Film in the Post-Media Age. Cambridge Scholars Publishing, 2012
by Ágnes Pethő
Collection of essays put together following the international film and media studies conference "Film in the Post-Media Age", held in 2010 at the Sapientia University, Cluj, Romania
Ever since the centenary of cinema there have been intense discussions in the field of film studies about the imminent... more Ever since the centenary of cinema there have been intense discussions in the field of film studies about the imminent demise of the cinematic medium, endless articles championing the spirit of genuine cinephilia have proclaimed the death of classical cinema and mourned the end of an era, while new currents in media studies introduced such buzzwords into the discussions as “remediation” (Bolter and Grusin), “media convergence” (Jenkins), “post-media aesthetics” (Manovich) or “the virtual life of film” (Rodowick). By the turn of the millennium, the whole “ecosystem” of media had been radically altered through processes of hybridization and media convergence. Some theorists even claim that now that the term “medium” has triumphed in the discussions around contemporary art and culture, the actual media have already deceased, as digitized imagery absorbs all media. Moving images have entered the art galleries and new forms of inter-art relationships have been forged. They have also moved into the streets and our everyday life as a domesticated medium at everybody’s reach, into new private and public environments (and into a fusion of both via the Internet). Consequently, should we speak of an all pervasive “cinematic experience” instead of a cinematic medium? What really happens to film once its traditional medium has shape shifted into various digital forms and once its traditional locations, institutions and usages have been uprooted? What do these re-locations and re-configurations really entail? What are the most important new genres in post-media moving pictures? Is it the web video, is it 3D cinema, is it the computer game that operates with moving image narratives, is it the new “vernacular” database, the DVD, or the good old television adjusted to all these new forms? How does theatrical cinema itself adapt to or reflect on these new image forms and technologies? How can we interpret the convergence of older cinematic forms with an emerging digital aesthetics traceable in typical post-media “hosts” of moving images? These are only some of the major questions that the theoretical investigation and in-depth analyses in this volume try to answer in an attempt at exploring not the disappearance of cinema but the blooming post-media life of film.
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Seen by: and 19 moreSulla parte VI del Gattopardo. La fortuna di Lampedusa in Romania
Margareta Dumitrescu, Catania 2001
cm 14,8x21, pagg. 168, ill.
http://www.maimone.it/schedadinam1.asp?CodLib=200116
Lo studio sul Gattopardo è incentrato sulla Parte VI, la più ricca di spunti tanto da essere una chiave di lettura... more
Lo studio sul Gattopardo è incentrato sulla Parte VI, la più ricca di spunti tanto da essere una chiave di lettura dell'intero romanzo. Il libro comprende anche un'indagine sulla fortuna di Lampedusa in Romania, dalla quale risulta che la sua opera è ben nota agli studiosi, mentre l'elevata tiratura del Gattopardo in traduzione romena testimonia l'interesse del pubblico per lo scrittore siciliano.
SOMMARIO
Sulla Parte VI del Gattopardo
La “visione” come anamorfosi
Autoritratto col cane di un misantropo
L’wicked joke: perché in inglese
La presenza del joke nella Parte VI
“Oro consunto, pallido”, il sole letale
Il complesso di Empedocle
Trascendere la morte
Note
Bibliografia
La fortuna di Lampedusa in Romania
Traduzioni nei periodici
Traduzioni in volume
Traduzioni in volume nelle lingue delle mino¬ranze etniche
Traduzione della sceneggiatura di L. Visconti tratta dal romanzo di G.T. di Lampedusa
Prefazioni, recensioni e articoli sull’opera di G.T. di Lampedusa
Raccontare i sentimenti. Il Cinema di Gianni Amelio
a cura di Sebastiano Gesù, Catania 2008
17x24, ISBN 978-88-7751-274-1, pagg. 320, ill.
http://www.maimone.it/schedadinam1.asp?CodLib=200801
Gianni Amelio è uno di quei registi che hanno amato il cinema prima da spettatori appassionati e poi da cineasti.... more
Gianni Amelio è uno di quei registi che hanno amato il cinema prima da spettatori appassionati e poi da cineasti. Questa viscerale passione per la settima arte alla generazione di cineasti come Amelio ha permesso di coltivare amori apparentemente inconciliabili, qualche volta contraddittori, come il cinema hollywoodiano di genere, la libertà autoriale della nouvelle vague e la lezione morale del neorealismo. Ma quelle che appaiono contare di più per Amelio sono le attenzioni verso il cinema italiano. Amelio è uno dei pochi registi che sa andare in fondo alle cose, che sa offrire la radiografia del cuore e del dolore evitando lo spettacolo della sofferenza. Il suo è un cinema di riflessione e di ascolto, teso a cogliere le istanze spirituali e sociali dell’altro con un respiro pacato del discorso, senza mai alzare i toni. Ma è anche un cinema intenso, mai rassicurante
SOMMARIO
Introduzione
di Sebastiano Gesù
Uno sguardo dal cuore antico
di Flavio Vergerio
Per un’etica dello sguardo (verso Rossellini)
di Livio Marchese
Utopia e disillusione. Il cinema di Gianni Amelio alla fine del gioco
di Massimo Causo
Le buone cause del cinema di Amelio
di Piero Spila
Appunti per un cinema in viaggio
di Stefania Rimini
Il viaggio: sogno, utopia, coscienza della realtà e ricerca interiore
di Nino Genovese
La fine del gioco
di Alessandro De Filippo
Puntare alla testa… Colpire al cuore
di Fabrizio Colamartino
Lontano nel tempo. (Così ridevano)
di Agata Sciacca
Il cosmo dell’infanzia in Le chiavi di casa
di Michael Aichmayr
Amelio secondo il documentario
di Sebastiano Pennisi
A proposito della Sicilia. Frammenti di una conversazione con Gianni Amelio
di Jean-Claude Mirabella
Il cinema che sorprende e inquieta
intervista di Piero Spila e Bruno Torri
Biografia
Filmografia
Bibliografia
Oh! Dolci baci o languide carezze La passione amorosa al cinema
A cura di Sebastiano Gesù, Catania 2009
21x28, ISBN 978-88-7751-307-6, pagg. 120, ill.
http://www.maimone.it/schedadinam1.asp?CodLib=200910
L’esperienza amorosa nel mondo contemporaneo, pur essendo tra le più significative e per molti versi la più... more
L’esperienza amorosa nel mondo contemporaneo, pur essendo tra le più significative e per molti versi la più considerevole dell’esistenza umana, non ha ricevuto dagli studiosi l’attenzione e gli approfondimenti psicanalitici che le spettano. Michel Foucault dice che il desiderio erotico ha un potere rivoluzionario che da sempre ha inquietato il potere, che, in una maniera o in un’altra, ha cercato di canalizzarlo e assoggettarlo, sia nella cultura marxista che in quella capitalista. Lo studioso francese vede da parte della società un costante tentativo di svalutazione e di esorcizzazione dell’eros. Egli afferma: «Ne parliamo talmente che finiamo per togliergli il potere rivoluzionario». Da parte sua Roland Barthes replica: «Il discorso amoroso è parlato da migliaia di individui, ma non è sostenuto da nessuno». L’innamoramento, secondo McEwan (e non solo lui) è sempre un’esperienza estrema, un atto irragionevole: «Quando ci si innamora, sostiene lo scrittore scozzese, l’altro diventa un’ossessione: non si dorme, non si mangia, non si pensa ad altro». L’innamorato sospende tutti i propri principi morali, si ritiene in diritto di offendere, denigrare, mentire e talvolta persino di uccidere chiunque sia d’ostacolo al suo amore, fosse anche la stessa persona amata. Perciò l’ innamoramento è sempre stato visto in modo negativo. La maggior parte degli studi sull’amore, infatti, fa parte del campo clinico e gli stessi manuali di psicologia dell’adolescenza ritengono di spiegare quella stagione della vita senza nemmeno prendere in considerazione la dimensione amorosa dell’individuo. Proporre il tema dell’ “Amore al cinema”, inteso come desiderio erotico, come follia amorosa, vuole essere un piccolo contributo per sottrarre, di tanto in tanto, il discorso amoroso all’estrema solitudine in cui si trova confinato, «completamente abbandonato dai discorsi a esso vicini», eppure da questi ignorato, tagliato fuori o ancora peggio svalutato, deriso, schernito; significa sottrarlo «alla deriva dell’inattuale» per collocarlo nella cultura corrente e nel quotidiano individuale, perché la passione amorosa possa uscire dagli ambiti specialistici e dalla patologia per essere vissuta nella sua giusta dimensione in quanto espressione dell’esperienza umana caratterizzata assai spesso dall’insoddisfazione, dalla nostalgia, dal senso di solitudine dal desiderio di completezza e di perfezione, da sofferenze psichiche “richiamo dell’anima”. Ma anche riflessione sulla società, che eros percepisce come nemica, perché massifica, reprime ed è fondata sul potere, antitesi dell’amore e dell’immaginazione. I film che rientrano in questa rassegna, scelti all’interno di un ampio spettro di tempo e di “soggetti d’amore” hanno in comune tra loro il tema della “passione amorosa espressa oltre i limiti del comune sentire”. Al di fuori e al di sopra degli schemi sociali convenzionali, che ne accentuano le dilacerazioni dell’anima o l’impossibilità di viverla da parte dei protagonisti.
SOMMARIO
Quell’Amor ch’è palpito ...
Sebastiano Gesù
Buñuel, Stahl, Sirk, Ophüls, Resnais, Dreyer. Strutture narrative e cinema dell’amour fou
Flavio Vergerio
CineAmorFou ovvero della cinefilia
Elio Girlanda
Sogni – e baci – che il denaro può comprare
Simona Argentieri
Oh! Dolci baci, o languide carezze
Sebastiano Gesù
Senso: la duplice follia d’amore
Fernando Gioviale
Amour fou e femme fatale. Lacrime, follia e passione dalla pagina allo schermo
Rita Verdirame
Il trucco e l’anima. M. Butterfly di Cronenberg e il miraggio della seduzione
Stefania Rimini
François Truffaut. L’amour fou e l’amour en fuite Sebastiano Pennisi
Le Madonie, cinema ad alte quote
di Sebastiano Gesù e Elena Russo, Catania 1995
intr. di Francesco Novara; pres. di Pasquale Scimeca
cm 16x23, pagg. 128,24 ill.
http://www.maimone.it/schedadinam1.asp?CodLib=19953
Questo volume tenta una lettura del cinema siciliano, mediante la ricostruzione dei set madoniti, con particolare... more
Questo volume tenta una lettura del cinema siciliano, mediante la ricostruzione dei set madoniti, con particolare attenzione al paesaggio che, da sempre per la cinematografia, ha costituito un elemento di grande importanza, al punto che numerosi film hanno tratto dal loro scenario, dalla natura dentro cui raccontano le loro storie, più che dai personaggi, un vero e proprio respiro di opera d’arte. Il paesaggio non solo si offre, ma soprattutto crea toni e atmosfere che raccolgono il movimento interno ed esterno dei personaggi. Da queste brevi riflessioni nasce la necessità di riconsiderare i set cinematografici non più come quinte teatrali ma come componenti strutturali del film. Così l’interesse dei cineasti nei confronti delle Madonie si rinnova con cadenze puntuali nel tempo, facendo prevalere sui facili stereotipi da cassetta, lo sguardo ispirato di registi come Petri e Tornatore, Gaulitz e Cimino, Scimeca e i giovani video makers. Infatti il gran numero di film che sono stati girati nelle campagne e nei paesi delle Madonie rappresenta un patrimonio culturale di grande rilievo e coglie in pieno il rapporto, che può dirsi privilegiato, fra Madonie e cinema nelle sue varie forme; rapporto privilegiato che si coglie nel riconoscimento della profonda sensibilità di letterati e cineasti del luogo che si sono affermati in campo nazionale e internazionale come, ad esempio, Tornatore, che, dopo Nuovo Cinema Paradiso, è voluto tornare nelle Madonie per ambientarvi L’uomo delle Stelle. La storia dei set madoniti coincide con la storia dei film in grado di esprimere una verità poetica attraverso i luoghi delle vicende narrate, a prescindere dagli stilemi realistici, simbolici o fantastici.
SOMMARIO
Ringraziamenti
Introduzione di Francesco Novara, Presidente dell’Ente Parco delle Madonie
Presentazione di Pasquale Scimeca
Le Madonie, un universo inesplorato dal cinema
L’occhio impuro del colonizzatore
Lo straniero: un testimone super partes
Il mondo visto dalle Madonie
Cefalù, una finestra sul Tirreno
Tra un ciak e l’altro: i set madoniti di Tornatore
Sicilianamerica
Borgese, da Polizza a Hollywood: un teorico del cinema
Il documentario, un itinerario tra paesaggio, arte e cultura
Isolati nell’isola: video makers madoniti
Schede filmografiche
Documentari
Leonardo Sciascia
a cura di Sebastiano Gesù, Catania 1992
cm 21,5x30, pagg. 288,112 ill.
http://www.maimone.it/schedadinam1.asp?CodLib=19929
Il volume costituisce una lettura dell’opera sciasciana come intreccio inestricabile tra “sapere” e “vedere”, come... more
Il volume costituisce una lettura dell’opera sciasciana come intreccio inestricabile tra “sapere” e “vedere”, come vena creativa nello stesso tempo tesa alla pagina scritta e alla rappresentazione scenica. Si avvale dei contributi di studiosi di cinema e letteratura, di sceneggiatori e di registi di romanzi di Sciascia, i quali si fermano ad analizzare sia la filmografia tratta dai suoi romanzi , sia le produzioni nelle quali era stata richiesta la collaborazione dello Sciascia sceneggiatore (il Bronte di Vancini). I saggi di Jean Gili e Rosario Castelli sui lavori di Elio Petri; quelli di Fernando Gioviale su Il giorno della civetta di Damiani; gli interventi di critici cinematografici della fama di un Cosulich; di registi come Rosi, Damiani, Amelio, Vancini: una panoramica articolata della produzione filmica di origine sciasciana, nonché dei problemi critici relativi al linguaggio cinematografico e alla struttura della profonda connessione tra narrazione scritta e per immagini così caratteristica in Leonardo Sciascia. Brevi schede filmografiche completano questo libro, che intende porsi come paesaggio rilevante per la lettura del rapporto con la settima arte dello scrittore di Racalmuto.
SOMMARIO
Uno scrittore con la macchina da presa
di Nino Genovese e Sebastiano Gesù
Un primo sguardo sulla problematica del vedere in Leonardo Sciascia
di Claude Ambroise
Il cinema, con difficoltà
di Liborio Termini
Dalla scrittura all’immagine. Leonardo Sciascia e l’ineffabilità del testo
di Vincenzo Vitale
Al cinema con Sciascia
di Giovanni Finocchiaro Chimirri
Lettera postuma sull’ombra
di Roberto Andò
La macchina da presa è un’altra penna
di Ermanno Comizio
Brevi considerazioni
di Elio Petri
Daniani e il giorno della civetta: dalle oblique ironie della scrittura alla pienezza epica dell’immagine
di Fernando Gioviale
Todo «Moro»: i pince-nez dell’Onorevole
di Rosario Castelli
Todo modo: intervista a Elio Petri
di Jean A. Gili
Una vita venduta, un film rubato
di Antonio Liorens
Le porte giuste
di Bruno Roberti
Il cinema altrove
di Piero Spila
Senza «punto», una storia apparentemente «semplice»
di Antonella Giardina
Bronte, nascita di una nazione
di Cristiana Paternò
La mafia: un fenomeno che non capisco più
Intervista a Leonardo Sciascia di Sebastiano Gesù
Il mio Sciascia
di Francesco Rosi
Lo stile del narratore, lo stile del polemista
di Vincenzo Cerami
Solarità siciliana e oscurità della mafia
di Ugo Pirro
Emigrandi alla guerra
di Aldo Florio
Da scrittore a sceneggiatore
di Florestano Vancini
Due immagini
di Gianfranco Mingozzi
Sogno di un valzer
di Enzo Muzii
Per Leonardo Sciascia
di Damiano Damiani
Quel documentario su commissione…
di Giuseppe Ferrara
La forza del ragionamento
di Gianni Amelio
Una storia semplice, ovvero piuttosto complicata
di Emidio Greco
Ritorno a Regalpetra
di Beppe Cino
Una commedia mancata, un film ritrovato
di Giorgio Ferrara
Storia di un breve incontro
di Callisto Cosulich
Morte di un inquisitore, in progetto per il cinema
di Callisto Cosulich
Sciascia, un autore per il cinema
di Angelo Libertini
Western di cose nostre
di Marco Amato
Il cavaliere e la morte
di Catherine Mc Gilvray
Da Zafer a Crowley
di Fernandod Vicentini Orniani
La strega e il capitano
di Raffaella Morelli
Schede Filmografiche
A ciascuno il suo
Il giorno della civetta
Un caso di coscienza
Bronte: cronaca di un massacro
Cadaveri eccellenti
Todo modo
Una vita venduta
Grandi Hotel des Palmes
I ragazzi di via Panisperna
Porte aperte
Una storia semplice
Bibliografia
La Sicilia tra schermo e storia
A cura di Sebastiano Gesù, Catania 2008
17x24, ISBN 978-88-7751-283-3, pagg. 336, ill.
http://www.maimone.it/schedadinam1.asp?CodLib=200812
Una pubblicazione che costituisce un primo corposo momento di studio attorno alle più significative pagine di storia... more
Una pubblicazione che costituisce un primo corposo momento di studio attorno alle più significative pagine di storia siciliana trasportate in immagini dal cinema
SOMMARIO
Introduzione
di Sebastiano Gesù
La passione di Giosuè l’ebreo in Sicilia
di Miriam Meghnagi
Il Settecento in Sicilia, un cronotopo glorioso
di Sebastiano Gesù
Sul palcoscenico della Storia. Il Consiglio d’Egitto
di Maria Rizzarelli
Nascita di una Nazione. Pagine risorgimentali siciliane
di Sebastiano Gesù
Da De Roberto a Faenza: I Vicerè ieri e oggi
di Antonio Di Grado
Il mondo contadino da Pirandello ai Taviani
di Sebastiano Gesù
Terra e libertà. Placido Rizzotto e I cento passi
di Sebastiano Gesù
Banditi, briganti
di Sebastiano Gesù
La mafia sullo schermo. Appunti per una prima ricognizione
di Sebastiano Gesù
Partire è un po’ morire... L’emigrazione siciliana al cinema
di Sebastiano Gesù
Le pallottole mietevano l’erba. Portella della Ginestra fra Salvatore Giuliano e Segreti di Stato
di Chiara Racalbuto
Siamo tutti dei vigliacchi? Problematiche storiche in Anni difficili
di Dario Portale
Prefetti di ferro in anni di piombo
di Dario Portale
Lo sbarco in Sicilia: un cinema «leggermente fuori fuoco»
di Stefania Rimini
Il cinema documentario di Alliata e di De Seta
di Alessandro De Filippo
Viaggio in Sicilia. I documentari di De Seta e Mingozzi
di Sebastiano Pennisi
Ciprì e Maresco: cinici sudnormali alla fine del mondo
di Livio Marchese
Filmografia
Il melodramma al cinema. Il film-opera croce e delizia
a cura di Sebastiano Gesù, Catania, 2009
21x28, ISBN 978-88-7751-304-5, pagg. 160, ill.
http://www.maimone.it/schedadinam1.asp?CodLib=200908
Se seguiamo un certo percorso storico notiamo come sia variegato, composito e controverso l’accostamento da parte del... more
Se seguiamo un certo percorso storico notiamo come sia variegato, composito e controverso l’accostamento da parte del cinema all’opera lirica. Volgere per immagini il repertorio operistico non è operazione di poco conto. Ne hanno dibattuto da sempre studiosi e teorici del cinema e del teatro musicale, che non hanno mai tollerato le continue mutilazioni da entrambe le parti – cinema e opera – per divenire più o meno sussidiari l’uno all’altra. Si tratta di due linguaggi diversi da amalgamare, di cui uno contiene in sé due componenti (canto e musica), fusi insieme. Nella nutrita filmografia che ripercorre, trasversalmente, oltre un intero arco di secolo è, in effetti, possibile individuare le diverse tipologie di approccio della Settima Arte verso la musica operistica. Sia essa cantata, in toto o in parte, sia interamente ripresa dalla ribalta di un teatro lirico o ambientata en plein air, sia essa il semplice resoconto biografico, più o meno romanzato, della vita e dell’arte di un grande compositore o di un celebre cantante. Liberatasi con il tempo dalle pastoie di un cinema di massa, che la voleva come una ulteriore aggiunta al drammone popolare d’appendice per lo spettatore incolto e facile, l’opera lirica ha fornito alla Decima Musa forti suggestioni, che hanno affascinato anche una folta schiera di colti melomani, che nel cinema ritrovano quella forza d’ impatto sentimentale immediato, accresciuta dall’uso dei piani ravvicinati della cinepresa, che difficilmente, o con minor trascinamento, avrebbero potuto trarre dal distanziamento teatrale di una visione in campo totale. Il cinema, infatti, può graduare il suo approccio alla messa in scena: dalla ripresa quasi documentaria rispetto all’evento teatrale a interventi più robusti e articolati, che si fanno dentro alla rappresentazione e quasi riescono a far smarrire l’idea di una distanza tra l’occhio della macchina da presa e lo spazio teatrale. Essa sale sul palco d’opera “dissacrando” il recinto della ribalta caro agli addetti ai lavori del teatro lirico, ma a suo modo lo “riconsacra” in altre forme che non è detto siano meno nobili. Importanti autori del cinema mondiale (Bergman, Losey, Rosi, Straub, Sybeberg, Goretta, Delvaux…) fin dagli anni Settanta, momento di grande reviviscenza del genere, hanno definitivamente transitato l’opera filmata verso il film-opera, non più testo secondario di un testo primario, essenzialmente asservito in modo strumentale all’opera lirica, non più veicolo, seppur importante, della rappresentazione “operistica”, ma interpretazione del testo musical- librettistico e teatrale. Questi autori propongono un’autonomia interpretativa del “cinema” nei confronti del’“opera”, dove “mise en scène” e “mise en image” coincidono, fino a far si che, in luogo dell’abituale testo di un testo, si abbia un’unità (ed unicità) testuale in cui la musica il canto e l’occhio del regista – ciascuno per proprio conto e proprio peso – parimenti contribuiscono alla riuscita dell’opera d’arte.
SOMMARIO
Il film-opera: croce e delizia
Sebastiano Gesù
Cinema e opera lirica. Percorsi e tipologie
Ermanno Comuzio
Le forme del melodramma dall’opera al film
Guglielmo Pescatore
Puccini e il cinema
Pier Marco De Santi
Carmine Gallone. Il re dell’opera alla sbarra. La parola alla difesa
Ermanno Comuzio
Giuseppe Verdi e il cinema. Troppo o troppo poco?
Ermanno Comuzio
Me(ga)lomanie verdiane
Anton Giulio Mancino
Dal palcoscenico operistico allo schermo: presenze verdiane. Dal vecchio linguaggio al nuovo Medium
Francesco Leprino
La doppia vita di Casta diva
Guglielmo Pescatore
Casta Diva e il Musikfilm d’oltralpe
Francesco Bono
Conversando di operismo e cinematografia. Il caso Carmen di Francesco Rosi
Fernando Gioviale
Magia e struttura nel Flauto magico di Mozart/Bergman
Alessandro Mastropietro
Don Giovanni di Joseph Losey: un film o un’opera?
Pamela Parenti
La fortuna cinematografica di Cavalleria Rusticana
Pamela Parenti
L’elisir, le fonti e le transcodificazioni
Rita Verdirame
Filmografia essenziale
Verga e il cinema. Con una sceneggiatura verghiana inedita di Cavalleria rusticana
testo di Gesualdo Bufalino a cura di Nino Genovese e Sebastiano Gesù, Catania, 1996
cm 21x30, pagg. 338,131 b/n ill.
http://www.maimone.it/schedadinam1.asp?CodLib=19966
Il volume, che si avvale del contributo di numerosi, illustri studiosi di storia del cinema e di letteratura, si... more
Il volume, che si avvale del contributo di numerosi, illustri studiosi di storia del cinema e di letteratura, si prefigge di analizzare, attraverso una serie di saggi specifici, il rapporto di Verga con il cinema considerato sotto il duplice profilo del comportamento dello scrittore nei confronti del mondo della cinematografia e dell’atteggiamento di quest’ultima nei suoi riguardi durante la sua vita e dopo, in un itinerario variegato che abbraccia l’intero arco della storia del nostro cinema. Oltre alle ricche e complete filmografia e bibliografia, che fanno di questo libro un punto di riferimento imprescindibile, esso contiene una sceneggiatura verghiana inedita di Cavalleria rusticana e si chiude con un appassionato scritto di Gesualdo Bufalino che, pur non riguardando l’aspetto cinematografico, rappresenta il giusto suggello all’opera, proprio per il valore che, ancora una volta, il nome di Verga può assumere nella nostra epoca così problematica, tormentata e contraddittoria.
SOMMARIO
Verga e il cinema: «Castigo di Dio» o «San Cinematografo»?
Nino Genovese e Sebastiano Gesù
Le immagini “cinematografiche” nella scrittura iconica verghiana
Lia Fava Guzzetta
Influssi verghiani sulla giovane critica “di fronda”
Mario Verdone
Verga e la Sicilia di Visconti e De Santis
Gian Piero Brunetta
Donne verghiate tra pagina e film
Massimo Cardillo
«Oh, dolce voluttà, desio d’amor gentil»: Pastrone, Tigre reale e l’immaginazione melodrammatica
Ferdinando Gioviale
Per una storia di Cavalleria rusticana: dalla novella ai film
Nino Genovese
Cavalleria rusticana tra novella, film, teatro e musica
Ermanno Comuzio
La Cavalleria rusticana del 1910
Giorgio Longo
Giovanni Verga soggettista cinematografico
Sarah Zappulla Muscarà
«Gli artisti parlano?» La versione “muta” di Caccia alla volpe
Carla Riccardi
Letteratura, cinema e industria nel periodo del muto
Carlo Tagliabue
I Malavoglia da Verga a Visconti: dal sarcasmo alla mistica del pauperismo
Ferdinando Di Giammatteo
La terra trema: codici linguistici e strutture narrative
Rosario Castelli
Verga, Visconti e l’iconografia verghiana
Salvatore Scalia
La maga nel fuoco: La Lupa tra fiaba, novella, teatro e film
Claudio Camerini
A proposito de L’amante di Gramigna
Intervista a Carlo Lizzani
A cura di Massimo Cardillo
Proprio questa storia va raccontata: di nuovo e poi di nuovo
Riflessioni su Bronte di Florestano Vancini
Markus Vorauer
Mito e utopia. La figura del pazzo e il mondo carnevalesco in Bronte di Florestano Vancini
Michael Aichmayr
Il cinema nella lingua di Giovanni Verga
Giovanni Garra Agosta
Per Giovanni Verga
Gesualdo Bufalino
SCHEDE FILMOGRAFICHE
A cura di Sebastiano Gesù
Cavalleria rusticana (1910)
Cavalleria rusticana di Falena (1916)
Cavalleria rusticana di Del Colle (1916)
Tigre reale
Caccia al lupo
Storia di una capinera (1917)
Una peccatrice
Eva
Il marito di Elena
Cavalleria rusticana (1924)
Vendetta
Cavalleria rusticana (1939)
Storia di una capinera (1945)
La terra trema
La Lupa (1953)
Cavalleria rusticana (1954)
Mastro don Gesualdo
Cavalleria rusticana (episodio del film Io uccido, tu uccidi)
L’amante di Gramigna
Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato
Cavalleria rusticana (1984)
Storia di una capinera (1994)
La lupa (1996)
Etica ed estetica dello sguardo Il cinema dei fratelli Dardenne
A cura di Sebastiano Gesù, catania, 2006
17x24, pagg. 184,74 ill.
http://www.maimone.it/schedadinam1.asp?CodLib=200621
Questa pubblicazione, tra le prime in Italia, getta uno sguardo trasversale, ricco di stimoli e di riflessioni sul... more
Questa pubblicazione, tra le prime in Italia, getta uno sguardo trasversale, ricco di stimoli e di riflessioni sul cinema di Jean-Pierre e Luc Dardenne. I due fratelli belgi sono tra i pochi registi viventi ad avere ricevuto, oltre a innumerevoli altri riconoscimenti, per due volte la Palma d’Oro al Festival di Cannes (Rosetta 1999 e L’enfant 2005). Oggi vengono considerati tra i più importanti autori del panorama cinematografico europeo. Il loro film La promesse ha cambiato il volto del cosiddetto “cinema del reale”; un cinema di forte impegno sociale e di grande valore etico, che ha ispirato un’intera generazione di cineasti in tutto il mondo. Il loro stile rigoroso, asciutto ed essenziale è un segno distintivo, riconoscibilissimo, di un cinema coerente che, nel suo rigore formale, non scende mai a compromessi, e con l’utilizzo di mezzi profilmici strettamente indispensabili, sembra quasi aspirare a quella purezza bressoniana e rosselliniana che per i due fratelli cineasti ha costituito un vero e proprio magistero. Tra le poche a mettere in scena il lavoro, a tematizzare la crisi della paternità e la violenta assenza d’incontro con l’altro nella società contemporanea, l’opera dardenniana è un processo elaborativo di contenuti e di forme espressive. Vedere i film dei fratelli Dardenne è un’esperienza fisica e sensoriale diversa, più impegnativa e traumatica per certi versi, ma più profonda. La mancanza totale di sfumature epigrammatiche, nell’apparente freddezza narrativa, volta a rappresentare in modo attendibile la tragedia di certi vissuti, si apre spesso ad afflati umani e toni poetici, perché i Dardenne sono sì severi ma in fondo non sono pessimisti. A loro dire, anche se la situazione non incoraggia all’ottimismo, la vita trionfa sempre.
SOMMARIO
La poetica dell’essenziale e l’estetica del reale di Sebastiano Gesù
Cinema, nascondere e scoprire il mistero di Flavio Vergerio
«Dal fango della realtà»: i segni dello spazio urbano di Stefania Rimini
Gli spazi della marginalità di Luisa Ceretto
Nel nome dei figli di Elena Galeotto
La rappresentazione dei minori di Fabrizio Colamartino
La narrazione dolorosa di Alessandro De Filippo
Un sistema o una formula? di Elio Girlanda
La promesse, lo sguardo e(sc)luso di Sebastiano Pennisi
Rosetta. Il “farsi” di un film di Giancarlo Zappoli
Rosetta, la Mouchette contemporanea di Zef Muzhani
Astrazione ed empatia: Il figlio e il cinema dei Dardenne di Emiliano Morreale
L’enfant, l’etica dell’immagine di Livio Marchese
Nota biografica di Chiara Gesù
Filmografia
Bibliografia
Ercole Patti. Un letterato al cinema
Sebastiano Gesù, Laura Maccarrone, Catania, 2004
cm 16x23, pagg. 200,35 ill.
http://www.maimone.it/schedadinam1.asp?CodLib=200413
Questa pubblicazione è un tentativo di ricostruzione dei molteplici rapporti che l’intellettuale Ercole Patti ha... more
Questa pubblicazione è un tentativo di ricostruzione dei molteplici rapporti che l’intellettuale Ercole Patti ha intrattenuto con il cinema con lo scopo di mettere in evidenza taluni aspetti considerati marginali rispetto alla sua vocazione propriamente letteraria. Si scopre così che l’interesse di Patti per la decima musa si concretizza attraverso tutte le possibili sfere creative che il cinema gli offerse: dalla stesura di sceneggiature e soggetti originali, alla trasposizione di testi teatrali, alla lunghissima esercitazione di critica cinematografica, alla direzione di un settimanale di cinema, alle contaminazioni cinematografiche che numerose pagine della sua opera letteraria contengono, fino alla sua vita sentimentale, alla sua biografia. E qualche occasionale e fugace apparizione in alcuni film. Patti pertanto si inserisce a pieno titolo nell’entourage di quegli intellettuali, come Flaiano, Alvaro, lo stesso conterraneo Brancati, Moravia, Marotta, ecc…, che hanno vissuto l’esperienza del cinema senza perdere la propria identità di scrittori, ma in un continuum interscambio di esperienze culturali e di vita tra le due forme espressive.
SOMMARIO
Presentazione
Introduzione
Ercole Patti: tra letteratura e cinema
Gli esordi di Ercole Patti critico cinematografico
Patti e il «Tempo»
Cinema giapponese
Cinema svedese
Nouvelle vague
Cinema italiano
Cinema americano
Cinema inglese
La Sicilia nel cinema
Le dive
Patti: romanzi e film
Filmografia
Bibliografia
Recensioni cinematografiche di Patti apparse sui periodici
Salvatore Giuliano
di Tullio Kezich e Sebastiano Gesù, Catania, 1993
cm 21,5x30, pagg. 190,153 ill.
http://www.maimone.it/schedadinam1.asp?CodLib=19932
Il volume, dedicato alla celebre opera cinematografica del regista Francesco Rosi, è introdotto dal critico Tullio... more
Il volume, dedicato alla celebre opera cinematografica del regista Francesco Rosi, è introdotto dal critico Tullio Kezich, che fu testimone di varie fasi di ripresa della pellicola, nel lontano 1961. Considerata da più parti come una delle fonti più riuscite prove della cinematografia italiana “... lo sforzo di far diventare storia la cronaca togliendo il filtro del romanzo” (Kezich), il film ha costituito una delle fonti di conoscenza più dirette e popolari della Sicilia del secondo dopoguerra. Il volume colloca la vicenda artistica del Salvatore Giuliano nel contesto storico e sociale dell’Isola degli anni ’40-’50, soffermandosi sul fenomeno del banditismo e sull’intricata questione del Movimento Separatista. Un’intervista a Francesco Rosi recupera, a trent’anni di distanza, la cognizione e il sentimento della Sicilia che animarono la scrittura e la regia del film. Un Bloc-notes di Kezich ricostruisce il banditismo di Montelepre, mentre un estratto dell’Europeo, del 16/07/50, riporta il celebre articolo di Tommaso Besozzi sulla morte del bandito. La sceneggiatura del film e una bibliografia essenziale completano il libro.
SOMMARIO
Io c’ero
Tullio Kezich
Un film necessario, un documento inoppugnabile
Sebastiano Gesù
La scheda
Banditi a Montelepre – Bloc-notes del film
Ricordare Palermo – Intervita a Rosi
Il film
Il banditismo siciliano nel cinema
Appendice
Storia cronologica del Movimento Separatista
Sulla strada della verità
Bibliografia essenziale
L'Etna nel cinema. Un vulcano di celluloide
di Sebastiano Gesù, Catania, 2005
21x28, pagg. 128, ill.
http://www.maimone.it/schedadinam1.asp?CodLib=200503
Inserendosi nella tradizione letteraria, poetica e pittorica, anche il cinema ha raccontato l’Etna, utilizzandolo e... more
Inserendosi nella tradizione letteraria, poetica e pittorica, anche il cinema ha raccontato l’Etna, utilizzandolo e descrivendolo nelle sue più svariate accezioni, mostrandone il suo magnifico scenario, adattandolo e trasformandolo a piacimento. Hanno attinto ispirazione dal nostro vulcano grandi autori (Pasolini, Straub-Huillet, Jean Epstein) e cineasti di maniera; ciascuno ha colto in esso le suggestioni che vi cercava: il mito, il mistero, il fuoco celeste o la spiritualità perduta nel mondo odierno, la natura orrida e verginale, oppure le intemperanze e le passioni della sua gente nell’incedere minuto del quotidiano. Il volume mette insieme, per la prima volta, una serie di riflessioni sulla cinematografia etnea e un’ampia costellazione di immagini documentarie e di fiction che si prestano a essere interpretate come momenti diversificati di approfondimento culturale o semplicemente come piacevole spettacolo di questo superbo attore che è l’Etna.
SOMMARIO
Presentazione
Pasquale Scimeca
L’Etna nel Cinema
L’Etna nel cinema muto
L’Etna nei cinegiornali L.U.C.E.
Il cinedocumentario e l’Etna
L’Etna di Ugo Saitta
Sotto il Vulcano
I figli dell’Etna. Vendetta di fuoco
Tra sacro e profano
Hölderlin, Empedocle e il fuoco celeste
Etna d’autore
L’Etna che non c’è
Giovanni Tomarcio, l’Etna negli occhi
La finestra di fronte: i catanesi e l’Etna
Appendice
“Dialoghetti” sul cinema e il teatro
Pier Paolo Pasolini
Il cinematografo visto dall’Etna
Jean Epstein
Testimonianze
Florestao Vacini, Paolo e Vittorio Taviani
Appendice fotografica
Il cinema di Vittorio De Seta/The film of Vittorio De Seta
a cura di Alessandro Rais, Catania 1996
cm 15x21, pagg. 384, 54 ill.
http://www.maimone.it/schedadinam1.asp?CodLib=19961
Vittorio De Seta nasce a Palermo nel 1923. Negli anni ’50 realizza dieci folgoranti documentari, che “occupano un... more
Vittorio De Seta nasce a Palermo nel 1923. Negli anni ’50 realizza dieci folgoranti documentari, che “occupano un posto eccentrico di straordinario rilievo nel cinema italiano del dopoguerra e rappresentano un energico e coerente progetto estetico di rinnovamento del documentarismo italiano”. Passa al lungometraggio con Banditi a Orgosolo, premiato a Venezia nel 1961. Cinque anni dopo, Un uomo a metà scatena furibonde polemiche: tra i pochi a difenderlo, Moravia e Pasolini. Dopo L’invitata (1969), realizza per la Rai Diario di un maestro, che nel 1973 viene seguito da 15 milioni di spettatori e suscita un acceso dibattito sul sistema scolastico italiano. Nel 1981 abbandona il cinema; dodici anni dopo torna dietro la macchina da presa con In Calabria. Nella storia del cinema italiano quello di De Seta, autore schivo e controcorrente, è un caso emblematico di “rimozione”. I suoi film, troppo spesso dimenticati, misconosciuti o fraintesi, vanno oggi restituiti ad una nuova e più matura visibilità. “Un riesame dell’opera [di un autore] al fine di sottrarla alle cristallizzazioni del giudizio critico, è una delle premesse indispensabili per la produzione di una nuova visibilità”, scrive Antonio Costa in uno dei saggi raccolti in questo volume che mira a un recupero integrale dei film di De Seta, quanto a una monografia che intende esprimere una ricchezza e una pluralità di punti di vista critici e di testimonianze, e insieme vuole ricapitolare (con un’ampia bibliografia selezionata e con un’antologia critica inframmezzata alle schede della filmografia, in appendice al volume) la storia parzialmente sepolta del dibattito critico cresciuto, negli anni, in ordine sparso attorno al cinema desetiano. Autori dei saggi sono: Jean-Louis Comolli, Vincenzo Consolo, Antonio Costa, Vittorio De Seta, Alberto Farassino, Goffredo Fofi, Marco Maria Gazzano, Luigi M. Lombardi Satriani, Michele Mancini, Ennio Morricone, Renato Tomasino.
SOMMARIO
Presentazione
Leonardo Pandolfo
Presentazione
Antonino Scimemi
Il cinema di Vittorio De Seta
Introduzione
Alessandro Rais
Il metodo verghiano in De Seta
Vincenzo Cunsolo
Il suono delle immagini
Vittorio De Seta
De Seta: la Grande Forma del documento
Alberto Farassino
La crisi e il silenzio
Goffredo Fofi
La pazienza di Vittorio De Seta
Luigi M. Lombardi Satriani
L’arcaico e la trasmissione della conoscenza
Marco Maria Gazzano
Il terzo escluso
Antonio Costa
L’influsso di Jung e il materialismo storico
Vittorio De Seta
A proposito di Un uomo a metà
Enni Morricone
Durate, finzioni e tagli nel tempo/set del Diario di un maestro
Michele Mancini
Ricordo di Bruno
Vittorio De Seta
La Sicilia di De Seta: cinema come antropologia del tempo
Renato Tomasino
In Calabria
Jean-Louis Comolli
Appendice
Biografia
Filmografia e antologia critica
Tracce fotografiche dal progetto della Vita di Paolo di Tarso
Bibliografia selezionata
A cura di Marcello Alajmo
Indice delle illustrazioni
Francesco Rosi
a cura di Sebastiano Gesù, Catania 1993
cm 21,5x30, pagg. 280,151 ill.
http://www.maimone.it/schedadinam1.asp?CodLib=19931
Una riflessione articolata e analitica della produzione cinematografica del grande regista del Salvatore Giuliano e... more
Una riflessione articolata e analitica della produzione cinematografica del grande regista del Salvatore Giuliano e dei Tre fratelli. L’impegno politico e sociale, lo sforzo culturale teso alla comprensione della realtà meridionale e alla coerenza intellettuale e morale di un anelito di trasformazione della dura esistenza degli uomini. Profondamente calate nella difficile materia dell’attualità, la produzione di Rosi appare, nelle monografie di questo volume, come consapevole tentativo di fare luce nel complesso mondo del potere con la forza della ragione e l’inoppugnabilità del documento. Articolato in due sezioni, una dedicata al cinema, l’altra alla Sicilia di Rosi, il volume raccoglie gli interventi di critici cinematografici e letterari, i quali tracciano il profilo artistico e culturale del regista, nonché il suo complesso legame con il mondo della letteratura siciliana contemporanea. Con i saggi di J. Gili, F. Bolzoni, T. Guerra e gli altri studi di critici letterari come A. Di Grado e F. Gioviale, arricchiscono l’opera gli interventi di Antonello Trombadori. Brevi schede filmografiche e un’intervista di S. Gesù allo stesso Rosi concludono il volume.
SOMMARIO
IL CINEMA DI ROSI
Rosi, un autore pertinace
Sebastiano Gesù
Contro la cultura della violenza
Francesco Bolzoni
Un uomo del sud
Jean A. Gili
Dieci proposte per un elogio a Francesco Rosi
Michel Ciment
Rosi e il tempo del sud
Gian Piero Brunetta
A proposito del Potere
Jean A. Gili
Le fonti letterarie del cinema di Rosi
Nino Genovese
Quando diventa esemplare il rapporto registra-compositore. Le musiche di Piccioni nei film di Rosi
Ermanno Comzio
Rosi nell’occhio dell’attore
Antonello Trombadori
Francesco Rosi e la critica americana
Gaetana Marrone
Con gli occhi di Rosi
Tonino Guerra
La luce e i mondo reale
Gore Vidal
Il cinema del malessere
Raffaele La Capra
Un autore di specie rara
Piero Piccioni
Quel 6 giugno ’87 all’ombra dei templi. Una morte «annunciata»… e premiata
Corrado Catania
LA SICILIA DI ROSI
Rosi, il siciliano
Intervista di Sebastiano Gesù
Quelli della banda Giuliano. L’apprendistato in Sicilia
Rosario Castelli
La memoria epico-lirica e i silenzi della storia. Note sulla struttura narrativa di “Salvatore Giuliano”
Fernando Gioviale
Il gattino, i cani e il catino. Riflessioni sul film “Il caso Mattei”
Massimo Cardillo
Il mistero “Lucky Luciano”
Claudio Camerini
Un gelsomino per l’Inquisitore. Da “Il contesto” a “Cadaveri eccellenti”
Antonino Di Grado
Il film: una macchina di connotazioni. Sulle differenze fra cinema e letteratura
Markus Vorauer
La bellezza della verità. Da “Salvatore Giuliano” a “Dimenticare Palermo”
Roberto Andò
SCHEDE FILMOGRAFICHE
La sfida
I magliari
Salvatore Giuliano
Le mani sulla città
Il momento della verità
C’era una volta
Uomini contro
Il caso Mattei
Lucky Luciano
Cadaveri eccellenti
Cristo si è fermato a Eboli
Tre fratelli
Carmen
Cronaca di una morte annunciata
Dimenticare Palermo
Bibliografia
Indice delle illustrazioni
Greek Cinema: Texts, Histories, Identities
Lydia Papadimitriou and Yannis Tzioumakis, eds.
Intellect, 2011
Covering the silent era to the present, this wide-ranging collection of essays examines Greek cinema as an aesthetic,... more Covering the silent era to the present, this wide-ranging collection of essays examines Greek cinema as an aesthetic, cultural, and political phenomenon with the potential to appeal to a diverse range of audiences. Using a range of methodological tools, the authors investigate the ever-shifting forms and meanings at work within Greece’s national cinema and locate it within the booming interdisciplinary study of European cinema at large. Designed for undergraduate courses in film studies, this well-researched volume fills a substantial gap in the market for critical works on Greek cinema in English.
The Greek Film Musical: A Critical and Cultural History
Jefferson: McFarland, 2006
The Greek film musical was the most popular film genre in Greece in the 1960s. The songs became instant hits, the... more
The Greek film musical was the most popular film genre in Greece in the 1960s. The songs became instant hits, the dances were performed at parties, and the fashions were imitated by people of all ages. Challenging assumptions that the Greek film musical was a culturally lacking imitation of Hollywood, this work examines the genre as a cinematic and historical phenomenon that condensed key social and cultural concerns of its time, and contributed to the development of a national popular culture in the light of the rapid Americanization of postwar Greece. During two decades characterized by affluence and upward mobility in Greek society, the musical expressed and reinforced the optimism of the times while capturing the tensions and contradictions that emerged as a result of rapid social changes.
Beginning with an introduction to modern Greece and cultural identity, the book locates the genre in its historical context and argues that it consists of different layers of cultural appropriation and transformation that redefine traditionally fixed notions of identity. Old Greek cinema is examined, the Greek musical is defined, and a number of key films are analyzed with particular emphasis on the style and structure of the musical numbers. The work concludes with a filmography of Greek musicals; lists of the annual outputs of the production companies Finos Films, Karagiannis-Karatzopoulos, Klak Films, and Damaskinos Michailidis; a glossary; and bibliographies in English, Greek, and French.
A Companion to German Cinema
http://media.wiley.com/product_data/excerpt/67/14051943/1405194367-40.
A Companion to German Cinema offers a wide-ranging collection of essays demonstrating state-of-play scholarship on... more
A Companion to German Cinema offers a wide-ranging collection of essays demonstrating state-of-play scholarship on German cinema at a time during which cinema studies as well as German cinema have once again begun to flourish.
* Offers a careful combination of theoretical rigor, conceptual accessibility, and intellectual inclusiveness
* Includes essays by well-known writers as well as up-and-coming scholars who take innovative critical approaches to both time-honored and emergent areas in the field, especially regarding race, gender, sexuality, and (trans)nationalism
* Distinctive for its contemporary relevance, reorienting the field to the global twenty-first century
* Fills critical gaps in the extant scholarship, opening the field onto new terrains of critical engagement
