti in cui è tràdita la Con-
pendiosa doctrina, l’unica sua opera che ci è pervenuta, Nonius Marcellus è detto
peripateticus T<h>uburgicensis, grafia scorretta o alternativa quest’ultima per
Thubursicensis. Peripateticus, inoltre, non dovrebbe corrispondere a un vero e
proprio filosofo, ma a un grammaticus, un uomo di lettere, una sorta di mae-
stro di scuola. Nonio, dichiarandosi peripateticus, non volle pertanto atteggiar-
si a filosofo, ma piuttosto ribadire i suoi interessi in ambito linguistico e let-
terario2. L’aggettivo Thubursicensis si riferisce, invece, alla località di prove-
nienza. Thubursicum o Thubursicu è infatti il nome di due città dell’Africa Pro-
consolare3: Thubursicum Bure – oggi Téboursouk, nella Tunisia settentrionale,
– e Thubursicum Numidarum – oggi Khamissa, nell’Algeria nord occidentale4.
È probabile che la patria di Nonio debba essere identificata con la seconda, che
ebbe presumibilmente una vita culturale piuttosto sviluppata: in essa si tro-
vano i resti di un imponente teatro ed è attestata anche la presenza della gens
Nonia, con un Nonius Marcellus Herculius nel 326-3335 e un altro – o lo stes-
so? – Nonius citato in un’altra iscrizione frammentaria6.
Meno precisi possiamo essere quando cerchiamo di stabilirne la datazione:
mancano elementi esterni muniti di una ragionevole consistenza. Nonio visse
certamente dopo Aulo Gellio, autore da cui trasse numerosissimi passi senza
1. Per maggiori approfondimenti rimando a P. Gatti, Nonio Marcello e la Compendiosa doctri-
na, in The Latin of Roman Lexicography, ed. by R. Ferri, Pisa-Roma 2011, pp. 49-62.
2. Cfr. anche F. Della Corte, I modelli di Nonio, in Studi noniani XII, Genova 1987, p. 35.
3. C. Lepelley, Les cités de l’Afrique romaine en bas-empire, II, Paris 1981, pp. 206-17.
4. Cartes des routes et des cités de l’est de l’Africa à la fin de l’antiquité, cur. J. Desanges - N. Duval
- C. Lepelley - S. Saint-Amans, Turnhout 2010, p. 260.
5. CIL VIII 4878 = ILS 2943.
6. ILAlg I 1287.
XII paolo gatti
mai menzionarlo7. Il terminus post quem ci rinvia, quindi, a un periodo poste-
riore alla metà del II secolo – Gellio nacque, con tutta probabilità, tra il 125
e il 130 –. Prisciano è poi il più antico autore che conosce sicuramente l’ope-
ra di Nonio – lo cita almeno tre volte8. Se teniamo conto dei terminus, quello
post quem (Gellio, nel II secolo) assai alto rispetto al terminus ante quem (Pri-
sciano, che risale alla prima metà del VI secolo), saremmo autorizzati a collo-
care cronologicamente Nonio in un periodo tanto ampio quanto incerto: dalla
seconda metà del II a tutto il V secolo, o addirittura ai primi del VI.
Nel 2001, Marcus Deufert9 ha cercato di collocare cronologicamente
Nonio sulla base di alcune osservazioni sulla lingua e sugli aspetti esteriori
che dovevano caratterizzare sia le fonti utilizzate – poste, a suo parere, parte
su rotoli, parte su codici – sia la stessa Conpendiosa doctrina10. Secondo il suo
ragionamento Nonio sarebbe vissuto nel V secolo. Egli, per trarre questa con-
clusione, si concentra su espressioni che apparterrebbero, in quanto ‘sermo
hodiernus’11, al periodo in cui opera Nonio – per esempio deputati, posteri dies,
mafurtium, lectuaria syndo – e che non sembrano attestate prima del tardo IV
secolo12. Lo stesso vale anche per altre espressioni che sono riconducibili al
‘sermo grammaticus’ di Nonio – per esempio manifestator, informare costruito
con l’accusativo e l’infinito: questi vocaboli e locuzioni sono utilizzate nell’il-
lustrazione delle voci13.
Per quanto riguarda invece la forma esterna della Conpendiosa doctrina, Deu-
fert è convinto che essa sia stata concepita per essere trascritta su un codice e
non per essere affidata a volumina. La stessa forma esterna sarebbe stata anche
quella di buona parte delle sue fonti che, per lo più, si troverebbero trascritte
su codici e, solo alcune, sarebbero ancora su rotoli. Una realtà di questo tipo,
secondo Deufert, non contraddice le osservazioni fatte sulla lingua perché
attorno all’anno 400 i codici avevano già da tempo preso il sopravvento sui
7. A questo proposito si veda R. Mazzacane, Nonio e Gellio: ipotesi sulla genesi del II libro del De
compendiosa doctrina, in «Sandalion» 8-9 (1985-1986), pp. 181-202.
8. F. Bertini, Nonio e Prisciano, in Studi noniani III, Genova 1975, pp. 57-96. Echi noniani sem-
brano rintracciabili anche in Fulgenzio il Mitografo, anch’egli, come Prisciano, databile al VI seco-
lo: cfr. F. Bertini, Nonio e Fulgenzio, in Studi noniani II, Genova 1972, pp. 33-60.
9. M. Deufert, Zur Datierung des Nonius Marcellus, in «Philologus» 145 (2001), pp. 137-49.
10. In precedenza si cercava di datare Nonio partendo dalla datazione dei più recenti auto-
ri citati.
11. Questa espressione è stata introdotta da Lindsay nella sua edizione: Nonius Marcellus, De
compendiosa doctrina libros XX Onionsianis copiis usus edidit W. M. Lindsay, III, Lipsiae 1903, pp.
992-5. Si veda anche, più avanti, la nota 13.
12. Deufert, Zur Datierung cit., p. 147.
13. Con locuzioni del tipo: nunc dicimus, in consuetudine, e simili, Nonio aveva caratterizzato inve-
ce il cosiddetto ‘sermo hodiernus’ ricordato sopra.
introduzione XIII
rotoli, che, ormai non più sul mercato, potevano rimanere a disposizione degli
utenti delle biblioteche.
L’ipotesi di Deufert, che colloca Nonio a cavallo tra il IV e il V secolo è quin-
di, a mio avviso, sostenuta da indizi tutt’altro che trascurabili: le sue considera-
zioni sulla lingua sono provviste, infatti, di un notevole peso. Meno probante per
una datazione sembra essere invece il ragionamento basato sulla forma esterna
delle fonti, poiché il passaggio da rotolo a codice viene a collocarsi in un lasso di
tempo assai ampio, troppo ampio per stabilire dati cronologici sufficientemente
precisi14. Comunque sia, mi pare condivisibile l’affermazione secondo la quale
Nonio possa essere stato attivo intorno all’anno 400 o poco dopo.
L’opera di Nonio Marcello è intitolata Conpendiosa doctrina ad filium: bene
hanno fatto gli editori (a partire già dall’edizione Aldina del 1513) a espun-
gere il per litteras, che nell’archetipo è accostato a questo titolo e che è stato,
con tutta probabilità, inserito per influenza dell’ordinamento alfabetico dei
lemmi presente soltanto in alcuni libri – il II, il III, il IV –, non certo in tutti.
Si è anche ipotizzato che tale ordinamento alfabetico, costruito, come accade
comunemente, solo sulla prima lettera, sia la conseguenza di un intervento
posteriore di qualche lettore – copista o utente – dell’opera15.
La Conpendiosa doctrina, articolata in venti libri, è un lavoro di notevole
ampiezza, che già nel titolo rivela un duplice intento programmatico: brevità e
insegnamento16. I libri affrontano, ognuno, differenti aspetti della lessicografia
e sono disposti secondo uno schema particolare, che costituisce il piano dell’o-
pera. Ogni citazione di autore è stata inserita da Nonio nella Conpendiosa doctri-
na in base a una ben precisa esigenza prestabilita. I libri I-XII sono dedicati a
fenomeni di tipo linguistico, per lo più morfologici o polisemici. I libri dal
XIII al XX presentano invece elenchi di vocaboli raggruppati a seconda del loro
ambito semantico: imbarcazioni, capi di abbigliamento, recipienti, calzature,
colori degli indumenti, cibi e bevande, armi, rapporti di parentela.
Nonio al lemma fa seguire un’interpretazione più o meno precisa, più o
meno estesa. Vengono quindi riportati uno o più passi di autori, che con la
14. Bisogna infatti collocare i primi codici almeno nel II secolo (cfr. ad es. C. N. Roberts - T. C.
Skeat, The Birth of the Codex, London 1985). Deufert non è il primo studioso che si concentra sui
supporti materiali dei testi per datare la Conpendiosa doctrina: già P. L. Schmidt, Grammatische und
glossographische Materialquellen des Nonius, in P. L. Schmidt - R. Herzog (eds.), Handbuch der lateini-
schen Literatur der Antike, IV, München 1993, p. 239, e altri avevano cercato la percorribilità di que-
sta strada, giungendo a conclusioni simili.
15. W. M. Lindsay, Nonius Marcellus II.-IV., in «The Classical Quarterly» 24 (1930), p. 53.
16. F. Della Corte, I modelli di Nonio cit., p. 28: «compendiosus indica il condensare molta mate-
ria in poco spazio ...; doctrina corrisponde a paivdeusiı».
XIV paolo gatti
loro auctoritas attestano quanto si è affermato nell’interpretazione. Il lemma
può comparire anche sotto forme differenti della sua declinazione e della sua
coniugazione: la presenza di lemmi che non sono posti al nominativo singola-
re o al presente indicativo o all’infinito evidenzia chiaramente che Nonio trae
spunto dalla citazione. Gli autori scelti come auctoritates risalgono in massima
parte al periodo repubblicano, con una predilezione per i poeti; numerosi sono
gli autori di cui non ci è giunta l’opera intera e per i quali Nonio, che si ser-
viva evidentemente di una biblioteca piuttosto ben fornita, rappresenta un’in-
dispensabile fonte indiretta.
Molti studiosi si sono occupati del criterio seguito da Nonio nel comporre
l’opera17, ma solo Lindsay, ultimo editore della Conpendiosa doctrina, ha rico-
struito in maniera accurata e convincente l’elenco degli auctores, una quaranti-
na, su cui il lessicografo basò la sua opera. Essi, come pare, sarebbero stati a
sua disposizione sia in rotoli di papiro sia in codici. Lindsay individua anche
l’ordine nel quale questi furono utilizzati18.
Nonio procede in maniera metodica: le fonti da cui trae gli esempi, le auc-
toritates, vengono utilizzate in una successione costante, che è mantenuta, poi,
per ogni opera citata all’interno di ogni nucleo e anche all’interno di ogni
opera. Questa scoperta di Lindsay è stata ormai generalmente accolta, pur con
qualche puntualizzazione, da gran parte della critica. Nei casi in cui la fonte
ci è pervenuta per tradizione diretta, possiamo verificare che l’ordine secondo
il quale Nonio riporta le sue citazioni coincide infatti abbastanza bene con
quello della collocazione originaria nell’opera da cui sono tratte. L’intuizione
di Lindsay, geniale, ma talora di complessa verifica pratica, è nota come lex
Lindsay. Questa lex, in seguito approfondita, attentamente esaminata, qua e là
criticata, ma solo in parte, da altri studiosi, come Strzelecki19 e, in maniera
particolare, da Francesco Della Corte20, è stata elaborata da Lindsay nel volu-
metto Nonius Marcellus’ Dictionary of Republican Latin, pubblicato a Oxford nel
190121: numerose tabelle, elenchi, riconducono, una per una, le tantissime
citazioni presenti nella Conpendiosa doctrina a ciascuna delle fonti individuate.
17. Cfr. W. Strzelecki, Nonius Marcellus, in RE, XVII (1936), c. 888.
18. W. M. Lindsay, Nonius Marcellus’ Dictionary of Republican Latin, Oxford 1901. Ogni fonte è
un nucleo – un codice o uno o più rotoli di papiro – a cui corrispondono sovente più opere.
19. W. Strzelecki, Zur Entstehung der Compendiosa doctrina des Nonius, in «Eos» 34 (1932-3),
pp. 119-29; Id., De Flavio Capro Nonii auctore, Kraków 1936; Id., Nonius Marcellus cit., cc. 890-4.
20. F. Della Corte, La lex Lindsay e i frammenti di Varrone citati da Nonio, in Id., Opuscula, IV,
Genova 1973, pp. 263-319 (il contributo era apparso in precedenza in Id., Varrone il terzo gran lume
romano, Genova 1954, pp. 321-77).
21. Si veda sopra la n. 18. Esso precede quindi cronologicamente l’edizione, che sarà pubblica-
ta dallo studioso scozzese due anni dopo.
introduzione XV
La lex Lindsay è senza dubbio di importanza fondamentale per lo studio
della Conpendiosa doctrina. Essa, innanzi tutto, aiuta a comprendere il metodo
di lavoro, il procedere pratico di Nonio. In secondo luogo, ma cosa altrettan-
to considerevole, contribuisce a ristabilire in alcuni casi la successione origi-
naria dei frammenti citati, frammenti tratti da opere che non ci sono perve-
nute per tradizione diretta e che sono presenti nell’elenco delle fonti del
nostro grammatico22.
Già altrove23, prendendo le mosse da quanto suggerisce la lex Lindsay,
avevo avanzato una proposta per illustrare il procedimento pratico seguito da
Nonio nella preparazione della Conpendiosa doctrina. E Nonio, nell’attenersi al
suo metodo, è comunque decisamente costante.
Si può pertanto supporre che Nonio abbia redatto uno schema della sua
opera, in altre parole che abbia avuto ben chiaro quali fossero i venti libri della
Conpendiosa doctrina, e quale sarebbe stato, in teoria, il loro contenuto. A que-
sto proposito Della Corte pensa, giustamente, a venti canoni di giudizio che
Nonio mette in atto nella costruzione dell’opera24: il grammatico avrebbe
passato in rassegna i testi di tutte le opere contenute negli astucci dei rotoli e
nei codici, che aveva posto alla base della sua indagine25. Durante questa let-
tura, che si potrebbe definire ‘a tappeto’, Nonio avrebbe, in qualche maniera,
contrassegnato tutti i vocaboli che riteneva adatti ad essere inseriti in uno e,
qualche volta, anche in più di uno dei venti libri della sua opera. A questo
punto, o in un momento successivo alla prima lettura completa26, Nonio
avrebbe compilato delle schede mobili, almeno una per ogni vocabolo preso
in considerazione.
Le schede sarebbero state, pertanto, suggerite dal testo della citazione e
sarebbero costituite da tre parti: il lemma – per lo più così come compare nel
contesto dell’opera in cui si trova, senza essere ricondotto al nominativo singo-
lare per nome o aggettivo, o alla prima persona dell’indicativo presente o all’in-
finito per un verbo –; l’interpretazione – redatta all’occasione da Nonio – di
estensione variabile; infine il passo d’autore che avrebbe dato origine al lemma,
22. L’operazione di ricostruzione e di ricollocazione dei frammenti nell’opera da cui sono stati
tratti deve però essere effettuata con estrema cautela.
23. Si veda la nota 1.
24. F. Della Corte, La lex Lindsay cit., p. 264.
25. Quali siano queste opere e in quale ordine Nonio le abbia esaminate è appunto, come si è
visto, l’oggetto della lex Lindsay.
26. In questo caso Nonio avrebbe segnalato con qualche annotazione sui testi che leggeva i passi
da utilizzare, e avrebbe potuto lasciare a qualche servus litteratus il seguito dell’operazione di raccol-
ta delle citazioni.
XVI paolo gatti
introdotto come auctoritas. Per qualche vocabolo, degno di comparire in più di
un libro, Nonio avrebbe redatto più di una scheda, una per ogni collocazione,
cioè futuro libro, prevista. Ovviamente le interpretazioni sarebbero state redat-
te adattandole rispettivamente agli argomenti dei libri programmati.
Nonio si sarebbe procurato venti cassette-schedario, ognuna per ogni libro
della Conpendiosa doctrina, dove avrebbe inserito, man mano che venivano pre-
parate, una dopo l’altra, le schede, mantenendo in questo modo l’ordine secon-
do il quale aveva consultato i testi base corrispondente a quello in cui le cita-
zioni vi comparivano. Ogni volta che, nella lettura delle opere, Nonio si imbat-
teva in un vocabolo che aveva già trattato, ammesso che se ne fosse ricordato,
inseriva la relativa nuova scheda subito dopo quella, che può essere definita pri-
maria, allestita in precedenza per lo stesso vocabolo, e già collocata nella cas-
setta-schedario. Terminate queste operazioni, avrebbe ricopiato, o fatto ricopia-
re, il tutto, di seguito, scheda dopo scheda, in un’opera dall’assetto unitario e
sarebbe intervenuto sul testo per rifinirlo e, soprattutto, per connettere meglio
citazioni, di autori o di opere diverse, disposte sotto un unico lemma27.
Se tale ricostruzione è attendibile, il modo di procedere di Nonio sembra
semplice, lineare. Bisogna anche tenere conto, però, che le attività umane sono
difficilmente riconducibili a leggi con validità universale e costante. Non ci
si deve, quindi, meravigliare se talora qualcosa non quadri: una scheda può
essere stata collocata nel posto sbagliato o può nascere qualche confusione al
momento di raccogliere il materiale, schedandolo, o al momento di trascri-
verlo nel corpo dell’opera.
Alcuni autori citati sono difficilmente riconducibili, o non lo sono affatto,
alla serie delle fonti proposta da Lindsay e dallo stesso collocata alla base della
sua lex: spesso potrebbe trattarsi di annotazioni marginali o interlineari pre-
senti in esse. Il problema si presenta, soprattutto, per autori cronologicamen-
te più vicini, o, a seconda della datazione che si accoglie, decisamente vicini a
Nonio. Da dove provengono le citazioni di Apuleio o di Settimio Sereno o di
Masurio Sabino? Ma anche citazioni un poco più antiche, come le cinque di
Orazio o quelle di Levio? Bisogna ipotizzare letture saltuarie, più o meno
27. D. Churchill White, The Method of Composition and Sources of Nonius Marcellus, in Studi nonia-
ni VIII, Genova 1980, pp. 118-21, aveva piuttosto pensato a elenchi dei passi, fatto che rendereb-
be quasi impossibile l’inserimento delle citazioni individuate in un momento successivo alla prima,
quelle cosiddette secondarie, che non danno luogo a un lemma e che sono assai numerose. La solu-
zione molto più pratica delle cassette-schedario, che avevo avanzato per la prima volta in P. Gatti,
Introduzione a Nonio Marcello, in Prolegomena Noniana III, a cura di F. Bertini, Genova 2004, p. 17,
è stata successivamente ripresa da J. Velaza, La lex Lindsay y el método de trabajo de Nonio Marcelo:
hacia una formulación flexible, in «Emerita» 75 (2007), pp. 225-54.
introduzione XVII
occasionali, di Nonio? Letture fatte al di fuori del canone ricostruito da Lind-
say – di autori non così antichi come quelli elencati nella Lex Lindsay?
I venti libri, in cui è strutturata la Conpendiosa doctrina, sono di lunghezza
molto variabile: dalle 336 pagine dell’edizione Lindsay del IV libro intitolato
De varia significatione sermonum per litteras, alle 4 pagine del libro XVIII, De colo-
re vestimentorum, per arrivare alla sola pagina scarsa del XX libro, De propinqui-
tate. Libri con tale diversità di grandezza si adattano a codici più che a rotoli:
oramai è andata del tutto perduta l’equivalenza un tempo tradizionale tra libro
e rotolo. È evidente che tale difformità debba necessariamente risalire alla varia
consistenza del contenuto, già nella fase di programmazione: i nomi che defi-
niscono le relazioni di parentela sono certamente meno numerosi, per fare un
esempio, dei vocaboli che possono avere usi anomali. Ma ci troviamo sicura-
mente di fronte anche a tagli avvenuti durante la tradizione manoscritta: in par-
ticolare i libri più brevi presentano spesso lemmi privi di interpretazione, cioè
al lemma segue direttamente una citazione, oppure, più raramente, lemmi
seguiti dall’interpretazione, ma privi della citazione di autore28.
Non sembra invece possibile ipotizzare un’opera incompiuta, alla quale
Nonio non avrebbe più posto l’ultima mano per inserire definizioni o citazio-
ni ancora mancanti. Il modus operandi di Nonio, come è stato qui descritto,
proprio perché prevede una compilazione ‘in contemporanea’ di tutti i venti
libri che ha origine dalle citazioni, lo escluderebbe. I lemmi, come si è detto,
sono suggeriti sempre dalla citazione, per cui, almeno teoricamente, non si
dovrebbero incontrare lemmi che ne sono privi.
LA TRADIZIONE MANOSCRITTA
La tradizione manoscritta della Conpendiosa doctrina è costituita da una
quindicina di codici prodotti in età carolingia, tutti riconducibili a un arche-
tipo, caratterizzato da molti guasti29, di provenienza, probabilmente, anglo-
sassone. Esso sembra essere presente a Tours verso la fine dell’VIII secolo.
Numerosissimi sono invece i testimoni di età umanistica30.
28. Si trova in questo stato tutto il XX libro, l’ultimo, De propinquitate.
29. Caratteristica comune a tutta la tradizione, oltre alla scomparsa del XVI libro, è lo sposta-
mento di un foglio dell’archetipo dal IV libro all’inizio dell’opera. Si veda anche L.D. Reynolds,
Nonius Marcellus, in Texts and Transmission. A Survey of the Latin Classics, Oxford 1983, pp. 248-52.
30. G. Milanese, Censimento dei manoscritti noniani, Genova 2005, elenca complessivamente 144
manoscritti superstiti, ed è possibile che altri vi possano essere aggiunti. Cfr., ad esempio, la mia
recensione a questo Censimento in «Aevum» 81 (2007), pp. 141-2.