Academia.eduAcademia.edu
DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE - Piazzetta Cariati, 2 80132 NAPOLI - Telef. (081) 414.946. E-mail: iltettonapoli@alice.it DIREZIONE: Fabio Ciaramelli - Pasquale Colella (coordinatore) - Nicola Iasiello - Domenico Jervolino - Ugo Leone - Ugo M. Olivieri Mario Rovinello REDAZIONE: Maria Rosaria Abignente - Giuseppe Avallone - Piero Bellini Giovanni Benzoni - Gerardo Capone - Nicola Colaianni Francesco Saverio Festa - Paolo Hermann - Carlo Alberto Pagnoni - Luigi Parente - Alessandro Parrella - Lucio Pirillo Mario Porzio - Andrea Proto Pisani - Adriana Valerio Francesco Zanchini. Redazione di Roma - Via S. Anselmo, 2 - 00153 » » Avellino - Via Tagliamento, 2/4 - 83100 » » Bari - Via Carlo Pagano, 28 - 70123 » » Ferrara - Via Cappuccini, 41 - 44100 » » Venezia - Santa Croce 2316 - 30135 Direttore Responsabile: R. RICCARDI Reg. Tribunale di Napoli n. 1712 del 30-6-1964 ISSN 0495-2219 Rivista associata al Cric (Coordinamento Riviste Italiane di Cultura) Condizioni di abbonamento: Ordinario Euro 55 - Estero e Enti Euro 70 - Sostenitore Euro 100 - Un numero Euro 15 - Doppio e Arretrato Euro 20 - Versamento sul ccp 25801804 intestato a «il tetto». La collaborazione alla rivista è gratuita. Ogni collaboratore assume la responsabilità dei suoi scritti. Divieto di riprodurre in tutto o in parte gli articoli senza citarne la fonte. Il pagamento dellʼIva è incluso ai sensi degli artt. 1, 31, 71, 74 legge 26 ottobre 1972 n. 633 e succ. mod. 2– SOMMARIO N. 306-307 MARZO-GIUGNO 2015 EDITORIALE 5 Pasquale Colella, Papa Francesco. Le ragioni della speranza ETICA E POLITICA 13 Andrea Proto Pisani, Diritti sostanziali e processo nella evolu- zione delle relazioni familiari NAPOLI E MEZZOGIORNO 21 Ugo Leone, Se son rose DOSSIER Atti del Forum sul dono 25 Ugo Olivieri, Introduzione L’economia del dono 31 Tomaso Montanari, A caval donato 44 Stefano Consiglio, L’innovazione sociale per il patrimonio cul- turale 62 Lorenzo Zoppoli, Lavoro subordinato e dono 67 Melania Verde, Oltre la teoria economica ortodossa: i beni rela- zionali 72 Margherita Guelfo, Salvatore Rotondi, Federico Pone, Gian- carlo Crispino, Prisca Palermo e Brigitta Buglione, Donare Parti per costruire Insiemi: trasformare oggetti concreti (taonga) in legami affettivi (hau) 81 Daniela Falcioni, Il dono della servitù –3 La rete del dono 89 Chiara Colasurdo, Gli orizzonti politici dei Beni Comuni pro- duttivi: l’esperienza dell’ex Asilo Filangieri 92 Giuseppe Micciarelli, Pratiche di commoning nel governo dei beni comuni: il caso dell’ex Asilo Filangieri 96 Rossana Valenti, Le donne per la Scienza 99 Carmela Maffia, Il dono della lingua Il dono dell’arte 105 Sarantis Thanopulos, Il dono nell’arte. Il dono nell’amore DOCUMENTI 113 Domenico Pizzuti, Papa Francesco a Napoli: perché e per chi 115 Francesca Avitabile, Quale popolo attende Francesco? 116 Comunità cristiana di base del Cassano di Napoli, Chiesa di Napoli e di Scampia «Svegliamoci» 118 Sergio Sala, Dallo Sri Lanka a Scampia 119 Giacomo Calvino, Grazie, Francesco… SEGNALAZIONI 123 Giovanni B. Benzoni, Roberto Mancini e la dittatura dell’eco- nomia 130 Mario Gaetano Fabrocile, Resistenza illuminata 132 Mario Gaetano Fabrocile, Settanta anni fa moriva Dietrich Bonhoeffer 134 Antonio Piscitelli, Due della Brigata di Miriam Rebhun 139 Maria Francesca Capuano, La «mia scuola» 143 Mario Rovinello, Il fascino della narrazione tra passato e futuro 147 LIBRI 165 Associazione amici de «il tetto», Noi siamo il nostro presente Se siete interessati a ricevere le comunicazioni di iniziative e di attività da noi intraprese, forniteci il vostro indirizzo mail scrivendo a iltettonapoli@alice.it 4– Pratiche di commoning nel governo dei beni comuni: il caso dell’ex Asilo Filangieri Il significato dei beni comuni resta ancora indetermi- nato. Per alcuni questo è un vantaggio, perché una loro spe- cificazione, in particolare giuridica, correrebbe il rischio di cristallizzare le dinamiche di conflitto che intorno alla loro difesa hanno mobilitato milioni di persone. Altri invece ri- tengono che in assenza di una chiara definizione essi siano solo uno slogan senza alcun significato. Credo così che la questione sia mal posta. La definizione e il regime giuridico di questi beni, nodi da affrontare per non consegnarli al di- menticatoio delle parole passate di moda, non possono pre- scindere dalle rivendicazioni politiche da cui emergono. I beni comuni possano essere ritenuti il «significante vuoto», per usare una espressione di Ernesto Laclau, che riflette una strategia politica, di eterogenea composizione, che va ben oltre il contrasto alle politiche di privatizzazione oramai do- minanti, anche se questo è il punto in cui la loro genesi va collocata. Sono sempre più numerosi i beni pubblici e le ri- sorse collettive che versano in uno stato di degrado per la mancanza di fondi necessari anche alla loro semplice ma- nutenzione. In questo scenario prendono forma movimenti di lotta che si «armano» del concetto di beni comuni. La vo- lontà di introdurre forme di partecipazione diretta di citta- dini e lavoratori nel controllo della gestione di questi beni è un profilo centrale della questione, che intercetta un humus diffuso tra le tante sperimentazioni «dal basso» di spazi di autogoverno democratico. Un pezzo rilevante del movi- 92 – mento sorto in difesa dei beni comuni, più o meno consa- pevole della sua natura di eccedenza, per usare un lessico foucaultiano, infra-governamentale, usa la grammatica del diritto in modo inedito: non per chiedere nuovi diritti o per agire rivendicazioni sul piano vertenziale, ma per raffor- zare, e rendere riproducibili, gli spazi di libertà che riescono a conquistare nelle loro dinamiche di conflitto. Il discorso dei beni comuni mostra qui la sua fertilità: inedite soggettività politiche non si «limitano» a rivendicare che le condizioni di accesso ad certo numero di beni non siano subordinate alla disponibilità economica regolata dalle leggi del mercato, ma in più promuovono forme di go- verno collettivo di questi beni. Queste inedite prassi istitu- zionali si nutrono di elaborazioni teoriche che attraversano i campi della filosofia, dell’economia e del diritto. Da questa prospettiva è evidente cogliere i collegamenti con profili cruciali che investono le aporie più profonde del significato di democrazia: il rapporto tra governanti e governati, la tu- tela e il catalogo dei diritti fondamentali, il controllo e il peso decisionale dei cittadini sulle scelte che riguardano la cosa pubblica; si tratta, in definitiva, di nodi centrali di quel- l’essere in-comune che è alla base della politica. Le occupazioni da parte dei lavoratori dell’arte e dello spettacolo di teatri ed altri spazi culturali descrivono una delle punte più avanzate della riflessione teorica e pratica sui beni comuni. La rivendicazione dell’appartenenza di questi spazi alla categoria di beni comuni rischia però di mettere in crisi la qualificazione costruita dalla commis- sione Rodotà. Si tratta allora di capire se queste pretese mo- strino l’aporia di fondo di ogni possibile definizione giuri- dica o al contrario svelino come il cardine della categoria debba essere la creazione di regimi speciali di pubblicità, forme di demanialità rafforzata dal controllo popolare e modelli di amministrazione dei beni agiti direttamente dalla cittadinanza. – 93 A Napoli l’esperienza de l’asilo Filangieri assume delle sue specifiche peculiarità. Si tratta di un meraviglioso sta- bile del ’500 nel ventre del centro storico, tre piani oggi sede di un centro di produzione interdipendente, in cui una co- munità aperta di lavoratori dell’arte e della cultura hanno attrezzato e messo a disposizione della città mezzi di pro- duzione artistica. In quasi tre anni si sono svolti un gran nu- mero di eventi, laboratori permanenti di scenografia e arti visive, cineforum e ospitato le prove di compagnie teatrali, gruppi musicali, incontri di studio e ricerca. Un metissage tra lavoratori di diversi ambiti culturali che ben si esprime nel concetto di interdipendenza, autentico antidoto per scongiurare la «tragedia dei beni comuni» che si innesca a partire dai comportamenti antisociali dei free rider. Questa cooperazione, si badi, non significa affatto la costituzione di una comunità organica e indentitaria, in cui ogni prodotto culturale o artistico sia necessariamente condiviso. Il ten- tativo è quello di promuovere forme decisionali collettive che, favorendo quelle assunte con il metodo del consenso, spingano a riconoscere le esigenze di ciascuno. Così anche la quotidiana organizzazione di attività in uno spazio civico lascia emergere quel vincolo solidale che dovrebbe sorgere dalla consapevolezza di un destino comune: in questo senso i beni comuni nascono anche da un «fare comune». Tutto questo si realizza quotidianamente in uno stabile che da molto tempo non è occupato: un impiegato del co- mune apre e chiude l’edificio, ma dentro tutte le attività sono decise dagli artisti in un complesso meccanismo di as- semblee e tavoli di lavoro. L’asilo sta sperimentando una forma di «uso civico metropolitano di un bene comune», che, se da una parte si ispira alla funzione che gli usi civici tutt’ora svolgono, dall’altra promuove l’adozione di un re- golamento di uso pubblico in cui l’ente gestore del bene sia costituito dagli organi assembleari composti da cittadini e lavoratori. Un regime speciale di pubblicità in cui la parte- 94 – cipazione dei cittadini arriva al punto di modellare una forma di amministrazione popolare, che ridefinisce così il ruolo dei poteri pubblici: il tentativo, o almeno il laborioso auspicio, di una torsione in senso democratico radicale della sovranità popolare. Giuseppe Micciarelli – 95