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Le prassi riguardanti le azioni di rigenerazione urbana, riuso partecipato e inclusivo di spazi e beni inutilizzati sia pubblici che privati (definiti comuni per attribuzione collettiva e che esprimono utilità funzionali all’arricchimento del catalogo dei diritti fondamentali), stanno contribuendo a ridefinire la connotazione dello sfera pubblica in termini di “spazio di organizzazione sociale” in tensione tra polo istituzionale e cittadinanza attiva – makers civici, volto al perseguimento dell’interesse generale attraverso la sussidiarietà circolare. Soggettività e percorsi articolati di agency, multiattorialità, evoluzione del quadro normativo attraverso fonti consuetudinari, apprendimenti territoriali e nuovi possibili assetti per la PA, co-design e co-progettazione come capacità di esperienza istituente, comunità di riferimento generative e pre-figurative di traiettorie di sviluppo e di trasformazione socio-culturale ed economiche, sono le principali caratteristiche di questo fenomeno presente in tutto il territorio nazionale
«Bollettino» della Società tarquiniense d’arte e storia
L’esperienza dei Beni Comuni a Napoli e l’inaspettata riscoperta degli Usi Civici e Collettivi. Itinerari amministrativi e nuove prospettive.2019 •
Nicola Capone, L’esperienza dei Beni Comuni a Napoli e l’inaspettata riscoperta degli Usi Civici e Collettivi. Itinerari amministrativi e nuove prospettive, in Il Cammino delle Terre Comuni. Dalle leggi liquidatorie degli usi civici al riconoscimento costituzionale dei domini collettivi, Atti del I convegno nazionale sui domini collettivi (Tarquinia, Palazzo dei Priori - Sala Consiliare 8 giugno 2019) a cura di Simone Rosati, Prefazione di Javier Belda Iniesta, «Bollettino» della Società tarquiniense d’arte e storia.
This paper will try to investigate new and original forms of government of the commons. The Italian academic debate on common goods is at present very much alive, fed by several practical attempts which are variously spread and among them heterogeneous. Citizens, local communities, groups of workers and activists aim to redesign spaces of public decision-making concerning the management and the use of common goods and collective resources assuming it should be broader and more representative of what currently provided by laws and Public Administrations. Here we propose a distinction between "necessary commons" and "accidental commons" in order to identify special differentiated governance regimes that take into account the profound heterogeneity of common goods and collective resources that appeal to the category at issue here. These hypotheses will be investigated on the basis of significant experiences arisen within political and artistic movements born to defend specific common goods and to promote through the practice original institutional models that enable unprecedented forms of participatory management of public goods
Paradigma riproduttivo e beni comuni. Sul diritto d’uso civico riconosciuto all’ex Asilo Filangieri di Napoli
Paradigma riproduttivo e beni comuni. Sul diritto d’uso civico riconosciuto all’ex Asilo Filangieri di Napoli2016 •
Moving within the productive / reproductive paradigm on the basis of the reflection carried out by the Marxist feminist, the experience of civic and collective urban use carried out by the community of the "ex Asilo Filangieri" of Naples is linked to it.
This essay investigates the possible forms of collective governance of the com¬mons. In more details, the starting point of this analysis is the re-use of abandoned or underutilized goods, e.g. “former places” which function as civic incubators for new practices of citizenship. This article presents the case of former places as a case study for analysing an unprecedented legal tool, the so-called “civic and urban use”, as theorized in the context of a social conflict and subsequently implemented by the city of Naples and now followed by activists in many cities. The civic and collective urban use is an innovative and somewhat “creative” mechanism of rulemaking from grassroots, in that it reveals a push from the bottom heading to estab¬lish new institutions. In particular, the article compares and contrasts this instrument, as well as the new idea of “direct management” of the so called “emerging commons”, with other forms of par¬ticipatory democracy and shared administration that regulate the use of public spaces.
Politica del diritto
Del diritto d’uso civico e collettivo dei beni destinati al godimento dei diritti fondamentali2016 •
The right of civic and collective use of goods pertaining to the enjoyment of fundamental rights. My thesis is that local authorities and the State are to be considered exponential bodies of a particular community. Meaning that the law residually may confer to them the care of the interests of the entire community. Thus a new concept of space emerges: the space of the enjoyment of life, instead of the space of the government of lives. The demonstration is based on three juridical concepts. The first: the constitution- alisation of private and public property. The Italian Constitution prescribes that private property is limited and functionalised (social function). Public property is the space and the natural means for the exercise of basic freedoms. The second: the theory of the commons or the reform of the Civil Code relating to public goods. A ministerial commission (Commissione Rodotà) declared that common goods «express functional utility for the exercise of fundamental rights and for the free development of the individual and are shaped on the principle of intergenerational safeguarding of their utilitates». The third: the collective rights. These are goods, public or private, subject to collective rights of use and enjoyment. The best-known legal form of collective right are the Civic Uses and the Right to Public Use. On these theoretical assumptions since March 2, 2012 in Naples a community of artists and cultural workers is practicing the civic use of a public building translating it into a new administrative practice through the elaboration of the «Declaration of civic and collective urban use».
Newsletter dell'Osservatorio sulla città globale
Newsletter Osservatorio Città Globale ottobre 2019Numero della Newsletter edita dall'osservatorio sulla città globale, organo di studi dell'Istituto di Studi Politici "S. Pio V"
Barriere, Memorie Geografiche, 16
Gli spazi liberati tra welfare di prossimità, partecipazione politica e istanze legislative: il caso di Làbas nel centro storico di Bologna2018 •
Mentre la città diventa sempre più centrale all'interno delle dinamiche di valorizzazione capitalistica, si sviluppano esperienze informali di riuso temporaneo e rigenerazione "dal basso" che si pongono come alternative o antagoniste a questi processi. Tali iniziative-promosse da cittadini, associazioni, movimenti sociali, collettivi più che da enti pubblici o grandi attori economici-nascono spesso in opposizione alle strategie e alle politiche di rigenerazione top-down e prevedono l'occupazione o l'appropriazione di spazi urbani, prima utilizzati come fonte di rendita immobiliare oppure in stato di abbandono, per finalità sociali, culturali e ambientali. A partire dagli anni Ottanta, l'avvio dei processi di deindustrializzazione e le trasformazioni del welfare hanno inciso profondamente sugli spazi urbani. Con la chiusura e il trasferimento di interi di-stretti industriali in paesi con costo della manodopera più basso, nelle zone periferiche delle città eu-ropee emergono "vuoti urbani", grandi aree lasciate per anni abbandonate o ai margini delle politiche di pianificazione. Inoltre, con la riduzione delle politiche pubbliche per la casa, i grandi quartieri che durante il Novecento erano sorti per accogliere i lavoratori delle industrie locali diventano luoghi in cui si concentrano gruppi sociali vulnerabili che rimangono spesso esclusi dal mercato del lavoro (Bifulco e Bricocoli, 2010). Per far fronte ai problemi sociali e urbanistici di queste aree e in maniera alternativa alla semplice riqualificazione edilizia, dalla fine degli anni Ottanta vengono promossi processi di rigene-razione urbana contraddistinti da un approccio strategico ed integrato rispetto alle diverse dimensioni di criticità che caratterizzano gli ambiti di intervento. Queste azioni vengono realizzate con l'obiettivo di migliorare sia le condizioni di vita degli abitanti che la qualità degli spazi fisici, attivando e promuovendo processi di partecipazione sociale e sviluppo economico (Gastaldi, 2010; Bricocoli, 2013). Tuttavia, la rivalutazione dei centri storici e l'espansione dell'industria del turismo hanno prodotto negli ultimi anni processi di gentrification caratterizzati dall'espulsione della popolazione residente in favore di nuovi abitanti e funzioni urbane e produttive di condizione socio-economica più elevata (Semi, 2015). Dunque, il concetto di rigenerazione non riguarda semplicemente la riqualificazione di luoghi abbandonati, ma va ad investire le forme e i significati simbolici, economici e politici della città. Per questo, la diffusione di pratiche rigenerative a livello urbano non può essere scissa dalla correlazione con le politiche di valorizzazione territoriale messe in campo sulla base dell'ideologia neoliberale (Harvey, 2007). L'obiettivo di questo articolo è analizzare un'esperienza di rigenerazione urbana promossa da cittadini e movimenti sociali come risposta ai problemi della città contemporanea. In particolare, attraverso un'analisi qualitativa, cercheremo di comprendere quali barriere sono state rimosse e quali invece sono stati i limiti incontrati, perlopiù da un punto di vista istituzionale, nei percorsi di sperimentazione delle pratiche osservate. Lo studio empirico si focalizza sul caso del centro sociale Làbas di Bologna.
2017 •
Sul blog della casa editrice Mimesis un estratto dell'articolo "Uso civico urbano Beni pubblici e usi collettivi nella prospettiva costituzionale" pubblicato in "Le trasformazioni della democrazia". "Occorre, dunque, ricreare una dimensione dell’essere-in-comune come mondo delle cose-in-comune, rimettendo nella disponibilità del popolo (costituzionalmente inteso) quei beni che sono funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali e che attualmente invece sono catturati dalla dinamica estrattiva del neoliberalismo che astrae ricchezza riducendo i beni a mero valore di scambio"
Il contributo "Beni comuni, usi collettivi e comune: oltre la logica proprietaria" è pubblicato in "La rivolta della cooperazione. Sperimentazioni sociali e autonomia possibile", a cura di Andrea Fumagalli, Giovanni Giovannelli e Cristina Morini, Mimesis edizioni (2018). Sintesi del volume: Di quale bagaglio di antidoti analitici è necessario dotarsi per rendere materiale una rivolta della cooperazione capace di introdurre innovative forme del vivere in comune e di distribuzione della ricchezza sociale prodotta, contro la rapina del capitalismo biopolitico? Gli autori e le autrici i cui interventi si trovano raccolti in questo volume interrogano le esperienze di welfare dal basso che operano sui territori, rispondendo a istanze di solidarietà e mutualismo. Sintesi del contributo: Schematicamente viene raccontato in che modo a Napoli una serie di categorie quali Beni comuni, Usi collettivi e Comune si sono implicate reciprocamente. Se il Comune come modo di produzione racconta un altro modo di stare insieme, un altro modo di produrre relazioni sociali è anche vero che una diversa forma di relazione basata sulla cooperazione e la convivialità produce molto spesso un tipo nuovo di bene: i Beni comuni, per l’appunto. Questi a loro volta implicano, però, una diversa forma di relazione tra beni e soggetti. Ma è proprio qui che, dal punto di vista del diritto, sta il passaggio più insidioso: perché nei nostri ordinamenti l’unica forma di relazione possibile tra soggetti e beni pare essere lo schema proprietario esclusivo. Da qui la necessità, attraverso la nozione di Usi, di scardinare la nozione stessa di proprietà esclusiva dei beni.
2019 •
Mosaico/Mosaic, Società di studi geografici. Memorie geografiche NS 17,
Riscritture di paesaggi urbani marginali. La street art a Napoli2019 •
Studi sull'integrazione europea
R.S. De Fazio, A. Giattini, V. Prisco (a cura di), Scenari sul futuro dell’europa: sfide e prospettive. Considerazioni a margine del Libro Bianco della Commissione Europea, Napoli, Editoriale Scientifica, 2018 (A. Iermano)2018 •
Public Seminar, 82 TEH Meeting, Interzona, Verona Italy 2016
L'Asilo - from the occupation to a case of best practiceDéveloppement durable et territoires
Bologne et Naples au prisme des biens communs : pluralité et exemplarité de projets de gestion « commune » de l’urbain2019 •
2012 •
2016 •
2008 •
Beni Comuni. L'inaspettata rinascita degli usi collettivi
La pratica dell'Uso Civico come scelta Etica Estetica e Politica per il Sensibile Comune2017 •
2018 •
in Stefano Rodotà, I Beni Comuni. L'inaspettata rinascita degli usi collettivi a cura di Geminello Preterossi e Nicola Capone
La Pratica dell’Uso Civico come scelta Estetica Etica e Politica per il Sensibile Comune2018 •
Tre scenari per i media interculturali, in «Libertà Civili», Rivista del Ministero dell’Interno, n. 13, 2013, pp. 126-134.
Tre scenari per i media interculturali - Andrea Villa -2016 •