Beatrice nell'Inferno di Londra. Saggio su Dante Gabriel Rossetti
Nella 'Commedia', Beatrice scende agli Inferi per aiutare Dante, ma la natura perversa dell’oltremondo dantesco non... more
Nella 'Commedia', Beatrice scende agli Inferi per aiutare Dante, ma la natura perversa dell’oltremondo dantesco non sfiora né contamina la sua inviolabilità di anima beata: la 'miseria' delle anime dannate non la 'tange', dice a Virgilio prima di ritornare nella 'Candida rosa' del Paradiso, 'né fiamma d’esto incendio non m’assale' (Inf. II, 92-93). Quando però Dante Gabriel Rossetti, a metà Ottocento, traduce la 'Vita Nova', dipinge quadri a soggetto dantesco, scrive racconti, ballate, sonetti in cui cerca di traslare l’esperienza dello stilnovo nel suo tempo, è come se Beatrice si calasse, ancora una volta, all’Inferno: ma si tratta dell’Inferno della Londra vittoriana, a quel punto, e di questa nuova catabasi la Beatrice di Rossetti non potrà non portare i segni, facendosi metamorfosi perturbante e straniata della 'gentilissima' dantesca.
'Beatrice nell’Inferno di Londra' analizza il fallimento dell’utopia preraffaellita – recuperare la purezza d’intenti del’arte medievale, ritornare al legame tra l’artista e la propria anima -mostrando come l’operazione di Rossetti, proprio nel momento in cui cerca di far rivivere lo stilnovo in pieno XIX secolo, si faccia invece disperatamente moderna: l’esperienza dantesca si trasla nel contesto culturale della Londra vittoriana, svelandone – dietro lo schermo illusorio del revival neomedievale – le contraddizioni, le angosce, le ossessioni. Il simbolismo dantesco si fa cifra esoterica, l’eternità si mostra nel suo volto terribile di Eterno Ritorno, gli unici Paradisi concepibili sono quelli artificiali: e la Beatrice di questa età si fa femminilità algida e mortifera, stordita dal laudano e abbacinata dal magnesio, che non dona più beatitudine e anzi svela – nella sua fissità melanconica – l’assenza d’ogni verità, l’impossibilità d’ogni salvezza.